Mindhunter: la vera storia che ha ispirato la serie Netflix

Parliamo della nascita del profiling criminale negli anni '70, per conoscere a fondo la mentalità degli assassini seriali

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Gli appassionati di crime e thriller guardano alla figura del serial killer con un misto di orrore e fascino, come fanno i bambini con l'orco o il lupo cattivo. La paura, sentimento atavico che ci accompagna istintivamente dall'alba dei tempi per proteggerci, si intreccia con la volontà di capire queste figure così enigmatiche, perché scovare la malvagità in ciò che ci circonda può essere un'ottima difesa. Forse è questo che ha mosso il giovane Holden Ford, protagonista della serie tv Mindhunter, a studiare così a fondo i comportamenti criminali, un po' colto da un fascino quasi morboso di fronte alla particolarità di questi individui, un po' convinto di proteggere la società, analizzando la psiche degli assassini seriali e limitandone le azioni. Forse non tutti sanno che Ford, interpretato da Jonathan Groff, si ispira alla figura di un reale "cacciatore di serial killer", un profiler particolarmente noto in America di nome John Douglas. In attesa dell'uscita della seconda stagione di Mindhunter, in arrivo su Netflix il 16 agosto, ecco la vera storia da cui è tratta queste cruenta e affascinante serie tv.


Gli anni ‘70 e la nascita della profilazione criminale: l'intuizione di John E. Douglas.

È dalle intuizioni che nascono le più grandi scoperte della storia, da singole menti che al momento giusto hanno avuto l'idea azzeccata. È così anche per la vicenda che ha ispirato Mindhunter, cominciata con un giovane uomo che sarebbe diventato, con gli anni, una personalità importante negli studi di criminologia: John E. Douglas. Le analisi che lo hanno portato a interrogare i più noti criminali seriali degli anni ‘70-80 hanno dato vita al memoir Mindhunter: La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano, che a sua volta ha rappresentato la base ideale per la nascita di una serie tv angosciante e feroce, prodotta nel 2017 e diretta tra gli altri da David Fincher.
Lo scenario nel quale si muove l'autore del libro è quello degli Stati Uniti degli anni ‘70, periodo in cui l'analisi psicologica dei criminali ancora non era una pratica molto seguita. Impiegato nell'FBI come negoziatore, Douglas iniziò a intuire che dietro alle azioni di alcune tipologie di criminale violento esistono degli schemi di comportamento precisi, e si interessò in particolar modo alle motivazioni di alcuni gesti crudeli. Si rese anche conto che ad accomunare molte tipologie di crimine c'erano un modus operandi e una firma, rispettivamente un modo di agire dipendente da alcune variabili e uno schema fisso che individua il comportamento rituale di un criminale. Proprio nello studio della firma Douglas intravide la possibilità di analizzare a fondo le attitudini criminali di un individuo, con lo scopo di prevenirle.

L'esperienza come negoziatore lo portò a Quantico, dove venne impiegato come consulente nei casi di sequestro. In seguito iniziò a lavorare come istruttore all'Unità di Scienze Comportamentali (BSU: Behavioural Sciences Unit), ancora poco preparata per gli studi che Douglas avrebbe voluto portare avanti.
Presso l'Unità cominciò a mettere a frutto la propria intuizione, a studiare (e insegnare) le caratteristiche delle scene del crimine, la psicologia criminale, i moventi, le tipologie di vittima (importanti tanto quanto le categorie di aggressore e disciplina oggi conosciuta con il termine di vittimologia) e molti altri particolari relativi ai gesti violenti di un criminale.
Attorno a lui e al suo collaboratore Robert Ressler (che nella serie ha ispirato il personaggio di Bill Tench), cominciò a nascere un nuovo tipo di analisi, che venne impiegata con un successo altalenante su una categoria di criminale che in quegli anni stava iniziando ad emergere e che prese il nome di serial killer.

Un nuovo assassino, una nuova analisi

Non molti presero in considerazione l'interesse di Douglas per il profiling psicologico degli assassini seriali, ma lui continuò per la propria strada, decidendo di interrogare i criminali da lui studiati ancora vivi e in carcere, così da comprenderne il background, gli istinti e le motivazioni. Con il parere contrario di colleghi e dirigenti, John Douglas e Robert Ressler iniziarono così la loro discesa negli inferi psicologici dei più grandi serial killer dei loro tempi, tra criminali sessuali e sadici assassini.
In diversi anni Douglas raccolse numerose testimonianze che gli permisero di approfondire la nuova scienza della profilazione criminale, ma anche di avvicinarsi personalmente (e, come vedremo in particolare nella serie tv, con una fascinazione quasi morbosa) a menti acute e pericolose.
Mindhunter esplora con cura il legame tra Holden Ford e i serial killer da lui studiati, un rapporto che si forma inevitabilmente tramite l'analisi dei pensieri di questi ultimi, che ammalia il giovane profiler ma che non lo allontana dal proprio obiettivo di catalogare crimini e criminali per aiutare le forze dell'ordine a combatterli, ancora prima che essi possano sfogare i propri istinti.

