The Americans: storia e successo del capolavoro disponibile su Prime Video

Due spie sovietiche nell'America degli Anni Ottanta sono il centro di gravità dello show, disponibile su Amazon Prime Video.

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Tra le uscite Amazon di settembre, oltre a novità come la seconda stagione di The Boys, ci sono serie cult dal grandissimo successo che vi abbiamo raccontato nel nostro speciale su Buffy e nel nostro approfondimento su Lost, ma c'è anche una serie che, pur non essendo diventata un fenomeno esplosivo, va annoverata tra le migliori degli ultimi anni. Come avrete intuito, stiamo parlando di The Americans, un drama camuffato da spy-story andato in onda tra il 2013 e il 2018 su FX, per un totale di sei stagioni e 75 episodi.

Nel corso degli anni, la qualità della serie è andata in crescendo, in parallelo con l'apprezzamento della critica e le prestigiose vittorie agli Emmy e ai Golden Globes, consegnandoci uno dei finali migliori mai visti in ambito televisivo. La pubblicazione su Prime Video, dunque, può essere un'ottima occasione per recuperare e scoprire un'opera dalla scrittura sopraffina, dove la dimensione emotiva dei personaggi viene scandagliata a fondo, con cura e rifuggendo ai cliché. Insomma, si tratta di uno di quegli show che possiamo affiancare a capolavori come Mad Men, Breaking Bad, I Soprano, The Wire e tutti gli altri migliori esponenti della serialità televisiva.

Una famiglia come tante?

Siamo nel 1981 e Ronald Reagan è il nuovo presidente degli Stati Uniti. In un contesto intriso dai timori sui possibili sviluppi della guerra fredda, Philip (Matthew Rhys) ed Elizabeth Jennings (Keri Russell) gestiscono un'agenzia di viaggi, vivono nei sobborghi di Washington e hanno due figli, Paige (Holly Taylor) ed Henry (Keidrich Sellati). Messa così, potrebbe sembrare la descrizione di una tipica famiglia americana, ma in realtà i veri nomi di Philip ed Elizabeth sono Mischa e Nadezhda.

I due coniugi, infatti, sono spie sovietiche del KGB, i quali, mentre conducono una vita apparentemente normale, sono impegnati con missioni di ogni tipo, che includono appostamenti, rapimenti, omicidi e tutto il campionario che ci si può aspettare da un racconto di genere spionistico; il tutto all'insaputa dei figli, cresciuti come veri americani. A complicare le cose c'è l'arrivo del nuovo vicino, l'agente dell'FBI Stan Beeman (Noah Emmerich), l'ultima persona che vorrebbero avere a due passi da casa.

Il creatore e showrunner della serie, Joe Weisberg - autore di due romanzi e in passato insegnante, ma soprattutto agente della CIA - ha preso spunto da una storia sorprendente emersa nel 2010, quella relativa al cosiddetto Illegals Program, culminata con l'arresto di dieci spie, nate in Russia e mandate negli States con false identità. Gli agenti si comportavano da cittadini ordinari e si occupavano per lo più di raccogliere informazioni che avrebbero potuto essere utili per la madrepatria, sviluppando contatti con persone all'interno di enti governativi.

La più famosa tra le spie arrestate è Anna Chapman che, una volta rientrata in patria in seguito ad uno scambio di prigionieri, è diventata una celebrità, con tanto di conduzione di programmi televisivi e una propria linea di abbigliamento. Tra i dieci, però, c'erano anche Donald Heathfield e Tracey Foley, una coppia che per oltre vent'anni ha operato negli USA. I due hanno avuto due figli, Tim e Alex Foley, rimasti all'oscuro della vera identità dei genitori fino al giorno in cui l'FBI ha fatto irruzione nella loro abitazione. Weisberg era affascinato dall'Illegals Program e decise di ambientare la sua storia durante gli anni della presidenza Reagan; un periodo in cui gli americani percepivano i russi come i principali nemici e in cui c'era tanta tensione, complice la paura di un'escalation della violenza e il ricorso ad armi nucleari.

