Realtà storica e serie tv: un binomio vincente e affascinante

Perché le serie tv a tema storico ci attraggono così tanto? Qual è il segreto del loro innegabile successo? Proviamo a parlarne insieme

speciale Realtà storica e serie tv: un binomio vincente e affascinante
Articolo a cura di

"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato." George Orwell ci ha sempre visto lungo, e questa sua frase racchiude perfettamente in sé un sapere tanto radicato quanto profondo. Gli anni passano e l'evoluzione della civiltà contemporanea ha raggiunto livelli impressionanti: intelligenze artificiali, cellulari con sei fotocamere, monete virtuali e tante altre conquiste, impensabili soltanto qualche anno addietro, ne sono una prova inconfutabile. Il nostro mondo è sempre più proiettato in avanti, eppure resta fondamentale conoscere le nostre origini e non smettere di informarci sul nostro passato. E il passato è più che mai attraente, come dimostra l'uso che ne fanno cinema, tv, letteratura e persino videogiochi.
Nel corso degli anni, infatti, ci è capitato molto spesso di assistere a produzioni di carattere storico - legate a un personaggio in particolare o semplicemente a una civiltà antica - che sono state in grado di conquistare milioni di persone. Non sempre, però, queste produzioni mantengono immacolata la fedeltà storica all'argomento trattato, con fortune alterne. Al netto del risultato finale è impossibile non ammettere quanto in particolare il mondo della televisione abbia attinto e continui ad attingere a piene mani dalla storia, segno inconfutabile non solo della sua importanza ma anche del nostro interesse nei suoi confronti.

La storia è scritta dai vincitori

Ma perché i personaggi storici ci attraggono così tanto? E soprattutto, ci attraggono loro o le loro trasposizioni televisive? La risposta, oggettivamente, è molto complessa e si apre a diverse interpretazioni. C'è chi magari guarda questo tipo di produzioni per puro interesse accademico nei confronti della storia, o chi le guarda per motivi diversi (su cui torneremo). Prendiamo Vikings, ad esempio. In quanti conoscevano Ragnar Lothbrok prima di guardare la serie? Tutto il comparto tematico dello show attinge a mani basse da un universo narrativo affascinante e avvolto nel mistero, quello della mitologia e delle usanze del popolo vichingo, che rappresenta per questo motivo una fonte inestimabile di idee e di nuove situazioni da mettere in scena. Sappiamo poco o niente della storia del popolo vichingo e Vikings gioca molto su questo, prendendosi la libertà di romanzare pur mantenendo una certa fedeltà al materiale di partenza.
Seppur basandosi su figure e situazioni storiche semi-leggendarie, di cui non vi sono prove della loro effettiva esistenza, lo show diretto da Michael Hirst ha il merito di raccontare perfettamente tutta la crudeltà di un popolo tanto affascinante quanto spaventoso. Tra bagni di sangue, cospirazioni, scene di sesso e riferimenti religiosi più che mai frequenti e focali, la storia delle gesta di Ragnar e dei suoi figli appassiona e convince, grazie anche a una direzione generale attenta e certosina e a un cast ottimamente scelto: gli attori sembrano quasi avere i ruoli cuciti sulla loro pelle, tanto che ormai si fa quasi fatica a separare Travis Fimmel da Ragnar Lothbrok.

Back in time

Quello di Vikings è solo uno degli esempi di quanto il mondo delle serie tv abbia saputo trasformare la storia in un mezzo d'intrattenimento fiorente e vigoroso. Facendo un balzo indietro negli anni, più precisamente tornando all'ormai lontano 2007, ecco The Tudors, anch'essa creatura del geniale Michael Hirst, che racconta la vita di Enrico VIII d'Inghilterra. Stavolta però parliamo di un re famoso, conosciutissimo e tristemente rimasto nella storia per aver fatto uccidere due mogli delle sei che ha avuto.

Seppur caratterizzata da ovvie esagerazioni televisive, la serie ha riscosso un successo enorme, grazie anche a un numero molto elevato di personaggi storici tirati in ballo, di cui chiunque ha sentito parlare almeno una volta. Direttamente legata a livello narrativo, ma non in termini di produzione, è la serie tv Reign, che racconta la vita di Mary Stuart, legata proprio al sovrano inglese Enrico VIII perché riconosciuta da alcuni come sua vera erede (mentre al trono vi era Elisabetta I).

God save the Queen

E a proposito di monarchia inglese, è impossibile non citare The Crown, la pluripremiata serie Netflix incentrata sulla vita di Elisabetta II, passata alla storia come regina profondamente progressista, basti pensare che sotto la sua ala è stato celebrato il primo matrimonio gay per la Royal Family (Lord Ivar Mountbatten, cugino della sovrana, ha sposato il suo compagno James Coyle). I fatti narrati prendono il via dal matrimonio di Elisabetta, magistralmente interpretata da Claire Foy (nelle prime due stagioni, mentre nella terza e nella quarta verrà sostituita da una più matura Olivia Colman). Anche qui, come nel caso di Enrico VIII, si parla di personaggi storici famosi - e in larga parte ancora vivi, cosa che comporta inevitabilmente un certo peso mediatico (e meno libertà per quanto riguarda la sceneggiatura, comunque molto solida). Questo ha anche i suoi lati positivi: la fama dei personaggi, infatti, è sicuramente un ottimo punto di partenza per avere già una larga fetta di pubblico.

