I Soprano: perché sono una leggenda del piccolo schermo

Con l'arrivo del suo ambizioso prequel al cinema, riscopriamo insieme ciò che ha reso I Soprano la più importante opera televisiva dell'era moderna.

I Soprano: perché sono una leggenda del piccolo schermo
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Il nome di David Chase, scandito a caratteri cubitali nell'olimpo della tv, non ha certo attirato la curiosità di molti in Italia all'arrivo del nuovo millennio. Eppure il suo I Soprano ha saputo scardinare fin nelle fondamenta il mondo della serialità televisiva, cambiandone radicalmente le dinamiche.

Lo show che segue le vicende delle famiglie criminali del New Jersey, concentrandosi sulla figura di Tony Soprano (James Gandolfini), ha segnato uno spartiacque tra vecchia e nuova serialità televisiva, poggiando le basi di una rivoluzione che ha portato il piccolo schermo a raggiungere vette contenutistiche e qualitative degne di un film - o, addirittura, superandole. HBO ha stimato 13 milioni di spettatori americani per ogni puntata, ben oltre quelli raggiunti da un altro colosso come Lost, con una percentuale di abbonamenti al network incredibile per l'epoca. La supremazia contenutistica del titolo targato HBO ha raggiunto il MoMa di New York e persino Harvard, con corsi di studi attualmente impegnati nell'analisi valoriale dello show come rappresentazione del post-modernismo americano.

I Soprano è anche la serie più premiata della storia, con ben 82 riconoscimenti ricevuti (tra cui 5 Golden Globes e 21 Emmy) a fronte di 211 nomination fra i vari awards. Quando fece il suo debutto più di 20 anni fa, nessuno avrebbe potuto immaginarsi un impatto simile né tantomeno una produzione tanto articolata e coinvolgente: l'arrivo de I Soprano è stato un evento epocale, aprendo la strada per grandi opere televisive che vengono oggi ritenute le perle dell'industria (da Breaking Bad a Mad Men). In occasione dell'uscita del suo prequel cinematografico (qui la nostra recensione de I molti santi del New Jersey), cogliamo l'occasione per analizzare la più grande leggenda televisiva dell'era moderna.

La grande ispirazione

David Henry Chase (americanizzazione di De Cesare), abbozzò il proprio concept già nel lontano 1997: I Soprano nacque come opzione per un lungometraggio su "un mafioso in terapia", ma l'idea si tramutò velocemente nel pilota di una serie tv. "Rubando" così il cognome a un vecchio compagno di liceo, Chase si prefissò il compito di rappresentare un parallelo rivoluzionario, partendo dal presupposto che anche la vita di un criminale contenesse sprazzi e frammenti di normale esistenza. A detta dello stesso autore, l'intento fu quello di mostrare che "la vita è così complessa che anche un mafioso ha bisogno d'aiuto per carpirci qualcosa". Nel 1999, anno in cui ironicamente usciva al cinema una commedia sullo stesso tema con protagonista Robert De Niro, lo show fece il suo debutto sull'emittente ponendosi sin da subito su un livello superiore rispetto a qualsiasi altra opera.

HBO accolse favorevolmente il progetto e ne capì presto il potenziale, mettendo a disposizione di Chase una writing room che accoglieva le penne più talentuose dell'industria, alternando autori del calibro di Terence Winter (autore di Boardwalk Empire) e Matthew Weiner (il genio dietro Mad Men). Attraverso una maniacale cura per i dettagli, I Soprano ha sempre giocato con gli stereotipi e le rappresentazioni criminali di scorsesiana memoria per portare su schermo uno spaccato tangibile della contemporaneità dell'epoca, ponendo però una particolare attenzione sul contrasto tra l'omertà mafiosa e le confessioni della terapia.

In men che non si dica, Chase riuscì a creare un connubio perfetto per attirare gli spettatori e incuriosire i critici, stravolgendo le fondamenta del crime drama attraverso scelte oculate. Prima fra tutte, quella di mescolare l'epopea criminosa con l'introspezione e l'onirismo di stampo autoriale. Ma non solo: l'intuizione geniale de I Soprano è stata quella di porre l'individuo, ancor prima che il criminale, al centro della scena. A supporto di questa intenzione, l'intuizione geniale di inserire una psicanalista donna, capace con la sua sola presenza di mettere in discussione i preconcetti maschilisti della figura del gangster e qualsiasi convinzione del protagonista. Non a caso, la dottoressa Melfi di Lorraine Bracco (moglie di Henry Hill in Quei Bravi Ragazzi) si rivela fondamentale per comprendere a fondo l'importanza di ogni decisione.

La sua figura, contrapposta a quella del Tony Soprano di Gandolfini, crea un abisso contenutistico senza precedenti: il confronto tra i due mostra per la prima volta un'attenta (e forse mai così realistica) rappresentazione della terapia e delle ripercussioni della depressione, evidenziando al contempo nuove prospettive sociologiche sull'idea di patriarcato e sulla mascolinità del tempo. L'operato dell'algida terapeuta e del suo altalenante paziente si pone così al centro di un racconto profondamente psicologico condito da alti sprazzi di brutalità criminale: proprio sull'onda di questa ambiguità morale si trova lo spettatore, che vive per primo il contrasto di immedesimarsi in un individuo tanto disturbante nella sua ferocia quanto profondamente umano nella sua emotività.

