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Sex Education 3: la preside Hope e il disagio delle istituzioni

L'introduzione dei nuovi personaggi in Sex Education 3 ha sollevato non poche polemiche sull'inadeguatezza delle istituzioni odierne.

Sex Education 3: la preside Hope e il disagio delle istituzioni
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Dalla prima stagione, Sex Education ha trovato il coraggio di insinuarsi nei nostri cuori, ora grazie a un cast intrigante e variegato, ora grazie all'assoluta trasparenza narrativa che la contraddistingue. Un successo meritato, che è stato ricamato sopra una storia capace di emozionare, ma anche far riflettere, strizzando l'occhio alle attuali generazioni. La conclusione della terza stagione di Sex Education ha lasciato scoperta una ferita antica. La serie, nata con l'intento di raccontare le dinamiche sociali adolescenziali relative al sesso, ha avuto l'occasione di lambire altre dinamiche spinose.

Oggi cercheremo di ragionare sulla poliedricità della serie, dialogando sull'impatto sociale che sta avendo l'ultima stagione sul pubblico, partendo da alcune dinamiche che fioriscono a metà corsa narrativa quindi, anche se non li consideriamo spoiler di livello, vi consigliamo caldamente di mettervi in pari con la visione leggendo la nostra recensione di Sex Education 3. Senza indugi, addentriamoci nel liceo simbolo della rivoluzione sessuale.

Hope e la filosofia dell'omologazione

Il primo rintocco di inizio anno alla scuola Moordale ha fatto capire sin da subito che i giochi stavano per cambiare. Il liceo, ormai simbolo della lotta ai tabù e con la nomea di "scuola del sesso", assapora ben presto il preludio al disastro. Nel tentativo di ridefinire il volto dell'istituzione e di scrollarsi di dosso la fama acquisita nei mesi seguenti, sale in cattedra la preside Hope Haddon. Sebbene a prima vista la donna sembri interessata ad immedesimarsi con gli studenti e appaia incline a partecipare attivamente al cambiamento, ben presto farà ricredere tutti. L'introduzione del personaggio rende così la trama aperta a un'ennesima fragilità del nostro mondo: la mancanza di ascolto da parte dei vertici scolastici.

Hope crede fortemente nell'omologazione degli studenti e nel dissipare ogni forma di distrazione per la loro formazione, compreso il sesso. Il mondo odierno, incapace di dialogare con intelligenza su certe tematiche, di solito predilige questa ideologia. Nel passato e nel presente della formazione scolastica, lo spettro del tabù trova prima di tutto rifugio nell'adeguatezza comunicativa degli educatori. Specialmente nelle scuole con un retaggio antico e decorato, l'ambizione e il risultato hanno sempre piegato l'esigenza di espressione del singolo. Si è provato ad ottemperare questa mancata connessione tra educatori e studenti con lezioni obbligatorie. Le ore di educazione sessuale però non sempre hanno assottigliato tale divario.

La fragilità delle istituzioni

I racconti dell'adolescenza di molti sono le varie case history in questa circostanza. Le ore dedicate alla conoscenza di sé e della sessualità si riducono a uno scorcio simbolico durante il normale susseguirsi delle lezioni, spesso in un singolo appuntamento. Non sempre si prende seriamente l'argomento e gli studenti possono interpretare il momento come un frivolo sostituto alla lezione.

Dall'altra parte si cade nell'effetto opposto, poiché ci possono realmente essere persone che comprendono l'importanza dell'incontro e che avrebbero tante domande da fare, ma che non hanno interesse ad alzare la mano dinnanzi ai compagni per manifestare i propri disagi o perplessità. La famiglia e l'istituzione non sempre hanno la fortuna di entrare in contatto con la sensibilità dell'individuo, e questo può generare del malessere incontrollato.

Otis e Maeve nella serie riescono a offrire un porto sicuro a chi ne ha bisogno, garantendo consulenze riservate a tutti i giovani assetati di domande. Sebbene sia stata una nobile azione da parte loro, la trama stessa di Sex Education lancia dei segnali chiari sulla necessità che questa dinamica sia curata e incoraggiata all'interno dell'organico scolastico. Hope, che in un certo senso è lo stereotipo della preside di successo che esige solo l'eccellenza dalle sue fila; proviene da un contesto sociale differente.

La sua filosofia desidera appiattire tutti quegli impulsi che possono distogliere lo studente dalla creazione del proprio futuro, ma non tiene conto della crescita emotiva. In un dialogo, che ci ha particolarmente coinvolto nella scrittura di questo pezzo, la donna afferma senza mezzi termini che ai suoi tempi tutto ciò non esisteva e non vi era questa ostentazione del sesso e delle sue fragilità. La risposta di Otis non è altro che la verità: "Ci sono sempre state queste esigenze, solo che non si discutevano o vi erano problemi nel farlo".

Il bigottismo accademico

È qui che si chiude il cerchio della figura di Hope, perché comprendiamo quanto la sua esistenza sia atta a denigrare quelle istituzioni o insegnanti, schiavi dei metodi passati, che non riescono a costruire un ponte tra apprendimento e miglioramento personale. Il problema va ricercato nella serietà delle scuole di trattare e diffondere tematiche relative alla sessualità, garantendo luoghi sicuri e riservati in cui ci si possa esprimere con serenità. Sappiamo in cuor nostro che per certi versi possa sembrare un'utopia, ma è sanando i traumi adolescenziali collegati alle istituzioni che si possono formare persone più sensibili alle dinamiche sociali e sicure di sé.

Un altro aspetto interessante, che intreccia il destino di Hope e il discorso sull'inadeguatezza delle istituzioni, è l'entrata in scena di Cal Bowman. Il personaggio è uno studente non binario che si identifica con il pronome loro, introdotto nelle serie per scrostare un pizzico di ipocrisia sull'argomento. Sfuggente e apparentemente incomprensibile, il carattere di Cal si manifesta in una storia d'amore dolcissima e nel duello costante contro la dittatura di Hope.

Il suo ruolo sulla scacchiera degli eventi è propedeutico a raccontare la situazione di molti altri studenti non binari e del disagio che sono costretti a inghiottire tutti i giorni. Il tardivo svecchiamento di mentalità delle istituzioni non riesce a stare al passo con le esigenze di tutti e Hope, che ne incarna i valori, non comprende le problematiche di Cal nel vivere in un sistema che brama l'omologazione più di ogni altra cosa.

Cal e la voce dei non binari

Non esistono uniformi per i non binari, né bagni o spogliatoi adatti nella scuola. Gli educatori fanno fatica a comprendere i loro bisogni e questa mancanza di dialogo rende la normalità ancora più grottesca. Non se ne parla con serenità ma, soprattutto, non ci si sforza di volgere lo sguardo a tali necessità.

Il duro scontro tra Hope e Cal è la lampante dimostrazione di come manchi una formazione scolastica e umana fondata sulla diversità. Non tutti hanno l'esuberanza e la sfrontatezza di Cal, altri preferiscono adeguarsi in silenzio al grigiume statico delle regole della società. Dogmi così stretti e asfissianti che falliscono nel valorizzare le unicità del singolo, per darle in pasto a un sistema omologato e impreparato.

L'introduzione di Cal è un monito alla comprensione sulle esigenze di una società fondata sulla diversità e che necessita di una ricostruzione dalle basi. Il cambiamento in un sistema così arcaico per certi versi è sempre lento e fallace, ma almeno inesorabile e graduale. Speriamo che la storia di Cal e di Sex Education possa sensibilizzare i giovani docenti di oggi e quelli di domani, per poi migliorare le istituzioni.