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Strappare lungo i bordi: il racconto di una generazione che vince, fallendo

Strappare lungo i bordi ci ha travolto tutti, con l'onestà tagliente di Zerocalcare che si è infilata sotto la nostra pelle, senza andarsene più.

Strappare lungo i bordi: il racconto di una generazione che vince, fallendo
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Non è facile commentare adesso una serie come Strappare lungo i bordi. Sembra quasi che sia stato già detto tutto, già scritto. Già morto? Allora facciamo così, facciamo l'unica cosa che sembra quasi impossibile, che poi è la stessa che fa Zerocalcare: saremo onesti. Anzi, sarò onesto. Ho pianto alla fine dei sei episodi. In realtà anche a metà. Ho pianto riguardandoli. È quasi difficile ripensarci perché le lacrime spingono dietro la nuca, gli occhi pulsano, colano ruggine giù dalle guance. Strappare lungo i bordi non vuole lasciarti scampo, non deve e non può.

Non l'ha sicuramente lasciato a me, che ancora vacillo sentendo toccare temi così complessi con una naturalezza rara, arrabbiata, che schiuma rimpianto e rimorso in una risacca continua, dalla quale riusciamo a malapena a trascinarci via. E, come la splendida opera di Zerocalcare che vi abbiamo raccontato nella nostra recensione di Strappare lungo i bordi, forse anche questo articolo cercherà di essere un piccolo balsamo, uno scrivere per sé stessi provando a toccare l'anima di tutti. Zero ci è riuscito, io magari faccio un tentativo.

Strappare lungo i bordi dei nostri spigoli

La prima ammissione di onestà è l'invidia. Per chi scrive come me, ma forse per tutti coloro che tentano una strada artistica nella propria vita, vedere la capacità di Zerocalcare di raccontarci in maniera così genuina fa bruciare un po' di invidia.

Strappare lungo i bordi apre le crepe della nostra generazione, una generazione di sconfitti, di pessimisti eroici che affrontano la vita con tragica ironia. Siamo ancora un volgo disperso che tenta di trovare la propria strada, che lotta per non affondare nella lurida melma quotidiana, e se va bene riusciamo a prendere un boccone di ossigeno per svegliarci la mattina dopo un po' meno sporchi. Ma non va sempre bene, no? Zero lo racconta tramite Sarah e Alice, ricolme di sogni e ambizioni quasi fino a strabordare: la vita però le ha svuotate per terra, lasciandole lì, evaporate al sole. E noi come loro ci alziamo ogni mattina con qualche pezzo in meno, sostituiti da compromessi luridi, da sogni di seconda o terza mano. Ci ripetiamo che la prossima volta andrà meglio, vinceremo quel concorso, torneremo davvero a strappare lungo i bordi. Torneremo davvero?

Non tutti ce la fanno, ma lottano fino alla fine

Pausa. Un attimo di respiro, di comicità, di battute al vetriolo. Zerocalcare ci fa rifiatare. Almeno, lo fa ogni tanto, quando serve. E con lo splendido e diegetico doppiaggio di Strappare lungo i bordi.

Perché a un certo punto dobbiamo prendere coscienza, capire che la vita è solo una grande sala di aspetto che non ti aspetta, neanche per sbaglio. E se invece sbagliamo noi ci porta subito i risultati, scuotendo la testa. Stringiamo i pugni, ci torturiamo le mani dentro le tasche, ma sentirsi inadeguati e fuori posto a volte è troppo. Non sempre, certo, ma ci sono persone che non vogliono più svegliarsi, non vogliono più vedere il dottore della propria coscienza che abbassa gli occhi con la cartellina della vita in mano. Ecco perché cerchiamo di legare la nostra matassa irta di crepe a qualcun altro, aggrovigliandola attorno a chi ci sembra avere le stesse cicatrici. Forse è per questo che ci accontentiamo di amori di riserva, sentimenti sgualciti e brividi senza fremiti. La quotidiana sicurezza che piace a tanti ma non fa impazzire nessuno. Siamo terrorizzati come Zerocalcare da quello che potrebbe succedere. Perché appena abbassiamo la guardia ci arriva un treno dritto sul muso, e rialzarsi diventa sempre più difficile.

Fili d'erba frastagliati

"Così pensando a quello che perdevo, io non ebbi mai quello che volevo" cantava un poetico Niccolò Fabi. E Zerocalcare vive così in Strappare lungo i bordi, incapace di muoversi, inadatto ai sentimenti, convinto che sia lui la causa di tutti i mali del proprio piccolo arido mondo.

Io non so se ci sia davvero una lezione alla fine della serie. So che Zero ha però sottinteso che bisogna imparare a perdonarsi, accentandosi per quello che si è. Che non dipende da noi, che non è colpa nostra. Almeno, non totalmente. Siamo tutti appesi sul bordo del foglio con le dita che scricchiolano, e fare lo sforzo di alleggerire la nostra coscienza forse ci farà rimanere aggrappati ancora un po'. Dopotutto, sentirsi fuori posto, sempre gli ultimi delle riserve nella scalcinata panchina della vita, non impedirà all'universo di continuare a girare. Lo farà a prescindere da noi. Purtroppo. E per fortuna.