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Marvel e Netflix: perché la collaborazione ha funzionato solo a metà

Alla luce delle ultime notizie relative alle serie Marvel sulla piattaforma di streaming, facciamo un bilancio provvisorio della loro produzione congiunta.

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Mentre la terza stagione di Daredevil va per la maggiore, non sono tutte rose e fiori per quanto riguarda la produzione seriale della Marvel su Netflix: già da mesi si sapeva che fosse improbabile una seconda stagione di The Defenders, mentre nelle ultime settimane sono state annunciate le cancellazioni di Luke Cage e Iron Fist, entrambe arrivate alla seconda stagione (è invece in arrivo la seconda di The Punisher e si sta lavorando alla terza di Jessica Jones). Tra polemiche sterili, con chi accusa Netflix di aver eliminato le due serie con protagonisti non bianchi (dopo che per Iron Fist ci fu l'accusa di whitewashing nonostante Danny Rand sia sempre stato caucasico nei fumetti), e complottismi su una possibile trasferta di tutte le serie della Casa delle Idee sulla piattaforma di streaming della Disney (altamente improbabile, dato che il servizio in questione, stando alle dichiarazioni ufficiali, avrà solo prodotti "per tutti"), cerchiamo di fare un bilancio provvisorio della partnership tra i due giganti dell'entertainment. Una partnership che, a nostro avviso, ha funzionato solo a metà. Ecco perché.

Un piano da seguire

Andando a ritroso, il primo problema si poteva riscontrare già quando è nato il progetto, con l'annuncio delle quattro serie individuali e del successivo crossover, sulla falsariga di ciò che la Marvel cinematografica aveva fatto con Iron Man e soci prima di The Avengers. Due operazioni simili, ma che in realtà si sono evolute in modo diverso: il ramo cinematografico ha puntato molto sui singoli film, in particolare il primo Iron Man, e solo in un secondo tempo ha confermato ufficialmente l'elemento crossover, permettendo comunque ai vari lungometraggi di avere un'identità propria (l'unico che ha sofferto un po' a livello di presagio degli eventi a venire è stato Iron Man 2); Netflix invece ha subito mostrato le proprie carte, esibendo un piano che ha deciso di seguire a tutti i costi, talvolta con effetti deleteri. Il difetto maggiore, in tal senso, riguardava proprio la scelta dei quattro personaggi: se l'idea era quella, più che encomiabile, di dare il giusto spazio a eroi le cui avventure possono avere dei toni troppo dark per le atmosfere più leggere dell'universo Marvel sul grande schermo, è anche vero che non tutti e quattro i Defenders si prestano a tale approccio. In particolare, gli elementi mitologici dai contorni apertamente fantastici di Iron Fist, con il protagonista dotato di poteri conferitigli dallo spirito di un drago (per farla breve), sono alquanto incompatibili con l'atmosfera "terra terra" che invece va bene per Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage (con annessa riflessione sulla questione razziale nell'America di oggi per quest'ultimo). Se a questo aggiungiamo, sempre per Iron Fist, un apparato action piuttosto sciatto e una caratterizzazione del protagonista che funziona solo se fa parte di un gruppo, non sorprende che gli abbonati di Netflix non abbiano accolto tutti i programmi Marvel con lo stesso entusiasmo.

Troppi episodi


Di recente anche i responsabili della programmazione di Netflix hanno ammesso che, a loro avviso, alcune serie della piattaforma hanno un numero eccessivo di episodi a stagione, specificando però che è lo showrunner (o, nel caso della Marvel, la casa di produzione) a decidere il numero di puntate. Con due eccezioni, le stagioni Marvel finora hanno avuto tredici episodi ciascuno. Si tratta di un'eredità delle tradizioni dei network da un lato (è il numero di puntate concesso alle nuove serie all'inizio, con la possibilità di aggiungerne altre in seguito per arrivare alla ventina di episodi che caratterizzano i canali generalisti) e delle emittenti via cavo dall'altro (salvo rare eccezioni, rimane il numero standard per una stagione, soprattutto per le serie drammatiche).

Un'imposizione che non ha tenuto conto del materiale a disposizione: dei quattro Defenders scelti per Netflix, solo Daredevil ha abbastanza storyline memorabili da giustificare un approccio simile, e anche in quel caso, nella seconda stagione, si è saggiamente deciso di spezzare la storia in tre filoni consecutivi (il Punitore, Elektra e la Mano). Gli altri tre eroi non hanno una storia editoriale sufficientemente potente, per motivi di vendite (le testate individuali di Luke Cage e Iron Fist non hanno quasi mai goduto di buona salute) o di cronologia (Jessica Jones è stata inventata nel 2001). Un tentativo di miglioramento c'è stato con The Defenders (otto episodi) e la seconda stagione di Iron Fist (dieci), ma il problema generale rimane.

E adesso?

Si vocifera di una chiusura graduale di tutte le serie Marvel su Netflix in vista di una possibile migrazione sul servizio di streaming della Disney che debutterà il prossimo anno. Un'ipotesi che ci convince poco, dato che ufficialmente quella piattaforma ospiterà solo materiale adatto alle famiglie (è già stato annunciato che i film vietati ai minori, compresi quelli della 20th Century Fox una volta completata l'acquisizione, andranno su Hulu). È molto più probabile che Netflix abbia preferito puntare sui programmi che funzionano, in particolare Daredevil che rimane una delle sue serie di punta, e rivedere la strategia per quelli che hanno avuto un impatto minore sugli abbonati.

Il ridimensionamento ottimale sarebbe unire i due eroi orfani in una serie (o anche un film, qualora Kevin Feige si interessasse) basata su Heroes for Hire, dove Luke Cage e Danny Rand lavorano insieme come guardie del corpo a pagamento. In ogni caso, a conti fatti, è stata fatta la scelta giusta, perché se la seconda stagione di The Punisher dovesse arrivare sulla piattaforma entro la fine del 2018 (in teoria no, ma non si sa mai), si tratterebbe di cinque serie Marvel nello stesso anno solare. Troppe, anche per i fan sfegatati della Casa delle Idee.