New Girl: storia e successo di una comedy da riscoprire

Diamo un attento sguardo a una delle sit-com più seguite degli ultimi anni, raccontando l'impatto della sua uscita e l'eredità lasciata dopo il suo finale.

New Girl: storia e successo di una comedy da riscoprire
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Nel vasto novero di sit-com e serie comedy degli ultimi tempi, New Girl ha spesso vissuto nella penombra, eppure esaltata da una fetta di fan molto affezionati. La produzione, nata nei primi anni del 2010, ruotava intorno al personaggio principale interpretato da Zooey Deschanel, allora astro nascente dopo il successo di produzioni come 500 Giorni Insieme: l'attrice, produttrice e cantante è stata non solo il volto da copertina di un progetto completamente nuovo, ma si è spesa in prima persona per tutta la durata della serie fino a esser coinvolta nella produzione degli episodi.

La sua "Jess" è stata la punta di diamante di uno scalmanato gruppo di inquilini che ha saputo intrattenere per diversi anni milioni di spettatori, mescolando l'arguzia degli autori al talento degli interpreti. New Girl non rappresenta solamente un segmento importante della recente storia della comedy americana, ma è stata anche una delle prime opere a tracciare la rotta verso un cambiamento nel modo di raccontare e comunicare attraverso il medium televisivo. Ora che lo show è interamente disponibile nel catalogo Disney+, insieme alle altre uscite Disney+ di maggio, non dubitiamo che continuerà a conquistare sempre più spettatori grazie al suo stile leggero e inconfondibile. Per chiunque sia in cerca di una comedy ben realizzata e adatta per qualsiasi situazione, così come per chi non vede l'ora di recuperare alcuni episodi, ecco le principali conquiste che rendono New Girl una serie da recuperare.

Una sitcom corale

Dando voce a un segmento importante di spettatori che questo genere tende molto spesso a sottostimare, quello che poteva facilmente essere un one-woman show incentrato sulle buffe stramberie di Jess e sul suo fascino particolare si è invece evoluto in una serie corale in cui anche i nuovi inquilini della protagonista - il Nick di Jake Johnson, lo Schmidt di Max Greenfield e il Winston di Lamorne Morris - facevano la loro parte nel "normalizzare" le stramberie della vita, sfruttando con allegria gli stereotipi di genere e rinfrescando molte delle classiche dinamiche da sit-com.

New Girl ha così approcciato il pubblico di tutto il mondo fornendo uno spaccato leggero e godibile di un gruppo di squattrinati amici alle prese col riordinare le proprie vite, costruendo uno dei cast più azzeccati e coesi del decennio appena trascorso. Col passare delle stagioni, lo show e i suoi autori hanno acquisito sempre più consapevolezza del proprio potenziale: questi ultimi, capitanati da Elizabeth Meriwether, sono stati tanto arguti quanto sagaci nel cogliere l'opportunità per distinguersi dagli altri capisaldi del genere, conquistando così 4 candidature agli Emmy e 3 candidature ai Golden Globe.

Tempismo perfetto

Dopo un debutto caratterizzato da parecchie discordanze in patria - un successo, quello del 2011, importante nei numeri ma mai veramente considerato dalla critica, visto anche l'andamento altalenante degli ascolti sul lungo periodo - New Girl è riuscita a trovare una sua dimensione in un periodo in cui serie di quel tipo riuscivano raramente ad abbracciare più di una nicchia. Il 2011, così come molti degli anni vicini, sarà sempre ricordato come il periodo della transizione verso la TV che oggi conosciamo, fatta di streaming, maratone e binge-watching.

I primi episodi della serie prodotta da Fox uscivano infatti quando la NBC stava dando il suo ultimo saluto alla fenomenale Community di Dan Harmon, ormai alla sua ultima stagione (potete recuperare Community su Netflix). Non è certo una coincidenza che New Girl abbia poi raggiunto un immediato successo: un'aggressiva campagna pubblicitaria, incentrata sul rendere Zooey Deschanel un'icona di femminilità simpatica e onesta (da qui il termine "adorkable" tanto usato nelle promozioni e negli spot), e la mancanza di concorrenza in un panorama dominato dalle nicchie (era il tempo di 30 Rock, Parks & Recreation e The Office) hanno permesso alla serie di prendersi una buona fetta di pubblico tra i generalisti e gli appassionati.

