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Seinfeld su Netflix: la sitcom sul nulla che ha cambiato la televisione

Seinfeld è un colosso, una delle migliori sitcom mai create e ancora oggi probabilmente la più influente, irripetibile sotto molti punti di vista.

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Spiegare l'importanza di Seinfeld, specialmente nella cultura pop americana dove alcune citazioni sono diventate espressioni comuni, è un compito tutt'altro che banale. Stiamo parlando di un colosso, di un'opera immancabile nel bagaglio di un qualunque appassionato seriale, di quella che molto probabilmente è ancora oggi la più grande ed influente sitcom mai realizzata - considerare M*A*S*H una semplice sitcom ci sembra riduttivo e non rispettoso della sua portata quasi rivoluzionaria. Ma si tratta anche di un telefilm che raramente viene nominato, analizzato o esaltato da un pubblico non anglofono, vista la sua natura molto legata alla scena della comicità stand-up e la conseguente quanto legittima difficoltà nel renderla in altre lingue.

Altre volte invece sono proprio i suoi punti di forza ad essere indicati come mancanze o persino il suo deus ex machina, quel Jerry Seinfeld da cui la serie prende nome, per un livello recitativo non sempre perfetto, anzi. Eppure sono critiche che impallidiscono dinanzi alla magnificenza che lo stesso Seinfeld e Larry David sono riusciti a creare, un idillio che ha cambiato drasticamente e irripetibilmente la storia della televisione. Perché ve ne stiamo parlando? Perché Seinfeld è su Netflix e la trovate tra le novità Netflix di ottobre.

Una serie sul nulla

Se si trattasse di una recensione, questo sarebbe lo spazio dedicato all'inquadrare il prodotto in questione - genere, trama, caratteristiche peculiari, ambientazione e cose simili. Ecco, con Seinfeld ciò non è fattibile, perché si, è una sitcom ambientata a New York sul finire degli anni ‘80, ma andare oltre risulta impossibile. E non a causa di intreccio particolarmente convoluto o un setting iniziale complesso e ricco di sottotesti come ad esempio potrebbe essere l'intro di Cin cin, a tratti un piccolo commentario sociale sulle differenze di classe.

Usando un'espressione diventata a dir poco celebre negli anni, Seinfeld è una serie sul nulla: non ci sono reali tematiche, non c'è una vera e propria narrativa, non c'è una netta evoluzione dei personaggi, sono solo Jerry, George (Jason Alexander), Elaine (Julia Louis-Dreyfus) e Kramer (Michael Richards) che in fondo parlano a affrontano cose di una quotidianità assoluta.

Un episodio li vede semplicemente attendere in fila ad un ristorante per un tavolo, un altro sul cercare parcheggio, altri su come leggere i messaggi subliminali di una bella ragazza; sono in sostanza gli argomenti di cui parlerebbe molto spesso e volentieri uno stand-up comedian durante un set di 10-15 minuti, trasposto nella classica struttura di una sitcom e durato ben nove esilaranti stagioni, al netto dell'ampio e giustificato scetticismo iniziale.


È un mix che su carta non dovrebbe funzionare, dovrebbe esaurirsi al pari, se non più velocemente di qualunque altra comedy. Alla base del genere, infatti, rimangono e rimarranno per sempre i personaggi e, se la massima profondità che si raggiunge è un George in cerca di una nuova carriera lavorativa, il ciclo vitale di Seinfeld non può apparire tra i più luminosi o longevi.

Contro ogni aspettativa e buonsenso, però, funziona tutto e funziona a meraviglia, poiché l'estro comico di Jerry Seinfeld e Larry David - che non a caso ha poi creato l'unica serie di qualità con un'impostazione vagamente simile a Seinfeld, ovvero Curb Your Enthusiasm - è un pozzo senza fondo di umorismo osservazionale in cui chiunque può rivedersi.

Questa è la chiave del successo: il coraggio di spingere talmente a fondo con la propria visione d'insieme e realizzarla nel modo più radicale e contemporaneamente più genuino possibile. Di nuovo, è uno show sul nulla ma che tuttavia pone al centro dei suoi episodi domande come le differenze abitudinarie tra uomo e donna, i cereali migliori, lo scontro titanico caffè contro decaffeinato e come ordinare in modo efficiente d'asporto.

Sono poi le performance strepitose della Dreyfus e di Alexander a dare vita a banali scenette che abbiamo vissuto centinaia di volte, sorrette poi ulteriormente dalla verve di Seinfeld, che in quanto a nobilitare comicamente gli aspetti più scontati delle nostre esistenze non è secondo a nessuno.

Andare oltre i propri limiti

È anche vero che, rispetto a tanti altri nomi storici, Seinfeld ha evidentemente dei difetti più marcati del dovuto: il suo omonimo protagonista è un comico carismatico, ma un attore non così talentuoso, e si rivede in un'interpretazione troppe volte macchiettistica; le vicende di Kramer perdono via via lucidità e senso, fino a mutare in sterili parodie di se stesse; le ultime stagioni, orfane della figura di David, presentano molte note di stanchezza e ripetitività.

Stiamo criticando forse la più rilevante sitcom della storia della televisione? No, paradossalmente ne stiamo incensando le qualità, perché queste mancanze non intaccano - se non in modi limitrofi - la buona riuscita della serie. L'aspetto più strabiliante di Seinfeld è la scarsa rilevanza dei difetti; la sua forza è talmente travolgente che assumono pochissimo peso, perché alla fine si continua a ridere senza un attimo di pausa.

Basta tuffarsi per un attimo nelle stagioni d'oro, nelle storyline del Dr. Reston o la magnifica trovata metacinematografica per cui Jerry e George cercano di creare uno show appunto sul nulla. Sono episodi immortali, entrati nell'immaginario collettivo e citati in continuazione, fonte di ispirazione per decine di sitcom e comedy venute dopo e, segno ancora più lampante, nonostante ciò mai riproposti. Seinfeld non è un exploit ripetibile, in quanto riproporlo equivarrebbe ad una sbiadita copia carbone, senza l'estro, l'eccezionale potenza comica e la sorpresa; sappiamo già come sarebbe un'inedita serie sul nulla ed è uscita insuperabile.