Serie tv: le migliori novità e i migliori ritorni del 2018

È giunto il momento di scoprire quali sono stati i migliori titoli dell'anno in un panorama seriale mai così ricco di qualità

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Il 2018 è stato un anno ricco dal punto di vista della serialità, sia per quanto riguarda la tv tradizionale che le piattaforme streaming, che ormai si sono imposte a pieno titolo all'interno del panorama seriale come produttrici (e distributrici) di punta. Nel corso dell'anno abbiamo visto grandi novità d'alto livello (come Homecoming, Kidding e le italiane Il Cacciatore e Il Miracolo) e abbiamo assistito a ritorni che hanno confermato la qualità di titoli che avevamo già apprezzato in precedenza. Qualche esempio? Westworld e The Handmaid's Tale, così come GLOW e The Americans, che si è definitivamente conclusa. Se magari non siete riusciti a seguire tutto per via dei troppi titoli, niente paura: abbiamo selezionato cinque tra le migliori novità del 2018 e cinque grandi ritorni. A Natale, regalatevi un po' di sano binge-watching.

Killing Eve (Timvision)

Una squilibrata assassina e un'agente al servizio di sua maestà. Due donne legate da un invisibile filo fatto di ossessione e disperazione. Killing Eve è un racconto spionistico, un inseguimento tutto suspense e azione, che trascende però il genere, sovvertendone i canoni classici e il machismo. Un racconto che si fa psicologia, sviscerando il rapporto e l'umanità di due personaggi femminili incredibilmente sfaccettati, riuscendo peraltro a far entrare lampi di comicità e humour nero nella narrazione. Insomma una serie importante non solo per il modo in cui gioca con i propri riferimenti, rompendo le regole, ma anche uno dei punti più alti di un discorso di genere che mai come quest'anno si è fatto incalzante.

L'amica geniale (Hbo, Rai e Timvision)

Metti una sera a cena Rai, Timvision, e Hbo. A pensarci così su due piedi fa quasi ridere, perché sembra una barzelletta che rappresenta un mondo improbabile. Eppure è successo davvero, e da questa collaborazione è nato l'adattamento televisivo della quadrilogia letteraria di Elena Ferrante, amatissima anche all'estero (del resto la misteriosa autrice ha anche un editoriale sul Guardian). Saverio Costanzo ci porta in una Napoli brulla, essenziale, dove far agire due protagoniste formidabili. Un racconto di formazione crudo, che si sofferma sull'essere donna, sulla violenza, sullla criminalità, mostrando ancora una volta che anche in Italia siamo in grado di proporre la qualità.

The Terror (Prime Video)

Le storie vere hanno sempre il loro indecifrabile fascino. Rimaneggiare la storia e mescolarla con la contemporaneità è uno degli esercizi stilistici più graditi agli autori e al pubblico. Se poi quella storia vera ha da sempre un alone di mistero, tra l'altro aumentato da un romanzo di successo, il gioco è fatto. È così che The Terror si è distinta tra le migliori serie di quest'anno, narrandoci di un evento di per sé già molto ammaliante, nel modo migliore. I ghiacci della serie Amc sono crudeli, crudi, essenziali, storia di uomini disintegrati dall'interno, prosciugati dalle proprie ambizioni, sconfitti come Icaro dall'inesorabile superiorità dell'universo. E da un folkloristico mostro, impalpabile, insidioso, e che ancora una volta ci ricorda come i mostri più pericolosi siamo sempre noi.

Trust (Sky Atlantic)

Dicevamo del fascino delle storie realmente accadute. Il lato macabro della vita è quello che ci spaventa, ci fa distogliere lo sguardo, coprire gli occhi con le mani per poi infantilmente sbirciare. Il rapimento di John Paul Getty III è stato un evento sconvolgente, indelebile a tratti. Talmente affascinante che Danny Boyle ne ha ricavato un gioiello brit, stilosissimo, fuori dagli schemi, accattivante, proprio come gli anni che descrive. Uno psichedelico viaggio diviso tra le monagne calabresi dove la ‘Ndrangheta portò il ragazzo, e le immense e mute sale da dove il nonno gestì il suo rilascio. Una serie non solo suggestiva sul piano estetico, ma capace di esaltare le sue personalità, tirando fuori dei ritratti dettagliati e affascinanti, trascinati dal magnetismo di Donald Sutherland e del nostro Luca Marinelli.

