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Oltre Squid Game: 5 drama coreani da non perdere su Netflix

Squid Game ha portato una volta per tutte in auge il genere dei kdrama e su Netflix ne potete trovare un'ampia scelta, basta tuffarsi.

Oltre Squid Game: 5 drama coreani da non perdere su Netflix
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Per un osservatore abbastanza attento l'esplosione dei kdrama era chiara già da un po' di tempo, non si tratta di un fenomeno improvviso sorto dal nulla. Era sempre più lampante che numerose produzioni coreane riuscissero ad ottenere attenzioni importanti all'estero, fino al punto in cui alcune serie sono state pensate con un occhio più premuroso proprio per il mercato occidentale. Un'ascesa rapida derivata, tra le altre cose, dall'ancora più ripida popolarità che negli ultimi anni ha raggiunto il kpop, e Squid Game - qui potete trovare la nostra recensione di Squid Game - è al momento il risultato più roboante, anche se appunto non così sorprendente, di questa concomitanza di eventi.

Ma i kdrama rappresentano un universo vastissimo in continua espansione, un mondo piuttosto diverso dal nostro e capace di sfornare negli anni prodotti di altissima qualità con un ritmo stupefacente. Il catalogo Netflix ne è fortunatamente ben fornito, con nuovi arrivi ogni mese, e noi siamo qui oggi per consigliarvi alcuni kdrama da noi apprezzati particolarmente.

Prison Playbook

Iniziamo con quello che a tutti gli effetti può essere considerato uno dei classici più recenti del genere e uno dei kdrama in assoluto di più successo nella storia della televisione coreana, tra l'altro con protagonista il talentuoso Park Hae-soo - il diciamo discutibile Sang-woo di Squid Game.

In poche parole Prison Playbook racconta la vicenda di Kim Je-hyuk, un celebre giocatore di baseball che, in procinto di trasferisi nella Major League Baseball americana, viene arrestato per aver assalito con foga eccessiva un uomo colto in flagrante nel tentativo di stuprare la sorella. E l'intero k-drama è basato proprio sulla sua esperienza in prigione, sulle persone che incontrerà, sul suo rapporto con le guardie, in un mix straordinario e costantemente vario di generi, linguaggi e tematiche.

Prison Playbook è un'opera immensa che riesce a spaziare in pochissime scene da storyline secondarie che non stonerebbero in una sitcom a riflessioni profonde, lucide e strazianti sulle proprie scelte di vita, nonostante l'ambiente circostante sembri fare di tutto per abbatterle. È un viaggio lungo e a tratti bizzarro, ma anche solo un gruppo di protagonisti semplicemente meravigliosi ne vale il biglietto.

My Country: The New Age

Qui invece si va già in una direzione più classica, in quanto si tratta di un kdrama fortemente storico - le produzioni in costume sono immancabili nel genere. Ambientato sullo sfondo di una sanguinosa lotta di potere e sul passaggio tutt'altro che pacifico tra una dinastia e l'altra nella Corea del 14esimo secolo, i protagonisti di My Country: The New Age sono Seo Hwi e Nam Seon-ho, amici fin da tenera età ma destinati purtroppo a vedere le loro strade separarsi per poi ricongiungersi in uno scontro a dir poco drammatico.

Due amici provenienti oltretutto da realtà sociali estremamente differenti: Hwi è la prole di un traditore mentre Seon-ho è un figlio illegittimo di un nobile di alto rango; sarà proprio questa differenza a dividerli all'inizio della guerra, in un'epopea sanguinosa e squisitamente crudele dai ritmi molto elevati per un kdrama.

Anche in My Country: The New Age alla fine a fare la differenza, pure più di un intreccio intrigante e di machiavellici giochi politici, sono i personaggi, la loro profondità e ambivalenza, che raggiunge livelli strepitosi - in particolar modo in un certo principe ereditario - e dà vita a sequenze da pura pelle d'oca. E soprattutto non sentitevi penalizzati ad esempio per non conoscere la storia coreana poiché, per quanto la serie metta in scena eventi realmente accaduti, i protagonisti sono e rimangono fino all'ultimo lacerante istante i fittizi Hwi e Seon-ho.

Extracurricular

Extracurricular è invece un kdrama distintivo e forse addirittura unico al momento, anche per chi conosce già il mondo della serialità coreana. Un'unicità portata dagli argomenti trattati, ovvero il mondo crudele e violento della criminalità - organizzata e non - e soprattutto il fenomeno della prostituzione minorile, raramente al centro di produzioni televisive che non siano magari delle docuserie.

