The Book of Boba Fett: il problema di scrittura del protagonista

Una delle più grandi problematiche di The Book Of Boba Fett è rappresentata proprio dal suo protagonista, la cui caratterizzazione è debole e fiacca.

The Book of Boba Fett: il problema di scrittura del protagonista
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Tra le sfide più ardue di comporre un universo o comunque un ecosistema di prodotti condivisi e fortemente interconnessi vi è la spinosa gestione dei personaggi su più film/serie affidata a diverse figure, registi o sceneggiatori. Si corre in sostanza il rischio di portare su schermo enormi dissonanze, ritratti differenti ed incoerenti dello stesso personaggio, che possono essere prevenuti soltanto con una comunicazione aperta e costante tra i vari team o almeno da uno studio filologico impressionante delle opere precedenti; tertium non datur dicevano i latini, ovvero una terza soluzione non esiste. La nuova vita seriale di Star Wars, legata ad oggi unicamente - ma presto non più - a The Mandalorian e relativi spin-off, sembrava essere al riparo da questi pericoli poiché alla fine tutto passa dal duo Filoni-Favreau.

Da dove potevano mai nascere allora le incongruenze? E invece, purtroppo, The Book Of Boba Fett - qui potete recuperare la nostra recensione di The Book of Boba Fett - ha mostrato chiaramente come la moda dell'universo condiviso, tanto in voga negli ultimi anni, richieda un livello folle di attenzione ai dettagli e libertà creativa. Sì, ci stiamo ovviamente riferendo alla deludente caratterizzazione dell'omonimo protagonista, che non solo risulta debole e macchiettistica, non solo viene depotenziata ulteriormente dall'invasione di Din Djarin, ma soprattutto è secondo noi in aperto contrasto con la sua introduzione nella serie madre.

Contrasti irrisolvibili

Infatti, molte delle aspettative che si sono generate in questi mesi su The Book Of Boba Fett derivavano proprio dal meraviglioso preambolo riguardante l'ex-cacciatore di taglie durante la seconda stagione di The Mandalorian, che aveva conferito inedita linfa e dimensione ad un personaggio che in fondo venne creato per scopi puramente commerciali ai tempi della trilogia originale di Star Wars. O almeno, ciò vale per le produzioni in live-action, in quanto i fan più accaniti conoscono certamente lo squisito approfondimento condotto in The Clone Wars, che raccontava l'inizio della sua carriera criminale fin da giovanissima età nonché l'onnipresente ricerca di vendetta contro Mace Windu, il Maestro Jedi che uccise il padre Jango.

E il Boba fuoriuscito quasi dal nulla tra le sabbie di Tatooine alla ricerca della sua armatura da Mandaloriano e i segreti familiari, per così dire, in essa contenuti rappresentavano una sontuosa quanto naturale evoluzione di quel percorso solo accennato negli show animati: all'appello rispondevano l'intimo legame con il padre e la storia della sua famiglia, l'orgoglio e il rispetto reciproco che deriva dall'essere un figlio di Mandalore, la brutalità - sempre nei precisi limiti che Star Wars ha sempre avuto - e la rabbia repressa che lo contraddistinguono e che hanno segnato la sua notorietà nell'underworld della galassia lontana lontana; una macchina da guerra perfetta, diversissima dal modo di agire di Din Djarin pur condividendone una certa silenziosità di fondo, con in più la piacevole aggiunta di Fennec Shand come spalla. Un percorso poi sublimato dalla scena post-credit della stagione, dove Boba con la forza si prende il trono che fu di Jabba The Hutt.