Un prodotto giusto, insomma, al momento giusto: leggero quanto basta, con una gestione episodica e non troppo impegnativa dal punto di vista narrativo. Lo show si è fatto portavoce di un'ironia urbana che strizza l'occhio ai nerd e alla pop culture di quegli anni, creando un mix difficile da battere al tempo della sua uscita. Occupando con forza un posto al fianco degli spettatori che vivevano il passaggio da una tv fatta di attese e interesse crescente a quella dell'immediatezza e del digitale, New Girl non ha solamente influenzato la struttura e le tecniche narrative del genere, ma ha anche scardinato l'idea di una comicità solamente satirica portando nuovamente l'attenzione sulle emozioni e sulle idee. All'alba di un'evoluzione epocale da parte del medium e di una conseguente evoluzione culturale per ogni spettatore, il divertimento e la leggerezza della serie si sono rivelati le armi vincenti in un periodo fatto di scommesse e opportunità da cogliere al volo.

Inquilini, amici e molto di più

Come in ogni sit-com che si rispetti, il focus sui personaggi principali deve creare la giusta alchimia non solo fra i vari interpreti, ma anche tra cast e spettatore. Avere personaggi interessanti e simpatici è una qualità imprescindibile sulla quale New Girl ha puntato sin dal primo episodio, creando un gruppo d'amici variegato e apprezzabile sotto molti punti di vista. Tra i coinquilini sussiste un legame molto stretto che si evince sin dalle prime puntate, tra battute e cenni più o meno evidenti, flirt e potenziali relazioni. In una serie che intende concentrarsi sui protagonisti, sui loro sentimenti e sulla loro intimità (sessuale e non) la presenza di una o più coppie è un must ma anche un cliché.

Questo aspetto è stato particolarmente analizzato nel corso delle varie stagioni, e seppur i classici tira e molla fra le varie coppie che si verranno a formare potrà spesso apparire leggermente ridondante, il cuore con cui molti eventi vengono gestiti e affrontati riesce a sopperire ogni cenno di pesantezza. Non solo amore in senso lato, ma anche amicizia e genere visti sotto l'occhio attento di chi sa quanto possa esser potente la comunicazione di una sit-com.

Il più grande pregio di New Girl è quello di esser riuscita a raccontare con onestà la goffaggine insita in ognuno di noi, scardinando il machismo o l'iper-femminilità di cui molti standard sociali si fanno promotori. Pur con le semplificazioni del caso dovute al genere, lo show Fox è probabilmente la comedy che meglio è riuscita a raccontare in un contesto allegro, abbellito ma mai fasullo i problemi dei giovani adulti di oggi, quegli individui a cavallo tra i 25 e i 35 anni che compiono le scelte più importanti per il prosieguo delle proprie vite. Proprio intorno ai personaggi e al contesto tendenzialmente positivo della serie, gli autori hanno avuto il grande merito di distaccarsi dagli stereotipi in maniera molto intelligente, creando un piccolo cult comico controcorrente.

Un fenomeno "gender-disoriented"

Questa tendenza creativa ha dato veri e propri spunti di riflessione sociologica sull'idea di genere e sulla percezione di genere all'interno dei contesti misti. Del resto, è ben noto quanto la società imponga standard a cui far riferimento, così com'è ben noto il gioco che le comedy adottano sfruttando a loro vantaggio gli stereotipi per lasciare il segno con la loro ironia pungente. Un esempio molto frequente, soprattutto nel mondo dei media audiovisivi, è lo stereotipo sociale secondo cui le donne vadano viste come "sesso debole", con una fragilità e un'emotività totalmente opposta alla fredda logicità degli uomini.