Mindhunter: quando i mostri sotto al letto sono reali

Seguendo le indagini di John Douglas e la sua esperienza nel dipartimento di Scienze Comportamentali, la prima stagione di Mindhunter ci conduce assieme a Holden Ford nella mente di alcuni criminali seriali che negli anni ‘70 hanno seminato il panico negli Stati Uniti. Tra questi spicca per crudeltà e sadica fantasia Ed Kemper.
Sembra un gigante, Ed, e come la gran parte dei giganti ha un atteggiamento cordiale, quasi pacioso, ma anche un passato di indicibile violenza, che svela la reale natura di questo uomo massiccio e apparentemente tranquillo. Edmund Emil Kemper III, definito dai conoscenti Big Ed e dai media Co-Ed Killer (Il Killer delle Studentesse) arriva da una storia familiare difficile a causa del divorzio dei genitori e soprattutto del rancore che la madre nutriva nei confronti degli uomini, e che riversava sul figlio. Nonostante l'aspetto bonario, Ed con i familiari ha sempre dimostrato un carattere piuttosto difficile, che in seguito si trasformò in una vera e propria ossessione per la decapitazione.
Dapprima sfogando i propri istinti sugli animali, poi sugli esseri umani, Ed Kemper uccise i nonni, trascorse un periodo di carcere e venne rilasciato a 21 anni. La fedina penale di nuovo pulita non fermò però i suoi oscuri pensieri, che trovarono nuovamente sfogo (e stavolta secondo una serialità e un modus operandi) su numerose studentesse modello, tramite l'omicidio, la mutilazione e la necrofilia. La "fortuna" di John Douglas/Holden Ford è stata il fatto che Ed ha sempre parlato con una certa passione dei propri delitti durante gli interrogatori, basando i propri racconti su competenze psicologiche e aiutando i profilera comprendere molti altri serial killer. Sembra paradossale, ma il primo sogno di Ed era di fare il poliziotto.

Ed Kemper non fu l'unico omicida studiato da Douglas e collega. Mindhunter esplora con uno sguardo cupo anche le azioni di Jerry Brudos, killer feticista e necrofilo che uccise quattro donne, di Richard Speck, condannato per rapimento, stupro e omicidio ai danni di alcune studentesse di infermeria, e di un killer non ancora identificato, ma che potrebbe ispirarsi a Dennis Rader, il BTK Killer (Bind, Torture and Kill) che agì tra gli anni '70 e '80. Il suo coinvolgimento anche nella seconda stagione è molto probabile.
Quest'ultima, in arrivo su Netflix il 16 agosto, rappresenterà un approfondimento ancora più inquietante di alcuni tra i serial killer più famosi dell'età moderna. Vedremo infatti David Berkowitz (il famigerato "Figlio di Sam"), coinvolto tra il 1976 e il 1977 in una serie di omicidi a danno di coppie di fidanzati; ma soprattutto vedremo Holden Ford affrontare uno dei simboli stessi del male, al tempo stesso temuto, odiato e ammirato da chi lo considerava un grande predicatore: Charles Manson. Nella prima stagione di Mindhunter, Manson rappresenta per Holden Ford un punto di interesse fondamentale nello studio dei killer seriali e probabilmente vedremo il profiler interagire con lui durante uno dei suoi interrogatori. Non resta che attendere pazientemente il 16 agosto per ritrovare su Netflix Ford e la sua squadra e per rituffarci in un'atmosfera tetra che risulta ancora più agghiacciante al pensiero che non deriva dalla semplice fantasia del suo creatore.

Qualche piccola curiosità

John Douglas non è solo autore di successo di molti saggi di criminologa, ma è stato di ispirazione per molti prodotti letterari e cinematografici. Pare che Jack Crawford, personaggio nato dalla penna di Robert Harris e ricorrente nei romanzi dedicati ad Hannibal Lecter, sia ispirato proprio a Douglas, mentre alcuni profiler della serie tv Criminal Case sono stati creati pensando proprio a lui.
Anche alcuni dei serial killer presenti in Mindhunter hanno avuto un impatto sulla cultura di massa. Sebbene l'ispirazione principale di Buffalo Bill ne Il Silenzio degli innocenti derivi dal terribile Ed Gein, anche le azioni di Jerry Brudos hanno avuto un ruolo nella creazione del personaggio.
Nella serie tv antologica American Horror Story, si racconta brevemente l'omicidio di alcune studentesse di infermeria a opera di un killer, che potrebbe ispirarsi a Richard Speck.

FONTI

- Douglas J., Olshaker M., Mindhunter. La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano, Milano, Rizzoli, 1996.
- Newton M., Dizionario dei serial killer. Una panoramica senza precedenti sugli omicidi seriali dall'antica Roma ai giorni nostri, Roma, Newton & Compton, 2000.
- Lucarelli C., Picozzi M., Serial Killer. Storie di ossessione omicida, Milano, Mondadori, 2003.