La Ruota del Tempo: gli errori da non ripetere con Il Signore degli Anelli

La serie tratta dai libri di Jordan ha deluso le aspettative, fiaccata da errori grossolani che non vogliamo rivedere nell'imminente Signore degli Anelli.

La Ruota del Tempo: gli errori da non ripetere con Il Signore degli Anelli
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Il teaser trailer de il Signore degli Anelli ha svelato il nome completo dell'attesissima serie tv tratta dall'epopea di Tolkien: ne abbiamo scandagliato ogni fotogramma nel nostro speciale dedicato al Signore degli Anelli Gli Anelli del Potere, ritrovando in essi gli spunti estetici che ci hanno riportato alla trilogia originale di Peter Jackson. Le speranze dei fan si sono quindi riaccese in un fuoco ardente di aspettative, ed ora attendono ulteriori notizie con l'acquolina alla bocca, nonostante il rischio di un'altra brutta delusione.

I sogni di un adattamento fedele si sono infatti tramutati in terrore solo poche settimane fa, quando La Ruota del Tempo ha fallito miseramente in un progetto per certi versi molto simile a quello de Il Signore degli Anelli: lo show, tratto dalla grandiosa saga di Robert Jordan, si è dimostrato incapace di ricalcare la profondità di una storia forse troppo ampia e complicata - come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione de La Ruota del Tempo -, e il risultato è una serie tv dalla scarsa potenza emotiva e dall'aspetto posticcio.

Nonostante tutti i suoi difetti, La Ruota del Tempo è uno dei prodotti di maggiore successo sulla piattaforma streaming, e il budget investito nel progetto dimostra quantomeno la buona volontà da parte di Amazon, che non ha badato a spese ma non è stata ripagata dal risultato finale. Il Signore degli Anelli sarà la serie più costosa della storia e la colonna sonora sarà composta da Howard Shore per la gioia di tutti i fan! - e noi non vogliamo che anche questi soldi vadano sprecati: bisogna evitare i gravi errori che hanno reso La Ruota del Tempo una delusione cocente.

Non sottovalutare mai la messinscena

Il limite più grave, ed anche più evidente, che ha fiaccato le ambizioni de La Ruota del Tempo è stata la sua confezione artistica. La serie creata da Rafe Judkins è permeata da un'irrealtà straniante a livello visivo, a causa di interni che non restituiscono la maestosità delle stanze nobili, e nemmeno quella degli edifici. Sapere che in ogni singolo episodio dello show sono stati investiti 10 milioni di dollari lo rende un errore imperdonabile che non vogliamo assolutamente rivedere nel prossimo Signore degli Anelli, dato che la serie tratta dai racconti di Tolkien potrà vantare un investimento ancora maggiore: si dovrà fare molto (ma davvero molto) meglio.

Non sono solo gli interni a non rendere onore alla messinscena de La Ruota del Tempo, perché anche i costumi si dimostrano poco ragionati e un po' farlocchi. La restituzione di un immaginario fantastico si veicola anche attraverso un gusto estetico - e della moda - che dovrebbe essere condiviso all'interno di una determinata area geografica, così come avviene naturalmente nel mondo reale. La scarsa attenzione riposta al comparto visivo tarpa immediatamente le ali alla serie tv, che già al primo impatto risulta poco credibile, ai limiti del posticcio. Se dovesse ripetersi lo stesso errore per Il Signore degli Anelli - all'interno del quale troviamo etnie, razze e popoli completamente diversi da loro dal punto di vista culturale - il risultato finale risulterebbe segnato in partenza.

Seguire il copione

Quando si ripropone su schermo una storia lunga ed intricata, com'è il caso de La Ruota del Tempo e del Signore degli Anelli; è davvero complicato bilanciare gli spunti tratti dal materiale originale e le modifiche doverose che sono immancabili nel passaggio di medium.

Qualche piccola correzione è necessaria per "stringere" il succo del racconto e riuscire a narrare i numerosi eventi sparsi in tomi letterari che contano migliaia di pagine. La saga scritta da Robert Jordan si evolve all'interno di 14 libri, pubblicati nel corso di 23 anni - ai quali non è sopravvissuto l'autore originale, con gli ultimi capitoli scritti da Brandon Sanderson - e qualcosa si doveva necessariamente architettare per riassumere il più possibile e non spazientire il pubblico della serie tv. La modalità scelta da Judkins per restituire il background dei personaggi e la storia del continente si è dimostrata però inconcludente e poco incisiva: La Ruota del Tempo è puntellata da dialoghi espositivi che spezzano il ritmo narrativo e non riescono mai a coinvolgere lo spettatore, che rischia così di perdersi particolari molto importanti per la trama. Allo stesso tempo, le modifiche apportate dallo showrunner alla storia di Robert Jordan si manifestano con ampi tagli all'ordito originale, che spogliano La Ruota del Tempo dell'eleganza e della profondità che contraddistinguono un mondo perfettamente cesellato.

Come detto in precedenza, i cambiamenti sono opportuni e spesso obbligatori, ma non bisogna mai perdere di vista il risultato finale: speriamo vivamente che l'opera di Tolkien venga trattata con maggior rispetto, e che le modifiche siano tenute al minimo indispensabile per non perdere l'ingegnosità che si cela dietro un racconto che è diventato un classico della letteratura.

Un cast all'altezza del compito

La scelta degli attori è un tassello importantissimo quando bisogna riproporre personaggi complicati e molto profondi, e si rivela spesso una dichiarazione di intenti da parte della produzione.

Molti di noi si sono infatti sentiti rassicurati alla notizia che Rosamund Pike avrebbe vestito i panni di Moiraine: questo significava che Amazon stava puntando davvero tanto su La Ruota del Tempo, e non aveva alcuna intenzione di produrre una serie mediocre. Il fiore all'occhiello del cast si è però dimostrato essere completamente fuori contesto, in un'interpretazione di Moiraine priva di qualsivoglia passione o carisma. Dopo essere stati traditi da un nome di spicco, per il prossimo Signore degli Anelli chiediamo dunque una sola cosa: che il cast, anche se non di primissima fascia, si senta quantomeno coinvolto nel progetto e nella storia. Il desiderio mai espresso è che un attore si faccia avanti in prima persona perché innamorato della saga, così come è accaduto per Henry Cavill con The Witcher (le avventure dello strigo hanno una marcia in più proprio grazie al fascino che il protagonista riversa nel suo personaggio, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione di The Witcher 2), ma in mancanza di questa chimera ci basterebbe che gli attori restituiscano i personaggi che tutti amiamo con il doveroso trasporto emotivo.

A proposito di interpreti, ha fatto discutere la notizia che Lenny Henry interpreterà un Hobbit nero: pare infatti evidente che l'inclusività andrà a modificare l'immaginario creato da Tolkien, ma speriamo che questa scelta vada ad arricchire il background culturale, etnico e geografico della saga.