Perché Issa Lopez ha salvato True Detective

La nuova showrunner è finalmente riuscita a costruire sulle ottime fondamenta di Pizzolatto un racconto che fosse ricco, sfaccettato e soprattutto moderno.

Perché Issa Lopez ha salvato True Detective
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True Detective è sempre stata un gran caos. Dagli albori di uno show diventato iconico grazie ad un fascino quasi inesplicabile, tutto basato sulle lunghe riflessioni filosofiche e su un'indagine che affondava spesso nel paranormale, si è arrivati alle evoluzioni di stagioni prima troppo sperimentali e poi sostanzialmente derivative (potete ancora recuperare la nostra recensione di True Detective 3). Ancora oggi, a ormai dieci anni dalla prima volta in cui abbiamo accompagnato Pizzolatto nella sua peculiare visione del giallo, e nonostante un passaggio di testimone in cabina di regia lo show rimane un gran caos, vista la netta divisione venutasi a creare in seno al pubblico.

Tra una critica che lascia piovere elogi sulla nuova gelida incarnazione dello show (eccoci con la recensione di True Detective Night Country) ed una frangia di appassionati che ha accolto come un tradimento il passaggio all'altro spettro della sessualità, HBO non ha voluto sentire ragioni ed ha fatto quello che ogni azienda interessata al proprio tornaconto avrebbe fatto: visti i numeri da capogiro registrati dall'ultima stagione, True Detective è stata rinnovata ed Issa Lopez sarà ancora showrunner. Un colpo al cuore per Pizzolatto ed i suoi sostenitori, un'ottima notizia per chi ha seguito le ultime indagini tra i ghiacci col fiato sospeso, una delle serie più chiacchierate di sempre ha acceso un dibattito che non accenna a placarsi.

Il mondo nuovo sa molto di vecchio

Come in uno degli innumerevoli futuri distopici immaginati dalla corrente cyberpunk, la modernità ci ha sorpresi ad affannarci per stare al passo con tecnologie avanzatissime nonostante l'etica comune sia rimasta pressoché impantanata al Novecento.

Sia guardando alle guerre vere combattute con missili e soldati, che a quelle figurate di un confronto sociale ormai insostenibile, l'ampia risonanza fornita dai social network ha fatto esplodere con violenza conflitti che in realtà si protraggono da un secolo, polarizzando le opinioni secondo un estremismo che è ormai diventato la parola d'ordine della nostra società. L'industria dell'intrattenimento, da sempre molto attenta a cavalcare le mode dei tempi in barba ad ogni responsabilità civile, negli ultimi anni ha scelto di sfruttare i movimenti che lottano per la parità dei sessi in ogni aspetto della vita, rendendoli così rumorosi che in molti hanno cominciato a sviluppare una forma di contrasto ideologico nonostante non siano davvero misogini od omofobi: l'ampia frangia di pubblico che rigetta a prescindere ogni declinazione femminista del medium cinematografico ha trovato nell'ultima stagione di True Detective il nemico perfetto da combattere, capitanata da un Nic Pizzolatto che senza freni ha attaccato Issa Lopez ed i suoi collaboratori.

Appoggiando le feroci critiche degli utenti che scrivevano sul suo profilo, il creatore della serie ha definito stupidi gli snodi narrativi delle ultime puntate, tenendo a precisare come lui non abbia dato alcun input sulla creazione della trama, causando le reazioni piccate di un'Issa Lopez che inizialmente aveva commesso l'errore di ridurre il dibattito ad un rigurgito maschilista prima di ritrattare ed esternare un'opinione più pacata e benevolente. Purtroppo per lei il popolo di internet non dimentica, e le sue espressioni estremiste hanno definitivamente diviso gli spettatori tra chi odia fino al midollo Night Country, e chi invece lo adora senza riserve e non vede alcun difetto nella sua costruzione.

Andare oltre la visione

La stessa ideazione dello show cavalca quella che è di fatto un'antitesi perfetta della prima storica stagione (noi abbiamo definito la prima stagione di True Detective come l'unico problema della serie) accendendo il contrasto tra la calda Louisiana ed il freddo dell'Alaska, ma soprattutto tra una coppia di detective che nel 2014 era virile ed ottusa, mentre quella del 2024 è donna e vendicativa.

La netta polarizzazione che si poteva leggere dando una scorsa sommaria alla trama, e che ha scatenato le ire di chi si sentiva padrone assoluto del format, si dimostra però ben più sfumata grazie al lavoro di una writing room che non hai mai avuto intenzione di calpestare i magnifici ricordi di quelle prime puntate. Pescando a piene mani dall'immaginario venutosi a creare con le indagini di Rust e Martin, infatti, Night Country non si è accontentata di citare la genesi della saga spiattellando qualche spirale sullo schermo ed un paio di spunti paranormali, ma ha interiorizzato quei simbolismi riadattandoli ad un nuovo scopo ed approfondendoli come non era successo nemmeno con la prima season. Nonostante i pregiudizi che vogliono il cinema "maschio" come diretto e quello "femmina" più riflessivo, la visione di Issa Lopez si è dimostrata nettamente più materiale rispetto a quella improntata da Pizzolatto nel 2014, perdendo forse qualche punto in termini di fascinazione ma guadagnandone molti con la capacità di catturare gli spettatori grazie alle sortite in altri generi.