Non pecco per malvagità, ma per una mia naturale inclinazione al piacere...

Come accaduto per le tre serie tv appena citate, anche altri hanno deciso di cimentarsi in produzioni con alla base personaggi di spicco. Chi non conosce, ad esempio, Marco Polo, il celebre viaggiatore e scrittore vissuto a cavallo tra il 1200 e il 1300? E la famiglia Medici, in particolare Cosimo il Vecchio e suo nipote Lorenzo il Magnifico? Su questi due argomenti sono state girate altrettante serie televisive, entrambe produzioni di una certa levatura.
A Marco Polo Netflix ha dedicato una serie, cancellata dopo due stagioni, che ne racconta la vita alla corte dell'imperatore mongolo Kublai Khan, nipote del celebre e leggendario Gengis. Marco Polo racconta una storia conosciuta tramite la testimonianza scritta del personaggio stesso, qui messa in scena con i dovuti accorgimenti in modo da rendere la serie interessante per il pubblico: quello che ci viene presentato ha spunti documentaristici ma poco marcati a favore di un prodotto fruibile da una più larga fetta di utenza. Ottime le interpretazioni anche del cast, non famosissimo ma molto valido, che riesce a trascinarci in un mondo lontano dall'immaginario occidentale ma anche per questo molto affascinante.
Della celebre famiglia fiorentina si è invece occupata Rai Fiction, che è riuscita a mettere in scena uno show veramente eccezionale, dalla sigla cantata da Skin e Paolo Buonvino al cast, con nomi nazionali e non (come Richard Madden e Dustin Hoffman). Medici - Masters of Florence mette in scena la vita di Cosimo il Vecchio prima e di suo nipote Lorenzo poi, tra intrighi, tradimenti, guerre e amori, nello scenario di una Firenze ricca di personaggi conosciutissimi, quali Brunelleschi e Botticelli. Non manca il tocco "romanzato" alla sceneggiatura, certo, ma la serie riesce a mantenersi abbastanza fedele storicamente e altrettanto piacevole da gustarsi.

La mente è come un paracadute: funziona solo se si apre

A queste si accoda la stupenda produzione targata National Geographic, Genius, che conta finora due stagioni (ma la terza è di prossima uscita). Serie antologica dedicata a grandi geni dell'arte e della scienza, la prima stagione mette in scena la vita di Albert Einstein, la seconda quella di Pablo Picasso (la terza sarà su Mary Shelley). Nella serie sono presenti anche molti altri personaggi di spicco, con cui tutti (o quasi) hanno avuto l'occasione di fare amicizia durante gli anni di scuola: Bohr, i coniugi Curie, Planck, Apollinaire e Matisse per citarne alcuni. Non c'è bisogno di ulteriori introduzioni: i nomi citati parlano da sé. Con un eccezionale Geoffrey Rush nei panni di Einstein e un più che credibile Antonio Banderas nei panni di Picasso, la serie ci cala in due mondi completamente diversi tra loro ma piacevoli in egual modo. Con un intreccio interessante e coinvolgente, Genius parte dalla realtà storica per mettere gli spettatori di fronte agli uomini dietro le figure leggendarie del genio. Del resto, Einstein stesso scrisse a sua sorella: "Se tutti vivessero una vita come la mia, non ci sarebbe bisogno di romanzi".

In fin dei conti, siamo il prodotto di ciò che abbiamo visto

Quelle di cui vi abbiamo parlato poco sopra sono serie su personaggi conosciutissimi, famosi, leggendari (o quanto meno studiati a scuola, si spera), calati in una dimensione umana che i libri di storia su cui abbiamo studiato non riescono a dargli. Chi di noi, quando pensa a Lorenzo il Magnifico, pensa a un uomo, con tutte le debolezze annesse, e non a una figura quasi evanescente, forte e perfetta? Chi, quando pensa a Picasso, pensa a un dongiovanni che ha sacrificato la sua vita di famiglia pur di essere libero, piuttosto che a quel pittore "eroe" che ha dipinto Guernica per sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti degli orrori della guerra? Chi, quando pensa a Marco Polo, pensa al ragazzo abbandonato dal padre nella corte di un sovrano per lui sconosciuto e non al leggendario scrittore e viaggiatore che ci ha tramandato le sue memorie? Chi, quando pensa a Elisabetta II, pensa a una ragazza disposta a sacrificare la sua felicità per amore del suo regno e non all'anziana regina tutta d'un pezzo? Di domande del genere possiamo porcene quasi un'infinità, ma quella più importante è una sola: perché le serie tv storiche ci attraggono in modo così forte, tanto da essere diventate ormai una presenza costante in tv e sulle piattaforme streaming?

Oggi più di ieri, sembra quasi che noi esseri umani vogliamo "sentirci più vicini" a quei personaggi che per noi sono quasi delle leggende, dare loro una connotazione più umana, vederli come esseri non perfetti, che commettono errori così come li commettiamo noi. Sarà un modo per giustificare i nostri sbagli? Che sia anche un modo per apprendere e familiarizzare con un argomento affascinante ma ritenuto (da molti) noioso come la storia? Che sia un tentativo di rimediare alla svogliatezza del passato? In fin dei conti questo tipo di prodotto ci affascina così tanto perché, probabilmente, in tanti vorrebbero evadere dalla propria realtà, e viaggiare nel tempo comodamente seduti sul proprio divano è una comodità tanto semplice quanto ricercata.