The Big Bang Theory: la rivoluzione copernicana del nerd

Dopo quasi due anni dalla trasmissione della stagione 12, la serie di Chuck Lorre rimane tra i prodotti che più hanno cambiato la cultura pop.

The Big Bang Theory: la rivoluzione copernicana del nerd
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Per la sua natura fortemente seriale e al tempo stesso autoconclusiva, per le tematiche che riguardano la vita di ogni giorno, gli amori, le risate, i piccoli o grandi attimi che caratterizzano le esistenze dei personaggi - oltre che per la tendenza umana all'immedesimazione - la sit-com, o situational comedy, è sempre stato uno dei generi più apprezzati dal grande pubblico. E uno dei più temuti dagli sceneggiatori. Il perché è presto detto: creare un impasto che sia in grado di presentare al pubblico un prodotto semplice da seguire e al tempo stesso incredibilmente profondo e complesso, non è impresa da tutti i giorni. Inoltre, doversi confrontare con alcuni dei "mostri sacri" sotto forma di prodotti per il piccolo schermo come Friends o Will & Grace, senza cadere nelle tentazioni del citazionismo o del cliché, ha spesso rappresentato un ostacolo insormontabile.

Se a ciò aggiungiamo il fatto che, nel 2007, quando la prima stagione di The Big Bang Theory stava per vedere la luce, un'altra serie cult come How I Met Your Mother aveva iniziato il suo percorso di gloria. Sembrerebbe difficile riuscire anche solo a pensare che uno show incentrato su quattro scienziati sulla trentina appassionati di fumetti e la bella vicina di casa (che potrebbe già ricadere nella categoria del cliché sopra menzionato) possa riuscire a guadagnarsi il proprio spazio, figuriamoci a diventare un successo. Eppure, a quattordici anni di distanza dal primo ciclo di episodi, la serie è riuscita in qualcosa di ancora più importante. The Big Bang Theory è dal primo febbraio su Amazon Prime Video, ed è senza dubbio la serie che più di tutte è stata in grado di cambiare la storia delle sit-com e, con esse, della televisione.

Come ci è riuscita? Con il coraggio di fare qualcosa che altri show anche più ambiziosi non hanno fatto, quello di costruire una fanbase basata su quella che al tempo era considerata una "minoranza" sociale: il pubblico di internet, i geek, meglio conosciuti in Italia come nerd.

Nerd non vuol dire (più) "sfigato"

The Big Bang Theory, cioè la Teoria del Big Bang. L'origine del tutto, il primo fondamentale passo verso l'evoluzione che ha portato la vita sulla terra. È questo il messaggio che possiamo cogliere fino dalla sigla iniziale, con le immagini che ci ricordano come il genere umano abbia accolto nel tempo qualsiasi innovazione scientifica, politica e sociale. Fino ad arrivare ai giorni nostri, quando durante la prima puntata della serie facciamo la conoscenza di Sheldon Cooper (Jim Parsons). Il dottore più folle della storia della televisione in poco tempo diventa un'icona della comicità made in USA, ma soprattutto si erge a rappresentante di un'identità sociale, di un gruppo di persone che sentivano il bisogno di far sentire la propria voce. Sheldon è il motore pulsante di uno show che intende sfidare le leggi tradizionali, secondo le quali rimanere attaccati ai videogiochi per ore invece che uscire e fare vita sociale è considerato un comportamento anormale, o addirittura deprecabile.

Tale sfida al canone al quale eravamo abituati viene portata avanti tenendo vivo un divertente scontro ideologico tra lo stile di vita quasi eremitico del fisico teorico Sheldon, che ha difficoltà a intrattenere relazioni con altri esseri umani e ha più di un problema con le convenzioni sociali (addirittura preferendo Halo a una festa), e quello di Penny (Kaley Cuoco), fatto di divertimenti e ragazzi.

Da questo confronto, come si scoprirà nel corso della serie, non può uscire nessun vincitore, perché nessuno dei due modi di vivere è "completo". Mentre Sheldon con il tempo inizierà a realizzare, seppur con enormi difficoltà, l'impossibilità di condurre un'esistenza senza persone importanti al proprio fianco, Penny invece imparerà a conoscere un mondo che le sembrava astruso e poco interessante, scoprendo che essere nerd non vuol dire essere "sfigato", ma semplicemente si tratta di un modo diverso e più intenso di vivere le proprie passioni.