Un protagonista del genere in un prodotto totalmente incentrato su di lui e la possibilità di poter ammirare finalmente il sottobosco criminale di Star Wars? È un cocktail vincente, in cui tutti gli ingredienti sembravano mescolati e dosati alla perfezione, che poteva scatenare nei fan del franchise un entusiasmo simile al mistico Star Wars Underworld di George Lucas che non trovò mai la luce, ferita mai dimenticata dagli appassionati di lungo corso. E quando si vagheggiano voli pindarici così arditi purtroppo la realtà giunge spesso ad infrangerli fragorosamente. Intendiamoci, se la rappresentazione di Boba soffrisse solo di aspettative disilluse per incamminarsi su un sentiero divergente ma comunque ben realizzato, questo speciale non avrebbe alcun motivo di esistere e si potrebbe dibattere al massimo sulla sensatezza di tale operazione.

In The Book Of Boba Fett abbiamo, invece, un protagonista irriconoscibile e piagato da una quantità invereconda di buchi di caratterizzazione e incapacità assoluta di prendere decisioni. Il personaggio ammirato in The Mandalorian era silenzioso, deciso, senza pietà nel raggiungere qualunque obiettivo si fosse prefissato, mentre qui è un individuo fiacco che sente il bisogno di giustificare ad alta voce qualunque sua scelta per poi fare marcia indietro alla minima opposizione. L'orgoglio di essere un fiero Mandaloriano, la rabbia senza freni impossibile da controllare, la ferrea sicurezza nei propri mezzi e nella propria missione in The Book Of Boba Fett semplicemente non ci sono, non trovano spazio, tratti psicologici essenziali e fondanti svaniti come granelli di sabbia.

Tendenze preoccupanti

Al loro posto si erge più che altro un marmocchio perso che muta interessi e fazioni ad ogni svolta e che a quanto pare necessita di ricordare a chiunque di essere il temibile Boba Fett, persino ad un robottino minuscolo dopo un inseguimento ridicolo estratto palesemente da chissà quale episodio di Tom & Jerry. Un pericoloso e sadico fuorilegge a capo di un suo clan e in lotta contro uno dei sindacati più pericolosi della galassia lontana lontana che invece di pensare strategicamente alla prossima mossa - come ha imparato a dover fare sin da bambino - si fa contraddire e convincere da una banda di giovani biker a rischiare tutto per proteggere persone che non conosce e verso cui non ha maturato alcun interesse. Anzi, un paio di episodi prima persino gli stessi biker mostrano aperto odio ed indifferenza verso Mos Espa e Tatooine.

Aspetto forse ancora più grave, Boba Fett nella sua serie è un auto-proclamatosi criminale, con l'obiettivo dichiarato di fondare un proprio impero per non dover più sottomettersi alla stupidità dei signorotti della guerra e simili, che però non agisce e non sembra in nessun modo interessato ad esserlo davvero: si è passati da una sequenza dura e che non lasciava adito ad alcun dubbio come quella in chiusura della seconda stagione di The Mandalorian ad un personaggio che rifiuta apertamente i più floridi business dell'underworld criminale, in primis la spezia.

E ribadiamo ancora una volta che una sorta di anti-eroizzazione - come avevamo un po' presagito nella nostra analisi del primo trailer di Boba Fett - di Boba potrebbe anche aver vagamente senso, qualora venisse quantomeno svolta con criterio e tematizzata. Di questa evoluzione nello show non vi è alcuna traccia, viene data praticamente per scontata, fino al paradosso ultimo del protagonista che, ridendo, afferma come la vita da criminale quasi non faccia per lui. Pura follia detto da una persona che conosce e sa fare solo ciò nella sua vita.

Ed è allora un ritratto in contrasto violento ed evidente sia con la sua apparizione in The Mandalorian sia con il trailer stesso di The Book Of Boba Fett, che prometteva a caratteri cubitali il cosiddetto underworld. Ciononostante è possibile trovare un ulteriore motivo per una a dir poco disastrosa caratterizzazione e va ricondotto a precise scelte sempre fatte dalla Disney, che - come in Maleficent o ancora di più in Crudelia - fatica enormemente a proporre protagonisti negativi. Ma questa, come direbbe Maz Kanata, è una bella domanda, per un'altra volta.