The Book of Boba Fett vs The Mandalorian: primi episodi a confronto

Dopo la release del primo episodio mettiamo a confronto il prologo di The Book of Boba Fett con il pilota di The Mandalorian.

The Book of Boba Fett vs The Mandalorian: primi episodi a confronto
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Due primi impatti, uno con un nuovo personaggio e uno con un volto storico della saga di Star Wars, un universo che ha avuto l'occasione di far rinascere Boba Fett da protagonista molto secondario nella trilogia originale di Lucas (nella quale tra l'altro trova apparente fine), riscoperto nella catullianamente amata/odiata trilogia prequel e infine definitivamente rispolverato nella seconda stagione della prima serie live action di Guerre Stellari, quel The Mandalorian che ora andremo a mettere a confronto con The Book of Boba Fett che ne è di fatto uno spin-off, dato che ne riprende direttamente vicende e personaggi.

Per chi fosse vissuto in una galassia lontana lontana, vi ricordiamo che con la nostra recensione di The Mandalorian e nella recensione di The Mandalorian 2 potete fiondarvi nell'iperspazio della serie di Jon Favreau, e che non dovete percorrere la Rotta di Kessel in meno di dodici parsec per leggere la recensione di The Book of Boba Fett 1x01, giusto per iniziare tutti alla pari.

Primi passi

Perché questo sarà proprio un confronto specifico, dato che non possiamo che avere delle prime impressioni dalla prima puntata introduttiva dedicata al personaggio interpretato da Temuera Morrison. Lo compareremo proprio ai primi passi di Din Djarin, il Mandaloriano (Mando per gli amici) interpretato da Pedro Pascal che ha conquistato fan vecchi e nuovi della saga.

Un pistolero contro uno straniero in terra straniera, come titola il pilot di The Book of Boba Fett, riprendendo le vicende del protagonista ora diventato signore del crimine su Tattoine, soppiantando il regno del terrore dei compianti(?) Jabba The Hutt e Bib Fortuna (sì, qualche spoiler epidermico su entrambe le serie ci sarà) e cercando di adattarsi, o per meglio dire adattare i protocolli criminali alla sua etica e morale.

Entrambi gli episodi iniziali dei rispettivi show sono scritti da Jon Favreau che, per chi fosse vissuto in una fascia di ateroidi finora, è di fatto il padre fondatore del Marvel Cinematic Universe con il suo Iron Man - anche se ora la canonizzazione dello Spider-Man del 2002 dona di fatto lo scettro a Sam Raimi (ups!) - nonché interprete di Happy Hogan nel MCU, personaggio fondamentale non solo per il buon Tony Stark, ma anche e soprattutto per l'Uomo Ragno di Tom Holland, come abbiamo avuto modo di vedere nella nostra recensione di Spider-Man No Way Home.

Il pistolero

Iniziamo subito col sottolineare quanto diversi siano gli approcci utilizzati in fase di sceneggiatura. Din Djarin è un Mandoloriano acquisito al limite dell'ortodossia. Un cacciatore di taglie fedele alla Via di Madalor che compirà un cammino di evoluzione nel quale imparerà a comprendere anche l'altro da lui.

Ma quello di Pedro Pascal è soprattutto un personaggio nuovo, metallo ardente da forgiare sotto il peso del maglio dello storytelling. L'epica western di The Mandalorian ha dei plot point chiari e ben definiti, che rendono i primi quaranta minuti di visione un saliscendi di emozioni e di evoluzioni per il nostro protagonista, con una drammaturgia che tocca gran parte dei punti fondamentali relativi al viaggio dell'eroe e, bene o male, a tutte le teorie di scrittura per lo schermo che ambiscano a creare personaggi a tutto tondo e vicende che condizionino profondamente sia loro stessi che gli spettatori. The Mandalorian ci fornisce così una chiara contestualizzazione della realtà dei cacciatori di taglie nell'universo di Star Wars, approfondendo alcuni aspetti e intrighi successivi alla caduta dell'Impero; ci permette di incontrare un primo falso alleato di Mando (Greef Karga), un mentore (Kuiil) che insegna a Din Djarin molto più di come cavalcare un Blurrg e, infine, semplificando molto, un alleato, un compagno di viaggio, un amuleto, insomma, quel calderone di solenne tenerezza rappresentato dal Bambino, che nel finale del primo episodio inizierà subito ad evolvere il tono e le tematiche del racconto semplicemente alzando un dito ad incrociare quello del nostro amato Mandaloriano.