L'altare delle idee

In questo senso, l'immagine di Tony rappresenta la figura apicale di una costruzione incredibile, la punta di un iceberg solido e inoppugnabile. Il protagonista de I Soprano è forse il personaggio più importante di sempre, con contraddizioni e complessità che hanno permesso a molti creativi di comprendere quanto si potesse costruire su un solo interprete e su un singolo ruolo.

Il compianto James Gandolfini regge senza sforzo la figura ingombrante di Tony, esemplare nella sua melodrammatica dannazione. La convinzione del protagonista di rivedersi nel clown triste, ironico all'esterno ma triste all'interno, si specchia con la duplice immagine dello show stesso, capace di giocare con la violenza e l'ironia per poi inserire la psiche come elemento fondante del racconto. A metà tra le diatribe sociologiche e gli studi antropologici più originali dell'epoca, I Soprano si è basato su realtà esistenti del sottobosco criminale per creare la sua fitta rete di legami malavitosi. Lo stile di Chase rispecchia chiaramente, e quasi iperrealisticamente, un approccio più defilato e periferico, lontano dalle logiche de Il Padrino ma tanto realistico da destare la preoccupazione dei veri clan locali.

Le vicende della serie si sono così elevate a rappresentazione meta-filmica del reale, segnando un punto di non ritorno per il mondo della tv. Ponendosi per la prima volta sopra a qualsiasi altro medium per la sua capacità di raccontare la società senza vincoli di complessità o fruizione, il mondo delle serie ha quindi cominciato la sua ascesa verso vette fino ad allora inesplorate.

Un emblema post-moderno

L'intento di Chase e soci è chiaro, diretto, travolgente. Ciò che rende I Soprano la serie più grande di sempre, a detta della Writers Guild of America e del New York Times, è la capacità di aver messo insieme un quantitativo di talenti mai visto, esaltando i propri contenuti tra grandi riferimenti ai classici e novità assolute. La tragicomica avventura di criminali sul viale del tramonto rappresenta un'evoluzione più contemporanea e quasi antropologica dei gangster, estatica nelle sue prospettive pulp e tarantiniane ma capace di esplorarsi a fondo come in un film di Lynch. Non si era mai vista una simile esplorazione dei personaggi, né tantomeno dei contesti criminali. Ma, soprattutto, non si era mai visto un approccio così analitico e simbolico nella quotidianità seriale.

Tra sequenze oniriche, eventi liturgici e metafore ricorrenti, I Soprano ha creato un mito dell'estasi criminale. Una macchia d'olio che si espande su più generi e più metodiche, inglobando a sé ogni elemento utile per creare qualcosa di sensazionale. Come dirà lo stesso David Chase: "La peculiarità de I Soprano, che ora è diventata un carattere tipico delle serie tv, è la coesistenza di più registri, in particolare dell'ironia, della meta-comunicazione, del distacco, e dall'altra parte dell'identificazione e del naturalismo psicologico. Volevo che I Soprano funzionassero come una satira ma, se scrivi bene, i personaggi devono essere a tutto tondo".

Manifesto della contemporaneità

A 20 anni di distanza dalla sua uscita e a quasi 15 dalla sua conclusione, si sente ancora l'esigenza di studiare e approfondire I Soprano non tanto per il suo lato contenutistico, bensì per ciò che ha permesso a I Soprano di rimanere incredibilmente contemporanea.

Tony e soci, al di là delle battute e degli stereotipi, rimarranno indelebili perché rispecchiano l'America del ventesimo secolo, oppressa dal tempo che passa e da infinite responsabilità di grandezza. Le cosche del New Jersey non sono altro che un'astratta sineddoche degli americani. Come precisato dallo stesso Chase, non c'è spazio per altro: "Questa è una storia sull'America. Chiunque la segua con un briciolo d'intelligenza lo capisce subito. È una storia che riguarda tutti. Chi si lamenta è un fanatico dell'etnia". L'intera serie ha portato milioni di spettatori a vivere un costante crescendo, culminato in una sconvolgente stagione conclusiva e in un finale che ha fatto la storia. Di fronte all'uscita del film che spiega ciò che ha portato I Soprano a farsi grandi, l'ultimo pensiero non può che tornare alla sospensione, all'incertezza e al silenzio fragoroso di quello schermo nero.

Del resto, proprio per la sua natura così introspettiva, lo show aveva preannunciato una fine del genere già nel suo percorso. Seguire Tony Soprano attraverso ogni aspetto, dall'esterno all'interno, permette di vivere con lui ogni esperienza, compresa quella di lasciarlo (e quindi lasciarsi) andare. Con il suo ultimo guizzo, Chase ha raccontato la morte, probabile, plausibile e necessaria del suo microcosmo, e ora intende raccontare la sua nascita. Nell'attesa di comprendere davvero quanto dell'opera possa influenzare il lungometraggio, non possiamo che ricordare con orgoglio questo incredibile sogno a occhi aperti. "You probably don't even hear it when it happens, right?"