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Midnight Mass, la distruzione del Cristianesimo secondo Mike Flanagan

Dalla Genesi all'Apocalisse dell'essere umano attraversando l'ambiguità e la dicotomia della fede: il capolavoro Netflix dall'autore di The Haunting Of.

Midnight Mass, la distruzione del Cristianesimo secondo Mike Flanagan
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"Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscere la differenza".

La Preghiera della Serenità recitata da Padre Paul Hill (Hamish Linklater) nel quinto episodio della straordinaria Midnight Mass racchiude in sé l'ambiguità morale che corrobora la nuova creatura Netflix ideata dal genio di Mike Flanagan. La puntata in questione è un punto di svolta della serie, intitolata "Vangelo" perché, secondo il reverendo di Crockett Island, quella che sta rivelando al protagonista Riley Flynn (Zach Gilford) dovrebbe essere una "buona notizia". Ci troviamo qui oltre il giro di boa dello show nato da una profonda ispirazione kingiana e legato probabilmente a una lunga e personale riflessione dell'autore di The Hauning of Hill House (recuperate al seguente link la nostra recensione di The Haunting of Hill House) sull'orrore che si cela nella fede, in particolar modo quella cristiana. Ed è proprio nel Quinto Libro della Messa di Mezzanotte che tutta la dicotomia e il dualismo della religione si rendono totalmente protagonisti dell'opera, mettendo in risalto la chiave concettuale e di lettura della stessa.

Una decostruzione con distruzione in itinere del Cristianesimo come poche volte operata prima, verace e diretta, subdola e inquietante proprio come alcuni passaggi che compongono uno dei due Testamenti della Sacra Bibbia, il più Vecchio per l'esattezza, il primo e originale, in qualche modo il più "vero". Il tentativo è quello di approfondire proprio questa poderosa e incredibile disamina ideata da Flanagan sfruttando il corpo narrativo della serie, dunque il consiglio per chi non l'avesse ancora vista o terminata è ovviamente quello di non procedere oltre nella lettura dell'articolo, così da evitare ogni tipo di spoiler.

"Le cose che non posso cambiare"

Karl Marx sosteneva che la religione fosse l'oppio dei popoli, la morfina morale e spirituale per alleviare il dolore di un'esistenza carnale e fisica difficile e problematica. Parafrasando un po' il concetto del sociologo e filosofo, la fede rappresenta una via di fuga dal dolore, un modo di accettare le cose che non si possono cambiare.

Come sottolineato nella nostra recensione di Midnight Mass, nel caso specifico si possono citare in concreto tossiche dipendenze ed errori per Riley, malattia e rimpianto per il Reverendo Paul, ed è proprio attorno a questi elementi che ruota infatti in primis la distruzione formale del cristianesimo. Flanagan ci arriva attraverso un percorso logico-narrativo ricco di confronti e dialoghi, sfruttando costantemente le sacre scritture come giustificazione assoluta delle scelte del Reverendo, a cui lo stesso si rifà con astuzia e timore assecondando solo la voce della fede e non quella della coscienza. Di per sé, è l'atto di credere con assoluta convinzione e senza elementi concreti o pragmatici in qualcosa, e il percorso di un prete o di ogni esponente religioso parte tendenzialmente da una chiamata o una vocazione al sacerdozio con Dio, nonché dall'accettazione di una realtà invisibile che si presume essere vera. Avere fede significa navigare nel buio convinti dell'esistenza di un approdo. La brillante intuizione di Flanagan è allora quella di ribaltare questo assunto per addentrarsi in una vivida e ad aspra critica alla fede che diventa quasi "tifo", uno spasmodico e febbrile attaccamento a dei precetti considerati vitali nonostante l'aristotelica e proverbiale prova concreta che gli stessi stiano deviando in negativo la forza della ragione.

Ed è magnifico che l'autore decida di operare questa riflessione sfruttando un messo di Dio, riportandolo però alla sua vera dimensione umana e fallace, timorata e confusa, persino ipocrita, mettendolo poi in antitesi con Riley, protagonista divenuto ateo dopo aver scontato una condanna in carcere di quattro anni per aver ucciso colposamente una ragazza mentre guidava da ubriaco.

Non si possono fermare né reprimere lo scorrere del tempo, l'avvento di una malattia degenerativa, la colpa di aver tolto una vita, ma Flanagan prende tutte queste realtà cristallizzate e le frantuma mettendo in comunione i testi sacri del cristianesimo e il vampirismo, dando il primo e grande scossone alla confessione religiosa in esame e lasciando strisciare all'interno della Chiesa un peccato più mortale e oscuro di quello originale.