E lo straniero

L'esordio di The Book of Boba Fett già si presenta più complicato. Strano a dirsi, dato che sulla carta il lavoro su Mando si prospettava molto più in salita proprio in virtù del fatto che ci trovavamo di fronte ad un nuovo elemento dell'universo di Star Wars col quale - esperienza insegna - è molto facile fallire.

Un terreno scivoloso che dovrebbe desertificarsi al cospetto di un personaggio conosciuto e amato come Boba Fett. Ma il punto è proprio questo. L'impressione è che Favreau scriva l'episodio come una lettera di fan service allo zoccolo duro di appassionati, che purtroppo è sempre stato il riferimento per il rilancio della saga di Lucas da Episodio VII in poi. Mentre la libertà offerta da Mando ha permesso di costruire qualcosa di inedito eppure familiare, proprio perché si è mantenuta l'essenza di Guerre Stellari, con Boba Fett si è deciso di scambiare il cuore per la pancia nel ragionamento su come gestire il personaggio. Il risultato è un pilota che può sì essere soggetto alla sua natura introduttiva, ma è anche una narrazione più slegata, che sente il bisogno di ricontestualizzare da subito determinati elementi con il non troppo raffinato escamotage narrativo della camera di guarigione e dei sogni che tormentano la mente di Boba, rappresentando di fatto una origin story un po' troppo posticcia e prolissa, per molti versi, che non ha la profondità e l'impatto (e nemmeno lo stile, purtroppo, qui la regia di Filoni vince - ahinoi - su quella del buon Robert Rodriguez) di The Mandalorian.

Certo, siamo solo agli inizi e via discorrendo, ma ragioniamo per assurdo, come se i due episodi fossero usciti in contemporanea. Molte tappe dell'arco di sviluppo di entrambi i personaggi sono comuni e condivise; questo richiama le strutture drammaturgiche di cui discutevamo poc'anzi, ma è proprio l'organicità dei primi passi di Mando a conquistarsi con le unghie e con i denti la sua taglia, costretto poi, negli episodi successivi, a rielaborare la sua stessa essenza.

La conquista della libertà dai Predoni Tusken da parte del Boba sopravvissuto al Sarlacc e il conseguente inizio del cammino verso colui che esproprierà di fatto il trono di Jabba non ha affatto la stessa potenza o impatto, in parte perché è un racconto a posteriori del quale conosciamo già l'esito, in parte perché sembra più interessato ad allestire una vetrina di riferimenti e richiami alla trilogia originale che non sono propedeutici alla sua evoluzione, ma hanno la smaccata voglia di ammiccare mentre Boba Fett arranca per guadagnarsi il suo futuro. Futuro che al momento non regala anch'esso degli appigli tematici e valoriali sui quali edificare qualcosa di concreto.

Due facce della stessa medaglia?

Considerazioni a caldo, certo, ma è il riflesso diretto dei pensieri relativi a due opere che provengono dalla stessa penna e che, pur con le dovute distanze, ottengono due risultati oggettivamente differenti. A The Mandalorian spetta già dagli esordi quel carattere universale che appartiene alle grandi narrazioni per lo schermo - e non solo - che ci ha fatto amare Star Wars dall'inizio.

The Book of Boba Fett, invece, sembra dover ancora inquadrare questo pathos nei confronti del suo personaggio, un qualcosa che ci auspichiamo forse noi tutti appassionati - dopotutto, diciamocela tutta, Lucas inizialmente non ha mai avuto intenzione di approfondire troppo questo protagonista, lo dimostra la sua sorte nella trilogia e il pentimento dell'autore dopo aver constatato di essere riuscito a creare un personaggio accattivante (soprattutto esteticamente) che piaceva ai fan (chissà come avrebbe affrontato la situazione lo Star Wars Underworld di Lucas).

Forse bisogna davvero smettere di trattare Boba Fett come fosse uno dei tanti giocattoli rari da collezione da inserire ancora sigillati nella propria confezione in diorama che rivangano un passato dolce, ma trascorso per definizione, e gettarlo nel fango della narrazione viva e vera per cercare di parlare non solo ai nerd di Star Wars, ma anche a tutti coloro che sanno apprezzare una storia e dei personaggi scritti bene, al di là di ogni genere e IP, col sorriso sul volto quando il cuore si scalda ai richiami sinceri e non dovuti. Una sfida conquistata col sudore tra le fiamme e con il brivido del gelo in The Mandalorian, che ad ora rappresenta il lato più brillante della medaglia. Il cammino di Boba è ancora lungo; chissà se, a tutti gli effetti, questa sarà la via...