New Girl, in quello che probabilmente è il suo aspetto più affascinante, non rinforza mai gli stereotipi ma sfrutta invece il concetto di genere per disfarlo davanti agli occhi dello spettatore. La battuta e l'ironia, a volte anche la messa in ridicolo di certi comportamenti, decostruisce e demolisce ogni preconcetto in maniera simpatica e intelligente, permettendo anche allo spettatore meno attento di comprendere l'assurdità di certe imposizioni sociali. La stessa Jess prende molti dei preconcetti legati alla femminilità e li stravolge completamente, ponendosi in maniera totalmente libera nell'accettare le proprie fragilità senza per questo essere etichettata come debole o meno forte di un uomo.

Il pubblico femminile troverà in personaggi come Jess e Cece dei ruoli molto apprezzabili e colmi di sfaccettature da analizzare, ma soprattutto dei modelli positivi anche nel mostrare i rispettivi difetti. Il pubblico maschile, d'altro canto, potrà godere di una visione della mascolinità priva dei suoi caratteristici pesi, decostruita e osservata con attenzione in tutte le sue problematiche tossiche nel corso delle varie stagioni. Quando i personaggi maschili tentano di cimentarsi in attività tipicamente mascoline, finiscono spesso per mettersi in ridicolo, per poi comprendere che non hanno alcun bisogno di compiere determinate azioni o adottare certi comportamenti per sentirsi realmente uomini. Che siano le crisi emotive di Schmidt o l'immaturità di Nick, i comportamenti che verrebbero facilmente etichettati come femminili vengono invece spesso mostrati come abitudini maschili per i personaggi della serie, così da scardinare e stravolgere ogni preconcetto davanti gli occhi e il giudizio di chi osserva.

Una delle conferme maggiori in questo senso è data da un elemento ricorrente negli episodi, il "barattolo dell'idiota", all'interno del quale bisogna mettere denaro ogni qualvolta un inquilino scade in un commento offensivo o sessista. Ma anche nel caso dei doppi standard lo show fa un gran lavoro, mostrando attraverso l'evoluzione dei vari personaggi il messaggio di equità che intende veicolare - un esempio emblematico vede Jess chiedere alla sua migliore amica Cece, dopo una notte brava, "Perché le donne devono essere giudicate poco di buono quando tornano a casa al mattino, mentre per gli uomini si tratta soltanto di tornare a casa?". Fra le fondamenta delle serie comedy si sono sempre trovati gli stereotipi, ma New Girl evolve il dialogo sulle politiche sessuali e di genere a proprio piacimento, allargando le vedute e mettendo a nudo l'inutilità di certi preconcetti o l'inadeguatezza di certe considerazioni.

Un'adorabile eredità

Conclusosi dopo 7 stagioni colme di eventi, amori, relazioni e sviluppi, New Girl ha vissuto un'innumerevole quantità d'alti e bassi senza però mai perdere il suo spirito e il suo cuore. Lo show ha raggiunto il suo finale in maniera coerente, apprezzabile e si è garantito un elevato tasso di rewatchability anche nell'era dei servizi streaming. Chi cerca una produzione che possa far sorridere, che possa far emozionare e lasciarsi guardare in totale armonia, da soli o in compagnia, troverà in New Girl tutto ciò di cui ha bisogno: un cast interessante, una direzione competente e una produzione d'alto profilo riusciranno senza difficoltà a protrarre la visione e a far tornare anche i più scettici di tanto in tanto.

Con 146 episodi all'attivo e una struttura facilmente fruibile senza particolari collegamenti narrativi, c'è un ampissimo ventaglio di possibilità sia per chi intenda recuperarla in toto sia per chi intenda scoprire gli episodi più apprezzati della serie. La completezza globale di New Girl crea un lascito importante e permette di trascorrere il tempo in maniera leggera affezionandosi a ciascun personaggio, riconoscendosi nelle sue stranezze e nelle sue fragilità. Per quanto fugace, il senso di leggerezza che il colorato mondo di New Girl riesce a trasmettere ogni 20 e poco più minuti rimarrà sempre una di quelle sensazioni di cui non poter fare a meno, o alle quali voler tornare anche quando ci si sente più giù. Commedia, ma anche compagnia, nel segno di tutte quelle sensazioni positive che, in un modo o nell'altro, come nella vita, ci spingono a restare o a tornare dove siamo stati bene.