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Stranger Things e le problematiche dell'effetto nostalgia

Tra pochi giorni sarà disponibile su Netflix la seconda stagione di Stranger Things: ma il pubblico ne ha abbastanza?

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Che la nuova stagione prodotta dal colosso dello streaming fosse uno dei prodotti più attesi dell'anno non è un mistero, tanto che la campagna marketing non ha fatto nemmeno troppa fatica per promuoverne l'arrivo, grazie anche a delle mosse molto intelligenti (i due teaser mostrati al SuperBowl e al Comic-Con in primis). Andando su Rotten Tomatoes ci si accorge che il livello di gradimento della critica ha raggiunto un sontuoso 90%, con l'attesa diventata massima da parte del pubblico. Stranger Things è indubbiamente uno dei fenomeni più attesi di questa nuova stagione televisiva.
Si applaude ancora una volta all'effetto nostalgia generato dalla serie, che tra una citazione visiva e l'altra omaggia l'immaginario cinematografico e seriale degli anni Ottanta, dimostrando una sensibilità molto cara al pubblico generalista e a quello cinefilo, ben più esigente. La preoccupazione fondamentale però - non essendo ancora uscita la nuova stagione - è se tutto questo continuo citazionismo non risulti alla fine sterile e quindi fine a se stesso.

Intrattenimento e introspezione: binomio imperfetto

Non fraintendeteci, la prima stagione di Stranger Things rimane più che godibile e ottimamente realizzata sotto il profilo tecnico (con un plauso particolare riservato alla carpenteriana colonna sonora di Kyle Dixon e Michael Stein), ma alcune ovvietà nella narrazione e certe dinamiche ormai ampiamente stereotipate non possono che lasciare l'amaro in bocca su un prodotto che alla fin fine non ha poi così tanto da dire sulla critica sociale, ad esempio. Film come I Goonies, La Casa, Nightmare, Poltergeist e I Predatori dell'Arca Perduta nascevano sì come grande cinema d'intrattenimento, ma recavano al loro interno rimandi sottili ma potentissimi al panorama culturale contemporaneo, dalla critica ai nazismi (sempre attualissima) e contro le politiche speculative di certa destra repubblicana, alla paura dell'ignoto e del mostro, che da Lo squalo in poi ha cambiato le carte in tavole nel cinema degli anni Settanta (e persino il film di Steven Spielberg era ferocissimo in quanto a denuncia sociale).

Anni '80 e poi?

La prima stagione di Stranger Things, oltre agli aspetti migliori e innegabili, aveva dalla sua anche una superficialità evidente dal punto di vista narrativo e anche gli aspetti più controversi (il bullismo, gli esperimenti sui bambini, ecc.) sono trattati piuttosto sbrigativamente. Se si guarda a questa serie (almeno nella prima mandata di episodi) non ci si imbatterà quasi mai in discorsi che abbiano una certa rilevanza attuale; i film degli anni Ottanta che stiamo giustamente tornando ad osannare (quelli che erano e rimarranno ottimi film, non la robaccia che in tanti stanno rivalutando), erano grandi perché riflettevano perfettamente le inquietudini di quegli anni, le paure più terribili e gli aspetti più controversi, perfino Indiana Jones (che è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale) con la sua aria scanzonata. Quando si guarda Stranger Things, almeno finora, si guardano gli anni Ottanta, e basta. E questo è un aspetto non banale che andrebbe rivisto, specialmente perché si ha a che fare con un prodotto di genere, da sempre alfiere degli outsider.