Ed è infatti assolutamente sconcertante come l'autore riesca a far combaciare alla perfezione molti dei passaggi biblici con i sintomi e le conseguenze di uno dei morbi di fantasia più letali e definitivi mai creati, scagionandolo dalla sua perfidia e rendendolo praticamente un dono mediante un'interpretazione corrotta ma vivida e sorprendente della fede. Le cose impossibili da cambiare, che sarebbero anche quelle che andrebbero accettate con serenità, improvvisamente diventano mutevoli, liquefacendo il solido senso della vita terrena e dei necessari compromessi per un cambio di stato che rende tutto più sfumato e allo stesso tempo ambiguo. E di tutto si tratta tranne che di un atto divino, esattamente come fu per il topo nella scatola di scarpe del Riley bambino: solo un inganno per rafforzare la fede.

"Le cose che posso cambiare"

Come spiegavamo in apertura, il quinto episodio di Midnight Mass ci è sembrato quello portante, il crocevia definitivo per comprendere a pieno il gioco d'incastri e parallelismi messo in piedi da Mike Flanagan.

Chiamandosi appunto "Vangelo", in sostanza l'autore sfrutta la puntata e un confronto diretto tra il Reverendo e Riley per spiegare le assurde scelte di Paul, che si scopre nel terzo episodio essere in realtà il Monsignor Pruitt però ringiovanito, lo storico parroco ottantenne di Crockett Island. Questo è stato possibile perché durante un pellegrinaggio in Terra Santa, affetto da una forma avanzata di demenza senile, Pruitt si è allontanato dal gruppo perdendosi nel deserto durante una terribile tempesta di sabbia. In difficoltà, davanti a delle antiche rovine precedentemente riemerse grazie a degli scavi, il Monsignore decide di rifuggiarsi al loro interno, scoprendole però abitate da una creatura demoniaca che lo assale per nutrirsi del suo sangue. Morente e delirante, Pruitt si convince che quel vampiro sia in realtà un angelo divino, cominciando a pregare e in quegli stessi attimi spingendo la creatura a nutrirlo con il proprio sangue, sostanzialmente infettandolo e facendolo tornare giovane e sano. Questo è il primo parallelismo con la parabola di Gesù Cristo, se non fosse che lo stesso - come raccontato nei Vangeli - resistette nel deserto per tre volte alle tentazioni di Satana, tra cui quella di "adorarlo in cambio di ogni cosa".

Se nella dottrina e nella narrazione morale biblica Cristo allontanò il diavolo e i suoi adescamenti, Pruitt viene suo malgrado costretto a una trasformazione, che incapace (o forse solo nolente) di comprendere con la ragione decide invece di interpretare con la fede, divenendo lui stesso il Messia di una lieta novella, colui che è stato salvato dall'Angelo di Dio, certo orrendo e angosciante ma dopotutto ogni personaggio contattato da un angelo è sempre stato spaventato ("la stessa Maria Maddalena fu intimorita alla vista dell'Arcangelo Gabriele", dice il Monsignore).

La sete di sangue e il relativo omicidio per dissetarla?: "Ebrei 9 14 - Quanto più il sangue di Cristo che con uno spirito eterno offrì se stesso e senza macchia a Dio purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente". Viene giustificato l'atto stesso di uccidere mediante l'asserzione di essere "il tramite di Dio" (assassini sono stati Paolo, Mosé, Giuseppe), il tornare giovani "è legato alla resurrezione del corpo, quando si tornerà allo stato di massimo splendore", l'assenza di rimorso perché "scelto come Apostolo di Cristo" e il bruciare alla luce del Sole è narrato nel Libro dell'Apocalisse, per permettere ai meritevoli di camminare in un mondo oscurato dall'Ira di Dio contro i peccatori e gli infedeli.

Queste sono tutte le bugie che Pruitt racconta a se stesso coprendosi pericolosamente dietro gli scritti sacri, pronti a discolpare con cognizione d'analogia ogni atto disumano dettato dal vampirismo e, anzi, arrivando addirittura a legittimarlo spiritualmente.

