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Star Trek: Discovery, dove eravamo rimasti

In vista della terza stagione, ambientata quasi mille anni nel futuro, ripercorriamo le sorti della U.S.S Discovery.

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La messa in onda della terza stagione di Star Trek: Discovery è stata annunciata per il 15 ottobre negli USA, su CBS All Access, a cadenza settimanale, mentre in Italia debutterà su Netflix, nelle stesse modalità, il giorno successivo. Il trailer di Star Trek Discovery 3 è stato a dir poco esaltante e ha pompato l'hype alle stelle, perché in questa stagione ritroveremo il tenente Michael Burnham (Sonequa Martin-Green) e il resto dell'equipaggio ben 930 anni nel futuro. Ovvero, esattamente dove ci aveva portati il season finale della seconda stagione, dopo che l'astronave Discovery era saltata all'interno di un wormhole.

Dal breve filmato che abbiamo visto, l'equipaggio della Flotta Stellare si troverà in una parte della galassia inesplorata, piena di nuovi pericoli e nuovi personaggi con i quali entrerà in contatto. Sarà quindi in perfetta sintonia con lo spirito avventuriero classico della saga creata da Gene Roddenberry nel lontano 1963. La Federazione dei Pianeti Uniti non esiste più, neanche idealmente, ed è andata in pezzi per qualche recondito motivo perduto attraverso i quasi mille anni passati dalla scomparsa dell'astronave a motore micellare. Ma come si è arrivati a questa situazione? Ripercorriamo a ritroso il viaggio della Discovery, per non farci trovare impreparati all'arrivo di quella che si preannuncia essere una terza stagione esplosiva, nonché una delle più attese uscite Netflix di ottobre.

L'Angelo Rosso

Nella stagione d'esordio di Discovery, durante la breve guerra contro i Klingon, il Capitano Gabriel Lorca si rivela essere proveniente dal malvagio universo dello specchio - il mirror universe alternativo, che nella timeline trekkie esiste sin dalla Serie Classica; quello del famigerato Kirk malvagio e dello Spock con la barba, per intenderci -, e tradisce così l'equipaggio della Federazione. Una volta sconfitto Lorca per mano dell'Imperatrice Philippa Georgiou Augustus Laponius Centarius, anche lei proveniente dall'universo dello specchio e che ritroviamo dopo aver preso in mano le redini della Sezione 31, la U.S.S. Discovery fa rotta verso Vulcano per accogliere a bordo il nuovo capitano. Naturalmente niente va come previsto e, nel frattempo, l'astronave riceve una richiesta d'aiuto da parte della U.S.S. Enterprise, comandata in quel periodo da Christopher Pike (interpretato da Anson Mount), il famoso predecessore di James T. Kirk, le cui avventure saranno alla base dello spin-off Star Trek Strange New Worlds. Pike prende temporaneamente il comando della Discovery e, dopo aver accolto a bordo un giovane Spock, meravigliosamente interpretato da Ethan Peck, insegue l'origine di sette diversi segnali che paiono però avere un minimo comune denominatore.

Senza contare la misteriosa apparizione di una figura eterea e riverberante di colore vermiglio, presto ribattezzata l'Angelo Rosso. Per non rivelare troppo, diremo che l'Angelo Rosso è frutto di un paradosso temporale. Nasce dalle mosse che verranno fatte per combattere e sconfiggere l'intelligenza artificiale chiamata Controllo, creata come arma di difesa dalla Sezione 31, che naturalmente ne ha perso il controllo.

L'IA sta subdolamente conquistando la mente di alcuni membri importanti dell'ente di spionaggio della Federazione, facendo correre un rischio enorme a tutta la Galassia. Per sconfiggere l'entità artificiale Controllo, la Discovery e il suo equipaggio devono attraversare il wormhole creato dall'Angelo Rosso e rimanere 930 anni nel futuro, scomparendo dalla linea temporale del presente.

Ad Astra

La seconda stagione di Discovery si è rivelata una sequela di episodi al cardiopalma, ricca di colpi di scena e molto incentrata sui rapporti interpersonali tra l'equipaggio. Relazioni amorose che rinascono, come quella tra il Tenente Comandante Paul Stamets (Anthony Rapp) e il medico di bordo Dottor Hugh Culber (Wilson Cruz), il legame conflittuale fratellastro-sorellastra tra Burnham e Spock, quello altrettanto complicato tra Saru (Doug Jones), sua sorella e il suo popolo. Insomma, una stagione perfettamente giostrata tra i rapporti umani (o meno) e una trama spaziale di ampio respiro, che ha lasciato un'enorme porta aperta sul futuro che attende la Discovery e il suo equipaggio al di là del wormwhole nella terza stagione. Le aspettative sono letteralmente alle stelle.