Il tempo visto come un disco piatto, ad esempio, non è più soltanto il pretesto per il monologo nietzschiano di un protagonista disilluso, ma diventa elemento cardine di una trama che si sviluppa e si conclude proprio grazie alle numerose sovrapposizioni temporali, quasi ad accarezzare i limiti della fantascienza. Allo stesso modo la già citata spirale supera i confini dell'astrazione e si fa carne e (soprattutto) ossa, stuzzicando una vena orrorifica lovecraftiana che lascia al tempo stesso ampi spazi alle storie di fantasmi, con le loro apparizioni agghiaccianti ed i continui sussurri nel vento gelido dell'Alaska.

L'interpretazione data da Lopez del fenomeno True Detective si è dunque basata sulle fondamenta create da Pizzolatto, ma la showrunner si è posta l'obbiettivo di ammodernare la narrazione slegandola da quei leitmotiv filosofici che la inchiodavano fuori dal tempo, lasciando sbocciare argomentazioni che ormai ci toccano tutti: si è già fin troppo dibattuto sulla denuncia alla violenza di genere, motore e snodo centrale dell'intera stagione, ma in tanti hanno soprasseduto sull'analisi delle psicologie mentali, sull'elaborazione del lutto, sui temi ecologisti che pure sono alla base dell'intero racconto.

Lo stesso dibattutissimo finale è stato preso di mira dai detrattori che ne hanno visto un manifesto politico, sebbene non sia che la nuova incarnazione di un grande classico del genere poliziesco, che preferiamo non riprendere qualora qualcuno non avesse ancora visto l'ultimo episodio.

Saper riconoscere le tossicità

Night Country non è perfetta, ed alcuni passaggi narrativi potevano essere gestiti meglio (con la scelta di proporre sei episodi che forse si è rivelata troppo restrittiva), ma i facili estremismi stanno cercando ancora una volta di abbattere un prodotto sulle basi ideologiche e non di merito, anche a causa di due autori che non stanno facendo nulla per riportare la discussione nei campi dell'obbiettività.

Nell'invito ad analizzare con freddezza la tanto vituperata questione sessuale dello show, bisogna pur partire dalla caratterizzazione dei personaggi presenti in scena: oltre alle due protagoniste - donne, assolutamente, ma mai esaltate a ruolo di eroine senza macchia - si affiancano numerosi uomini dalle diverse sfaccettature. Compagni invischiati in una relazione intricata, colleghi fin troppo giovani per avere un figlio, superiori interessati alla giustizia ma anche alla loro futura carriera politica: persino gli "antagonisti" di Night Country si dimostrano complicati più che cattivi, mossi da motivazioni comprensibili e comunque capaci di custodire un nucleo amorevole sotto la durissima scorza esteriore. Quella di Issa Lopez non è dunque una visione integralista delle disparità sessuali (su queste pagine sappiamo riconoscere le storture del radicalismo, come successo con la recensione di Inventing Anna), nonostante mantenga sempre l'obbiettivo puntato sul lato "rosa" della questione, che è obbiettivamente quello più oltraggiato dalla nostra società. Al contrario, com'erano le donne della prima stagione di True Detective? Mogli ed amanti che lasciano un ricordo sullo schermo solo con la loro sessualità, oppure vittime presto dimenticate di una setta che le utilizzava come carne sacrificale. Decretare che Night Country è troppo femminista implicherebbe l'offensivo maschilismo del primo True Detective, ma le critiche da questo punto di vista sono sempre monodirezionali e nessuno si chiede il perché.

Andando oltre le questioni sociali, la trasformazione della creatura di Pizzolatto si avverte anche in una trama che non si fossilizza su un disperato nichilismo, ma sboccia con molta grazia in un epilogo agrodolce e dalle molteplici interpretazioni. Scevro dalle pesantissime elucubrazioni filosofiche dei primi giorni, True Detective si è dunque fatto immediato senza perdere il suo tocco ultraterreno. Dopo due stagioni a dir poco altalenanti, quasi trascinate dai loro cast sensazionali contro trame dimenticabili, Night Country ha dato nuova vita ad uno show maledetto guadagnandosi a pieno merito il rinnovo con degli ascolti sensazionali.

L'ultima iterazione è stata idealmente complicata, combattuta dentro e fuori dallo schermo, ed ha suscitato numerose discussioni che segneranno di certo anche il futuro dello show: a conti fatti True Detective rimane il gran caos che è sempre stato, ed è questa la vera firma di un'opera che grazie ad Issa Lopez è finalmente tornata ad essere una visione obbligata per tutti gli appassionati di serie televisive.