Emblematico, in questo senso, che tra tutti i pretendenti più muscolosi e atletici, Penny scelga come suo compagno il goffo e impacciato Leonard Hofstadter (Johnny Galecki), anch'egli nerd come il suo amico e coinquilino. La scelta di Penny è quella di un'intera società, che con The Big Bang Theory conosce e abbraccia un mondo che sembrava aperto solo a pochi, e che invece diventa un vero e proprio fenomeno di massa. La serie si espande, e insieme a essa l'interesse del grande pubblico per gli argomenti trattati. Lo show di TBBT è il momento zero della cultura geek, il big bang che avrà come sua evoluzione ultima Avengers: Endgame, film con l'incasso al botteghino più elevato della storia del cinema. Nel 2021 essere almeno un po' "nerd" caratterizza le vite di ogni essere umano.

I realia della cultura nerd

È molto difficile pensare di portare all'attenzione di un pubblico generalista una serie di concetti, con i quali non avevano familiarità, senza prima dare loro la giusta presentazione. Per questo motivo, sin dalle prime puntate, TBBT basa gran parte della sua narrativa e delle gag su determinati "oggetti di culto" per i fan di videogiochi, fumetti, e serie TV fantasy. Dalla splendida Lungo Artiglio di Game of Thrones al Transporter di Star Trek, dal Paroliere Klingon ad Age of Conan, ogni puntata permette di guardare da vicino un nuovo elemento dal quale anche lo spettatore più lontano da quel mondo si sente incuriosito e attratto.

Le più grandi citazioni a giochi o a personaggi dei fumetti si sono unite in maniera sinergica e perfetta anche ai numerosi cameo di superstar legate ai fandom più disparati. Wil Wheaton - il Wesley Crusher di Star Trek: The Next Generation - entra subito a far parte del cast come ospite ricorrente, portando con sé spesso svariati riferimenti al franchise ideato da Gene Roddenberry.

Ma risulta ancora più evidente quanto lo show poggi le sue radici nella cultura geek se si citano le apparizioni Stan Lee in persona, o addirittura James Earl Jones, la voce di Darth Vader nella trilogia originale di Star Wars. Inevitabilmente, vedere queste importanti figure e le loro buffe interazioni con l'amato Sheldon permette al pubblico di conoscerle, approfondirle e interessarsi al loro mondo.

Il fatto che in The Big Bang Theory sia possibile trovare molti easter egg a svariate opere di fantasia, tuttavia, ha anche una funzione celebrativa. Chi conosce bene, per esempio, i film di Indiana Jones non può non amare il grande tributo fatto al personaggio di Indy e alle sue rocambolesche avventure nell'episodio L'eccitazione dei 21 secondi. Inoltre, tutti gli appassionati dei fumetti DC potranno accorgersi, con l'incedere delle puntate, di quello che è un dettaglio apparentemente accennato e nascosto, ma davvero incredibile: le magliette di Sheldon a tema Lanterna Verde rispecchiano il suo stato d'animo in scena, con un diverso colore (e una diversa "Lanterna") a seconda delle emozioni del personaggio. L'enorme quantità di minuzie e piccole "chicche" dedicate ai fan dei vari franchise è la grande potenza dello show. The Big Bang Theory parla direttamente a ognuno di noi, coccola le nostre passioni e dona il giusto tributo, dandoci l'impressione di non avere a che fare con un prodotto televisivo, ma con un vecchio amico che ci conosce bene.

Una rivoluzione sociolinguistica

Il cambiamento epocale al quale abbiamo assistito negli ultimi anni è anche frutto di un ben più radicato fenomeno, ovvero quello di un nuovo vocabolario comune, pieno di termini presi dal mondo di internet e dei videogames, al quale TBBT ha contribuito in maniera decisiva. È difficile ricordare altri prodotti che, prima della serie ideata da Chuck Lorre, usassero giochi di ruolo come Dungeons & Dragons non solo come riferimento casuale, ma anche come punto focale della trama di alcuni episodi. Allo stesso modo si possono citare gli innumerevoli rimandi a fenomeni del videogame o del serial di fantascienza come World of Warcraft, Firefly, e Battlestar Galactica. Tutti termini che, dopo la messa in onda della serie, hanno iniziato a creare curiosità anche tra i non appassionati e riempire i dizionari di uso comune di tutti i giorni.