Il protagonista, infatti, è Oh Ji-soo, studente liceale di primissima fascia ma con una storia familiare alquanto turbolenta. in cui in sostanza è stato abbandonato a se stesso. Per guadagnarsi da vivere mette allora in piedi insieme ad un partner una sorta di servizio di sicurezza per un gruppo di prostitute minorenni, un business che riesce a fruttare degli ottimi guadagni finché una sua compagna di scuola non lo scopre.

E da qui inizia un turbinio sempre più caotico e complesso di eventi, per una serie che vive come sospesa tra due mondi: un classico teen drama scolastico in superficie, dal quale improvvisamente sbuca con ferocia un sottobosco di avvenimenti e tematiche cupe, se non proprio disturbanti a tratti. Extracurricular fiorisce su questo contrasto affascinante e paradossale portandolo spesso e volentieri ai suoi limiti, per dare vita ad un kdrama contenuto e intenso.

Start-Up

Torniamo invece in territori più abituali, una storia di rivincite personali sorretta interamente dalla scrittura maestosa dei protagonisti. Seo Dal-mi è una giovane donna che sogna di lasciare il suo segno nell'ultra-competitivo mondo della tecnologia e nel fare ciò viene aiutata da un trio di dotati sviluppatori capitanato dal geniale Nam Do-san, ritenuto tra le altre cose da lei il suo primo vero amore durante l'infanzia.

Sembra un intreccio abbastanza spento e banale, con evoluzioni dei rapporti e della sceneggiatura altamente prevedibile, è vero. Ed in parte è così, ma uno degli aspetti più sorprendenti dei kdrama è il saper nascondere una miriade di dettagli sui suoi attori principali.

Ogni singola parola della succinta sinossi che vi abbiamo proposto meriterebbe un asterisco con corposi chiarimenti al suo seguito, ecco fino a che punto possono risultare complessi e tridimensionali i personaggi di Start-Up. Il resto viene un po' da sé: qualche piccolo plot twist ben piazzato, dei commoventi messaggi di sottofondo, scene chiave costruite alla perfezione, una ost sublime, un umorismo che si lascia andare al suo essere trash in molte occasioni; Start-Up è un piccolo grande racconto che vi travolgerà nella sua semplicità, rappresentando per giunta una perfetta via d'ingresso al genere.

Sweet Home

Vogliamo concludere questa raccolta con un'altra serie che, almeno nel novero dei kdrama, richiederebbe un capitolo a parte per la sua unicità. Sweet Home infatti racchiude senza alcun dubbio tutti gli stilemi del genere, in primis la fondamentale attenzioni ai personaggi e ai loro rapporti. Ma è anche un racconto a tinte horror con mostri che tentano di spazzare via l'umanità in un contesto pienamente apocalittico.

Il risultato è un mix bizzarro che ha colto chiunque di sorpresa, sia i fan dei kdrama che gli amanti del setting apocalittico. Però dopo un piccolo periodo di adattamento Sweet Home ingrana alla grande: una narrativa stratificata con numerose storyline, a livello estetico e di immaginario è un gioiello, personaggi interessanti e lungi dall'essere banali, delle sequenze d'azione convincenti; è in pratica un pacchetto completo. Come sempre nei kdrama lo spoiler è dietro l'angolo, quindi ci perdonerete la povertà delle informazioni, ma l'avventura tormentata di Cha Hyun-soo è un piatto prelibato e gustoso che proprio non vogliamo rovinarvi e che potete comunque approfondire nella nostra recensione di Sweet Home.

Squid Game Questa è chiaramente solo una breve lista che riflette in minima parte lo sconfinato reame dei kdrama, persino prendendo in considerazione solo il catalogo di Netflix. Ci sono un numero incredibile di produzioni che meriterebbero la vostra attenzione, dall'immortale Mr. Sunshine alle stranezze soprannaturali di A Korean Odissey e Mystic Pop-Up Bar. Ma sarebbe ingiusto escludere anche la peculiare vendetta che domina le scene in Itaewon Class o i toni camaleontici e lo stile artistico superbo di It's Okay to Not Be Okay. O anche una comedy più spensierata come So Not Worth It. È un mondo colossale e può intimidire, ce ne rendiamo conto. Però fidatevi, a volte l'importante è semplicemente tuffarsi in una nuova esperienza.