Hill House (Netflix)

L'universo seriale horror, anche più di quello cinematografico, è sempre stato visto con un po' di sospetto e sufficienza, forse perché - con le dovute eccezioni, come insegna American Horror Story - spesso gli horror seriali si sono rivelati mediocri. È quindi con una certa sorpresa che siamo stati travolti dal successo di Hill House, un ottimo horror costruito non tanto sul jumpscare e la paura esibita, quanto su una costruzione del terrore raffinata, sottile, graduale che va di pari passo con un sofisticato dramma familiare. La serie si ispira all'omonimo romanzo di Shirley Jackson, caposaldo della letteratura horror del ‘900, e Mike Flanagan, talento tra i maggiori nel panorama di genere contemporaneo, rimaneggia il materiale d'origine con cura, creando un racconto nuovo e terrificante.

I migliori ritorni: Better Call Saul 4 (Netflix)

Giunto alla sua quarta stagione, lo spin-off di Breaking Bad è ormai un diamante indipendente, raffinatissimo, nel pieno della sua maturazione stilistica. Il castello costruito da Vince Gilligan è sempre più altro, inscalfibile nella sua costruzione, fatta di perfezione tecnica e incastri narrativi millimetrici. Tutto è al proprio posto, a tratteggiare la trasformazione di un protagonista sempre più vivo e sfaccettato, la cui evoluzione risulta molto più profonda della parabola del capostipite Walter White. Lo ripetiamo da quattro anni, tutti gli anni: Better Call Saul è una delle serie migliori che si possano avere e, senza cedimenti, continua a non sbagliare niente. Anzi, è in un percorso di autoinnalzamento che pare inarrestabile.

American Vandal 2 (Netflix)

L'iniziale motivo del successo di Netflix stava nella profonda innovazione e sperimentazione delle sue produzioni originali. Spirito che gradualmente, con l'imperiosa affermazione sul mercato, è andato perdendosi, salvo alcune sporadiche eccezioni. American Vandal è una di queste. Nel suo secondo (e ultimo, vista la cancellazione della serie) ciclo di episodi, il mockumentary di Perrault e Yacenda amplia e perfeziona una formula che si era dimostrata vincente, che dietro il suo aspetto grottesco e divertito non solo regge nella forma il confronto con i veri grandi documentari, ma, con la sua intelligenza e sensibilità, risulta tra i migliori manifesti adolescenziali degli ultimi anni.

The Marvelous Mrs. Maisel 2 (Prime Video)

Uscita l'anno scorso a dicembre, quando tutti ormai sono più interessati a panettoni e classici Disney, la nuova creatura di Amy Sherman-Palladino si è però subito inserita nel discorso di miglior serie dell'anno con una potenza tale da lasciare senza parole. La seconda stagione non è da meno, con la sua inconfondibile brillantezza nella scrittura ed una messa in scena ancor più da capogiro. Rispetto alla stagione d'esordio si è forse perso un po' di freschezza e di effetto novità, ma rimane una serie eccezionale, profonda, intelligente ed estremamente divertente, oltre a essere un gioiello tecnico per qualità visiva, di recitazione e regia.

Love 3 (Netflix)

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, quello vero. Quello mostrato con naturalezza, senza tanti orpelli per abbellire l'essenza di un rapporto che è relazione tra due personalità distinte, tendenti però a una comunione di propositi ed emozioni. Il congedo perfetto per una delle serie che meglio è riuscita, nell'arco di una costruzione lunga tre anni, a rappresentare l'amore senza retorica. Amore incarnato perfettamente dai suoi due protagonisti, pieni di difetti, insicurezze, rigidità, problemi scavalcati dalla magnetica forza che li attrae. Serie tra le prime che ha lanciato il concetto di dramedy, e che più delle altre ha saputo coglierne ed esaltarne l'essenza.

Atlanta: Robbin' Season (Sky Atlantic)

Il miglior momento di televisione di quest'anno, e forse non solo. Una fucina di idee impressionante, che nella breve durata dei suoi episodi riesce a concentrare sperimentazione, fantasia, ragionamenti sul linguaggio e critica sociale. Il mondo tratteggiato da quell'artista eclettico che è Donald Glover è grottesco, surreale e profondamente radicato nella realtà. Una realtà crudele, fondata sulla disuguaglianza, lo sfruttamento e la rassegnazione, dove il più furbo è colui che sopravvive, sempre a danno degli altri ovviamente. Un quadro perfetto degli Stati Uniti e del mondo tutto, riassunto perfettamente, quasi a completamento del discorso, dal ritorno di Glover come Childish Gambino, con quella This is America che probabilmente è una delle canzoni di maggiore impatto dell'anno.

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