Tutto questo ha ovviamente a che fare con la strumentalizzazione che se ne fa (abbiamo parlato di qualcosa di simile nel nostro speciale sulla jihad in Dune), ma è altrettanto impressionante e vera la precisione dei collegamenti e soprattutto la risposta appassionata dei fedeli più di cuore, convinti e caritatevoli, pronti a un salto nel buio a occhi chiusi aggrappati solo a un credo senza verità. Pruitt cita infatti il Credo del Fuciliere parlando "della coscienza divina come dotazione standard dell'esercito di Dio", un ideale religioso per definizione, spiegando inoltre come lo stesso "Vangelo di nostro Signore, benché pieno d'orrore, sia tuttavia santo a motivo della meta a cui conduce, che è la resurrezione". Tutto è asservito a uno scopo che il Monsignore crede sia la volontà di Dio, la stessa che detta la morale che può essere cambiata al cambiare di suddetta volontà, decodificata a causa della sua stessa sfuggente ineffabilità secondo un criterio deviato ed egoistico. È così che le cose possono essere allora cambiate secondo Pruitt, seguendo non il predicato coraggio ma un infido tornaconto nato dalla più grade paura che paradossalmente ci rende vivi: quella della morte. E il Cristianesimo, in questo contesto, diventa solo un mezzo per un fine, tra i più esecrabili di tutti perché ammantato di atrocità ed efferatezze tutte redente dalla volontà dell'Altissimo, inafferrabile, inconoscibile, mutevole.

"La saggezza per conoscere la differenza"

È oltre la strumentalizzazione degli scritti e lo sfruttamento della fede che si arriva però alla vera saggezza, che Flanagan decide di incarnare nel personaggio di Riley. Essendo questo ateo e negando dunque l'esistenza di Dio, al netto di qualche tentennamento dovuto al suo ritorno sull'Isola, l'autore si pone in una posizione chiara e decisa nei confronti della confessione religiosa, che considera in qualche modo fuorviante e imprecisa, aperta a fraintendimenti perché scritta e veicolata dall'uomo, creatura mortale e mendace.

Anche Riley lo è, e proprio questa sua colpa e la breve condanna ricevuta per aver tolto - seppure involontariamente - una vita lo hanno convinto ad abbandonare la fede per credere nella scientifica certezza dell'oblio. Non è un caso che nell'episodio Lamentazioni proprio Riley parli della morte come di "un ultimo grande sogno prima dell'annullamento chimico", senza andare oltre, verso un'aldilà, senza citare inferni o paradisi di sorta. Solo la fine, che è poi quello che desidera per sopprimere definitivamente il suo rimpianto, consapevole di non avere più un futuro, una nuova vita lontano da Crockett Island.

Quando nel quinto e cruciale episodio, allora, Riley si risveglia ormai vampiro, morso e dissanguato dalla creatura portata sull'isola da Pruitt, con il monsignore impegnato a convincerlo del suo apostolato, di essere un prescelto, di abbandonare per sempre il senso di colpa e "accettare le cose che non può cambiare mettendo coraggio nel cambiare le cose che può", le sue certezze non vacillano, così come la sua umanità.

A differenza del Reverendo, Riley recepisce appieno la Preghiera della Serenità, facendo propria la morale della stessa pur distaccandola fermamente dalla fede nonostante quel suo sogno ricorrente, bloccato appena prima dell'alba su di una barca in alto mare, aspettando il sorgere del sole senza mai vederlo. Profetico, forse, ma è come se la coscienza, quella bussola morale di cui parlava Pruitt, avesse sempre indicato a Riley la strada da percorrere, la cosa giusta da fare anche nel momento di più grande smarrimento. Flanagan rende il protagonista il Giuda della situazione, che nella sua lettura "oscura" e ribaltata del Cristianesimo diventa al contrario una sorta di salvatore tradendo il messia Pruitt. Trova così la serenità di accettare le cose che non può ormai cambiare (essere divenuto un vampiro assetato di sangue), tira fuori il coraggio di cambiare quelle che può scegliendo chi essere e dimostra infine saggezza nel riconoscere la differenza tra bene e male.

È allora che matura deliberatamente la decisione di rimuoversi dall'equazione morendo da martire ateo, con un ultimo atto che afferma la sua totale devozione al pragmatismo e alla verità dei fatti, mostrando all'amata Erin Greene (Kate Siegel) la fine del suo incubo ricorrente e bruciando vivo davanti ai suoi occhi, trafitto da quell'alba che non riusciva mai a vedere, finalmente affrancato dal rimorso mentre la DMT (Dimetiltriptammina) lo getta in quell'ultimo grande sogno prima dall'addio.

Nessuna eternità per lui, sicuramente non una maledetta, certamente non del corpo come tanto agognata da Pruitt, al quale una lettera postuma di Riley ricorda uno dei passaggi essenziali e più di peso per l'uomo mortale: "Polvere siamo e polvere ritorneremo". Una verità che a dispetto delle frasi bibliche citate dal Monsignore non si apre in alcun modo a fraintendimenti, di per sé concreta dentro e fuori dal Cristianesimo, perché non serve alcuna fede, nessuna confessione religiosa, a renderla assoluta. Basta il tempo. E il tempo si misura con la scienza, non serve un credo a giustificarlo.