In alcuni casi lo show è riuscito a fare ancora di più, come per esempio con Sasso, carta, forbice, Lizard, Spock, riedizione del classico gioco ideata da Sheldon, che è diventata di uso comune. Inoltre, una parola come Bazinga, non solo ha popolato i nostri vocabolari per indicare uno scherzo o una battuta, ma ha anche influenzato il mondo della scienza. L'Euglossa Bazinga è il nome di una specie di ape scoperta nel 2012, mentre la Bazinga Rieki è una medusa classificata con questo nome nel 2013. Sheldon non è solo artefice di una rivoluzione sociale, ma anche di un insieme di fenomeni sociolinguistici che hanno cambiato il modo in cui ci esprimiamo ogni giorno.

La teoria del tutto

Non a caso si è parlato di scienza. Perché il mondo nerd di The Big Bang Theory non è solamente quello dell'intrattenimento, ma tocca anche la fisica, la matematica, la biologia e l'astronomia. I protagonisti sono degli scienziati che amano la propria materia non solo dal punto di vista lavorativo, ma la vivono a 360 gradi, portando anche lo spettatore a conoscere alcune teorie incredibili, diventate dopo la serie alla portata di tutti come il famosissimo Paradosso del gatto di Schrödinger. Un'altra complessa barriera sociale che la serie è riuscita ad abbattere è quella che vedeva le materie scientifiche come un ambito prettamente maschile. Due dei personaggi principali, infatti, sono le scienziate Bernadette Rostenkowski (Melissa Rauch) e Amy Farrah Fowler (Mayim Bialik), che costruiscono la propria personalità intorno all'essere delle ricercatrici scientifiche. Bernadette si erge a paladina della nuova concezione di femminismo (che ha conosciuto la sua rivalsa durante gli anni ‘10 del 2000), in cui una donna non può e non deve essere relegata a una sola "categoria", e può essere madre premurosa e lavoratrice di successo, moglie e scienziata, senza perdere nessuna delle proprie identità.

Il contributo di Amy, invece, è ancora più fondamentale. La scienziata smentisce il pensiero ormai antiquato per cui "dietro a un grande uomo si trova una grande donna", per rendersi conto che una "grande donna" può trovarsi ben davanti all'uomo. Amy non è la spalla, ma la vera artefice del successo di Sheldon. La dottoressa Fowler è la chiave di volta per un personaggio che rischiava di diventare la macchietta di sé stesso, che poteva trasformare una serie splendida in un prodotto come gli altri. Sheldon inizia a comprendere l'importanza di certi valori come l'amicizia o l'amore, e si rende conto del suo status di essere umano, con le sue debolezze e paure, i suoi momenti più bassi nei quali è costretto a condividere la sua "umanità" con persone che non riteneva alla sua altezza.

Non è un caso che Amy si riveli anche il "fattore X" per raggiungere il sogno più grande della vita di Sheldon: la vittoria del premio Nobel, la conclusione della serie, con il lavoro sulla super-asimmetria, che permette al dottor Cooper di potersi affiancare a uno dei suoi mentori, Stephen Hawking. La storia di Amy e Sheldon altro non è che una metafora perfetta della teoria del tutto, dove un uomo non può rinunciare a nessuna parte di sé stesso per essere completo, un essere unitario e perfetto.

La forza di The Big Bang Theory risiede nel fatto di aver compreso a fondo i bisogni di una società, i nuovi trend che di lì a poco si sarebbero sviluppati, per sfruttarli a pieno e fare breccia nel cuore del pubblico. In attesa di trovare la prossima TBBT, resteremo ancora qui, ad ammirare le rocambolesche avventure di Sheldon e dei suoi amici, e a esplorare ancora il meraviglioso universo, complesso e pieno di sottili e intelligenti citazioni, ideato da Chuck Lorre.