Storia di un matrimonio

Sebbene le parti di spionaggio siano in linea con le premesse e godano del valore aggiunto dell'esperienza di Weisberg, divenendo di volta in volta più complicate soprattutto alla luce dei dilemmi morali che comportano, The Americans ha una seconda identità, come i suoi protagonisti. Si tratta infatti di uno show sulla famiglia e sul matrimonio, sull'imparare a convivere e contare su una persona che ti è stata assegnata come coniuge; sul crescere due figli ai quali dev'essere nascosta una verità che pesa come un macigno. The Americans è una serie che nel suo sviluppo, a tratti lento, accumula un'intensità tale che poi colpisce con forza inaudita, senza dover ricorrere alla violenza per raggiungere tale risultato e andando spesso a sovvertire le aspettative degli spettatori, sorprendendoli in positivo.

Anche se qualcuno potrebbe vedere nelle vicende dello show una riflessione sui giorni nostri, gli autori hanno più volte sottolineato come il loro focus fosse incentrato sui personaggi e sulla loro storia. Andando avanti con gli episodi e ammirando la cura riposta nella caratterizzazione dei Jennings e di chi orbita intorno al loro nucleo familiare, non si può che essere d'accordo. Rhys e Russel interpretano una coppia - lo sono anche nella vita vera - che all'inizio lo è solo sulla carta e solo in virtù del mantenere una copertura. L'evoluzione del loro rapporto passa attraverso i problemi tipici del matrimonio; su tutti il modo in cui educare i propri figli. I due hanno un carattere diverso e spesso in contrasto: Philip subisce in parte il fascino dello stile di vita americano ed è in genere più permissivo, mentre Elizabeth ha una fedeltà cieca verso la Madre Russia e una personalità più rigida.

Entrambi, però, adorano i figli e vivono con apprensione crescente il dover vivere una doppia vita. Le prove attoriali dei due protagonisti sono semplicemente fantastiche ed è uno spettacolo vederli tanto alle prese con l'ennesimo camuffamento, quanto in una conversazione distesa: i loro sguardi comunicano tutti i dilemmi interiori, tutti i dubbi, tutte le paure, tutti i pesi di cui si fanno carico. Una nota di merito va anche al percorso fatto da Paige, la figlia maggiore dei Jennings, che in parte ricorda quello di Sally Draper in Mad Men. Entrambe partono come personaggi secondari, ma col tempo assumono uno spessore che può rivaleggiare con quello dei genitori e questo è anche sinonimo di una scrittura di ampio respiro, che non fornisce tutto e subito, ma lascia maturare gli elementi messi in gioco per poi ricompensare lo spettatore al meglio.

Un matrimonio così particolare e le attività di spionaggio hanno come sfondo gli anni Ottanta, di cui The Americans riesce a ricreare le atmosfere, non solo rendendo palpabile la già citata tensione dovuta alla Guerra Fredda, ma anche offrendoci scorci realistici della vita americana: dall'arrivo delle prime console, a fenomeni come i seminari dell'EST (Erhard Seminars Training), organizzazione in voga in quegli anni che si prefiggeva lo scopo del miglioramento personale. Il tutto è impreziosito dall'ottima colonna sonora, che non si limita ad essere una grande selezione dei classici di quel decennio - con Fleetwood Mac, Phil Collins, Yazoo, The Cure, Peter Gabriel, Queen, Leonard Cohen e tanti altri -, ma contribuisce a rendere indimenticabili diverse sequenze, a partire dall'uso di Tusk nell'episodio pilota.

Nell'arco delle sei stagioni, The Americans è migliorata come il vino, perché non ha scelto la via facile, ma ha proposto una narrazione complessa e contraddistinta da una pazienza degna delle migliori spie. Gli scossoni in questo show sono profondamente emotivi e non poggiano solo su colpi di scena esagerati, e questa coerenza viene mantenuta fino allo splendido finale; forse l'apice di tutto lo show.