Sons of Anarchy: fede e legami in un'opera senza tempo

A distanza di anni, Sons of Anarchy rimane una delle serie più importanti e amate di sempre. Analizziamo i segreti e le sfumature di un cult moderno.

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Nonostante i nuovi show dell'era streaming facciano ascolti da capogiro, non sorprende la presenza di serie precedenti al dominio di Netflix, Amazon e simili nell'ideale podio di spettatori vecchi e nuovi. Anzi, l'avvento delle piattaforme digitali ha permesso a molti di recuperare grandi prodotti altrimenti inaccessibili, come Breaking Bad o Mad Men, che con un nuovo pubblico stanno vivendo una seconda giovinezza. Tra colossi del settore e nomi altisonanti, Sons of Anarchy è quello che più degli altri è riuscito a imporsi facendo forza sul legame instaurato col pubblico, conquistando un posto fra le opere televisive più amate di sempre.

Forse è ancora presto per parlare di cult in via assoluta, ma il primo decennio degli anni 2000 è stato essenziale per lo sviluppo seriale e televisivo, con produzioni sempre più coraggiose che vengono ormai considerate pietre miliari del medium. Per quanto riguarda la serie prodotta da FX, fu il 2008 l'anno della svolta: Kurt Sutter, showrunner reduce da una discreta esperienza con The Shield, scrive e produce uno show ambizioso, un crime drama colmo di intrighi incentrato su un club di motociclisti. Con 7 stagioni e 92 episodi in totale, la serie ha tenuto incollati allo schermo milioni di telespettatori ed è diventata presto il prodotto di punta dell'emittente.

Pur non avendo mai ricevuto premi o riconoscimenti rispetto alla concorrenza (eccezion fatta per un Golden Globe alla miglior attrice in una serie drammatica), Sons of Anarchy ha potuto sempre contare su una fanbase fedele e numerosa che ha tenuto alti gli ascolti fino all'ultima puntata. Facendo leva su una scrittura di grande livello, su personaggi caratterizzati alla perfezione e su un cast di grande talento, Sutter e soci hanno dato vita a un vero e proprio fenomeno culturale destinato a durare nel tempo.

La leggenda dei SAMCRO

Sons of Anarchy Motorcycle Club, Redwood Original. Un nome che da solo basta a rievocare ricordi e una certa fama, specialmente se unito alla figura della mietitrice posta sulla schiena di scuri giubbotti in pelle. I SAMCRO sono biker di un certo prestigio, promotori di una cultura motociclistica fortemente legata al territorio e ai membri del proprio charter, ma anche al predominio e alle attività illecite.

In Sons of Anarchy ogni legame è vissuto attraverso gli occhi del giovane Jackson "Jax" Teller (Charlie Hunnam): figlio di un padre che ha fondato il club ma che non credeva più nei suoi principi, cresciuto da una madre selvaggia e protettiva, abituato a vivere all'ombra di un uomo dai molti segreti e dal dubbio valore morale, Jax si trova suo malgrado al centro di tutte le vicende che stravolgeranno per sempre gli equilibri della cittadina di Charming, California.

L'esaltazione e il fascino della vita criminale sono aspetti che giocano molto sull'appetibilità del prodotto agli occhi dello spettatore, ma non è per questi particolari che la serie ha fatto la differenza. Se c'è una cosa che lo show di Kurt Sutter pone al di sopra di tutto è il valore della famiglia e dei legami in una drammatica epopea basata sulla percezione del controllo. Una vera e propria rise and fall del protagonista, che da un obiettivo all'altro, da un nemico all'altro mostra come il peso della responsabilità soffochi la coscienza e porti i rapporti alla deriva.

Oltre lo schermo

Fra gli elementi che rendono Sons of Anarchy uno dei prodotti seriali più ambiziosi visti finora c'è il perfetto equilibrio tra produzione e cast. Un reciproco scambio fiduciario in cui Sutter affida le proprie idee agli interpreti e questi ultimi si lasciano guidare e - soprattutto - trasportare gli uni dagli altri. I legami instaurati durante le riprese rappresentano la massima esaltazione dello sforzo congiunto tra individui che hanno sentito le vicende nel profondo del proprio animo. Un sentimento forte e intenso, che lo spettatore stesso percepisce in più occasioni e

che permette di empatizzare sin da subito con i protagonisti. Le vette emotive raggiunte dai SAMCRO rappresentano ancora oggi uno standard per chiunque intenda approcciarsi a un drama corale di simile portata. Vette, queste, raramente raggiunte in altre occasioni (nonostante un interessante spin-off di Sons of Anarchy attualmente in onda, ambientato a pochi anni di distanza dagli eventi della serie ammiraglia). Sutter e soci sono riusciti nel difficile intento di creare la sintesi totale tra forma e sostanza, scegliendo attentamente ogni interprete e contribuendo al successo di molti di questi. Oltre al già celebre Ron Pearlman, infatti, lo show ha portato alla ribalta la star Charlie Hunnam e al Golden Globe Katey Seagal (interprete di Gemma, madre di Jax, e moglie dello stesso Sutter).

