Preacher: perché recuperare la serie disponibile su Prime Video

Finalmente disponibile in Italia anche la quarta stagione della serie tratta dall'omonimo fumetto di culto. Vi spieghiamo perché non dovete perdervela

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Dopo poco più di tre anni sta per concludersi Preacher, serie trasmessa da AMC negli Stati Uniti e disponibile su Amazon Prime Video in Italia. Quattro stagioni (la quarta è attualmente in corso negli USA, con i primi due episodi disponibili da noi su Amazon), per un totale di 43 episodi a base di sesso, violenza, vampirismo e blasfemia: in altre parole, un prodotto dissacrante (quasi) quanto il fumetto di partenza, un concentrato di follia che traduce abbastanza fedelmente la scrittura politicamente scorretta di Garth Ennis (autore anche del fumetto che ha ispirato The Boys, nonché di svariati memorabili cicli di The Punisher). In occasione del debutto dell'ultimo ciclo di episodi, e nell'attesa del gran finale che, almeno in base al trailer, promette un viaggio "fino alla fine del mondo", ecco i principali motivi per recuperare lo show, senza spoiler.

In principio fu il Verbo...

Pubblicato dal 1995 al 2000, il fumetto di Preacher, scritto da Ennis e disegnato dal compianto Steve Dillon (a cui è stata dedicata la premiere della seconda stagione), è ancora oggi ritenuto uno dei capisaldi della Vertigo, celebre sottoetichetta per lettori adulti della DC Comics. Un folle viaggio attraverso gli Stati Uniti - che un fan come Kevin Smith ha definito "meglio che andare al cinema" - lungo 75 numeri (66 della testata mensile, più cinque speciali autoconclusivi e una miniserie di quattro numeri dedicata al Santo degli Assassini) alla ricerca di Dio che ha abbandonato il Paradiso.

A cercarlo sono Jesse Custer, un predicatore posseduto da Genesis (figlio di un angelo e un demone), entità che gli consente di costringere chiunque (o quasi) a fare esattamente ciò che vuole, con conseguenze talvolta estreme (attenti a usare frasi fatte o metafore); Tulip O' Hare, la sua ex-compagna; e Cassidy, un vampiro irlandese alcolizzato e sboccatissimo. A dargli del filo da torcere ci sono vari personaggi come il sadico Herr Starr o il famigerato Santo degli Assassini, sorta di angelo della morte che non manca mai il proprio bersaglio.

Quei tre bravi ragazzi

A portare l'opera di Ennis e Dillon sul piccolo schermo, dopo vari tentativi fallimentari per il cinema (il progetto passò per le mani di Sam Mendes per la regia e James Marsden per la parte di Jesse) e persino una rinuncia da parte della HBO, sono stati Seth Rogen ed Evan Goldberg con la collaborazione di Sam Catlin, che è tuttora lo showrunner. Un trio formidabile che ha saputo cogliere l'essenza del fumetto (al netto di una certa ambiguità, nella prima stagione, sulla vera natura di Genesis), adattandone lo spirito caustico e anarchico ai nostri tempi. Basti pensare all'esilarante primo episodio, dove l'entità celestiale cerca un uomo di chiesa da possedere e fa danni su scala globale, arrivando persino a uccidere Tom Cruise durante un incontro di Scientology. La struttura da road movie è simile, le punte di comicità nerissima anche, e si percepisce anche un'evoluzione a livello di ciò che gli autori sono disposti a mostrare traendo ispirazione dai momenti più scabrosi/spassosi della fonte, senza timore di censure da parte del network: la seconda annata ha suscitato scalpore tra le comunità cristiane in America a causa di un episodio dedicato alla vita sessuale di Gesù (ebbene sì), mentre è stato recentemente annunciato che nell'ultima stagione vedremo finalmente il mitico Jesus De Sade, organizzatore di orge ai limiti dell'immaginazione umana.

Un uomo, una donna e un vampiro


Alcune cose sono cambiate, ma al centro ci sono sempre loro: Jesse, Tulip e Cassidy. E con loro, tre azzeccatissime scelte di casting: Dominic Cooper, Ruth Negga e Joseph Gilgun, quest'ultimo praticamente uscito dalle pagine dell'originale con il suo carisma altamente rozzo. È un triangolo di passioni, tradimenti ed emozioni forti il centro nevralgico di una serie di scorribande attraverso il continente nordamericano. Anche nei momenti più deboli (persino i fan sfegatati ammettono che la prima stagione è sostanzialmente un lungo preambolo), loro tre sono in grado di mantenerci incollati allo schermo del televisore grazie a un'alchimia palpabile e rovente.
E al loro fianco ci sono figure strambe ma a loro modo amabili come Arseface ("faccia da culo", un adolescente che è rimasto sfigurato dopo un tentativo di suicidio), Humperdoo e addirittura Adolf Hitler, assente nel fumetto ma aggiunto alla serie in modalità rielaborata e deliziosamente folle. E con loro affronteremo queste ultime tappe del viaggio, muovendoci verso una conclusione che, qualora fosse spiritualmente fedele alla fonte cartacea, avrà quel giusto concentrato di malinconia, ottimismo e sana provocazione.