Ma i meriti del casting non si fermano solamente ai ruoli principali: anche nei cammeo e nelle parti più marginali lo show ha puntato su attori di grande livello o professionisti di indubbio talento (da Walton Goggins a Danny Trejo, per fare qualche esempio). Menzione speciale per Taylor Sheridan, che pochi anni dopo aver lasciato il personaggio del vice-sceriffo Hale è diventato uno sceneggiatore candidato agli Oscar e si trova attualmente al timone di una serie di successo come Yellowstone.

Una questione di fede

Al di là delle riproposizioni sulle varie piattaforme streaming, è lecito domandarsi cosa abbia permesso a Sons of Anarchy di perdurare nelle coscienze così a lungo, sopportando persino stagioni dal carattere preparatorio e in più casi diluite per esigenze di ritmo. La risposta è tanto semplice quanto intrigante: è una questione di fede. Il lavoro compiuto da Sutter sui personaggi porta lo spettatore a sentirsi parte integrante dei SAMCRO, a vivere i rapporti e le gerarchie dei Sons con lo stesso ardore dei suoi membri. Il legame unico che si instaura tra spettatore e personaggi mira a trasformare l'osservatore in fedele, il fedele in giudice: pur condannando la maggior parte delle azioni del club, sarà impossibile non comprenderne le ragioni o persino schierarsi apertamente.

Il contesto criminale diventa così lo sfondo di uno scontro tra menti simili che, messe alle strette dalle difficoltà o dai propri sentimenti, si trovano costrette ad agire o a calcolare ogni mossa sulla base della propria fede - o fiducia - nei compagni, nelle proprie capacità o nei propri principi. Sono questi frammenti di umanità in un contesto brutale a guidare un'opera che gioca sul mito dell'uomo imperturbabile e lo scardina pezzo dopo pezzo di fronte alle avversità.

I membri dei Sons sono forti, temibili persino, ma sono soprattutto umani: agiscono d'impulso, sbagliano di continuo, ma sono guidati dai sentimenti, da un profondo senso dell'orgoglio e da legami a gasolio più stretti di quelli di sangue. L'intimità dei personaggi risuona in quella dello spettatore, creando una sintonia profonda che non può lasciare indifferenti.

Simbolismi e sfumature

Considerando i vari elementi narrativi nella loro interezza, dalle figure dei personaggi fino ai continui dissapori interni, non è azzardato comparare l'epopea di Jax a quella di un Amleto moderno. La parabola dell'antieroe drammatico, intento a percorrere il lungo viaggio che lo porterà alla scoperta della verità e al proprio epilogo, rispecchia alla perfezione ciò che viene mostrato nella serie.

La grande allegoria viene però espressa al meglio sfruttando la summa della mitologia nordica da cui l'opera shakespeariana trasse ispirazione: ogni uomo è il risultato di ciò che ha fatto in vita, e come l'onnipresente mietitrice ricorda (tra simbolismi e rappresentazioni più o meno esplicite) nessuno potrà sfuggire al fato.

Pur poggiando le proprie basi sul concetto di unione e di famiglia, Sons of Anarchy emerge nel forte contrasto tra individualismo e anarchia: il primo mira alla realizzazione, al controllo e alla ricerca del potere, il secondo rappresenta invece l'aspirazione ultima di libertà. Per chi lotta ogni giorno per vivere all'altezza delle aspettative o della propria morale, l'evento più tragico e complesso da comprendere è che di fronte al dramma dell'esistenza, l'unica soluzione sia la morte.

La fine della vita non viene però vista sempre con malessere e timore: la soluzione ultima del complesso gioco dell'essere sta proprio nell'accettare il concetto che una battaglia persa può far vincere una guerra, così come un sacrificio può garantire la salvezza.

"Come join the murder"

Sutter e colleghi hanno creato un prodotto che ha mostrato ciò che accade quando uomini al potere vengono privati del controllo, sfruttando un dialogo più ampio sulla fede e la figura del protagonista.

A questi è affidato infatti il compito di incarnare il concetto di eredità e responsabilità opprimente di un bene superiore da realizzare, per poi farsi testimone del cambiamento e del declino dell'individuo.E così, tra presagi di morte e atti di fede degni della più celebre liturgia cristiana, il prescelto raggiunge infine la consapevolezza che l'unica via per la pace è quella più difficile da percorrere. Il solo modo per concludere degnamente un racconto come quello di Sons of Anarchy è lasciare che la mietitrice faccia il suo dovere, mentre l'uomo ormai cosciente del proprio destino si sacrifica - o "crocifigge" - nella speranza di porre fine ai propri drammi. Se il panorama televisivo concede piccoli frammenti di eternità, è nell'ultimo viaggio di Jax che la si può finalmente percepire, con le braccia aperte al cielo e il cuore che sfreccia per le strade di Charming.