The Boys 3: Queen Maeve, ascesa e declino di un personaggio sprecato

L'ultima stagione ha probabilmente visto l'uscita di scena di Dominique McElligott. Analizziamo il percorso del personaggio più altalenante della serie.

The Boys 3: Queen Maeve, ascesa e declino di un personaggio sprecato
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Se c'è un elemento in The Boys 3 che ha portato molti spettatori ad avere un parere condiviso sull'ultima stagione è il trattamento riservato a Queen Maeve, il personaggio interpretato alla grande da Dominique McElligott. Come accennato nella nostra recensione di The Boys 3, l'intreccio narrativo ha sì permesso uno sviluppo sempre più preponderante in termini di suspense e approfondimento dei personaggi, ma ha con molta probabilità messo da parte (o perso per strada) uno dei personaggi che fino alla passata stagione aveva avuto un peso specifico di assoluto rilievo.

Invitandovi a interrompere la lettura per non incappare in eventuali spoiler della terza stagione, possiamo affermare con assoluta certezza che il coinvolgimento di Maeve nelle vicende sia stato a dir poco lacunoso. Mancanza di coraggio? Più probabilmente una tendenza all'auto-conservazione volta a spostare sempre più avanti l'attesa per eventuali risvolti. Questo meccanismo ha mostrato tutta la sua fragilità nell'ultimo episodio dello show Prime Video, ed è proprio attorno al personaggio interpretato dalla McElligott che ruotano i problemi del finale. Analizziamo insieme la gestione di Queen Maeve, un personaggio dall'enorme potenziale purtroppo raramente espresso.

La prospettiva della Regina

Come nei fumetti di The Boys, Maggie Shaw viene presentata come una donna dalla moralità ambigua costretta da anni a vivere in condizioni opprimenti. A differenza del suo ex amante Patriota, però, Queen Maeve ha piena cognizione del valore morale di ogni sua scelta, e forse è proprio per questo che la sua prima rappresentazione spontanea evidenzia soprattutto rabbia ed esasperazione. La Maeve alcolizzata, cinica e disillusa dal mondo, non desidera altro che la morte di Homelander.

Ma con l'ingresso di Starlight nei Sette, la speranza di un nuovo futuro la porta prima a divenire una sorta di mentore della ragazza, poi a fronteggiare il suo aguzzino faccia a faccia. Nonostante buona parte degli sviluppi riguardanti il personaggio siano stati ben più sfaccettati e approfonditi nella serie rispetto ai fumetti, quasi tutta la progressione di Maggie avviene nelle prime due stagioni, lasciando nella terza un vuoto mai pienamente colmato. In particolare, dopo l'introduzione di personaggi e dinamiche, la seconda stagione era riuscita a raccontare Maeve da un punto di vista molto intimo: pur mantenendo saldamente il focus sul suo odio per Patriota, lo spazio dedicato a mostrare la fragilità di una donna ferita e la speranza di un amore difficile con un'altra donna avevano fatto spiccare la Shaw fra i personaggi più apprezzati, complice anche l'ottima interpretazione della McElligott. L'impressione di una storia estremamente personale, tra il legame con Elena e il distacco dalla Vought, era più che tangibile.

Con l'arrivo della terza stagione e la grande densità di temi e argomenti da affrontare, tuttavia, qualsiasi considerazione riguardo al personaggio è stata messa da parte. La Wonder Woman di The Boys è di colpo diventata un comprimario dalla dubbia utilità. Per quanto la redenzione finale di Maeve possa essere coerente con quanto mostrato, si tratta di davvero troppo poco per rimanere soddisfatti. Ancor meno se si considera l'exploit riservato a personaggi come Butcher e Soldatino. Peggio ancora se si considera la totale repentinità con cui Maeve passa dall'oscurità al centro della scena. Come se non bastasse, tale redenzione perde di efficacia sia in termini pratici, dato che non sconvolge nulla se non le motivazioni di Starlight, sia in termini narrativi, dato che il personaggio ottiene un barlume di lieto fine che sembra affrettato e architettato a tavolino con l'ipotesi di lasciar spazio a un eventuale ritorno.

Il finale di stagione ha se non altro evidenziato quanto Kripke desiderasse mettere da parte un personaggio cui non riusciva più a dedicarsi a dovere. Troppa carne al fuoco, forse, o semplicemente idee poco chiare su come poter portare avanti il racconto di chi ha avuto ciò che voleva. La partenza con Elena, il confronto con Patriota e lo sprono affinché Starlight lasci per sempre la Vought hanno effettivamente mostrato in pochi minuti tutto ciò cui Maeve aspirava. E la ricompensa è stata tanto sorprendente quanto importante: una vita lontano dal tormento, nella speranza di trovare la pace.

Un potenziale mai espresso

L'arco narrativo riservato a Queen Maeve ha visto Maggie scoprire la sua indipendenza, tagliare i legami con la compagnia e con l'uomo che l'hanno traumatizzata, per poi finire nel dimenticatoio per gran parte dell'ultimo ciclo di episodi. Un'eroina sfaccettata e complessa, che ha combattuto per se stessa e per ciò che voleva, ha finito poi per oscurare quasi interamente nel cinismo e nei fumi dell'alcol la sua umanità. In questo, la magistrale scrittura di Kripke ha sfruttato alla perfezione il parallelismo tra lei e Starlight, mostrando quanto fossero simili i due personaggi - ed evidenziando la preponderanza di quest'ultima in termini di peso, resa e screen time.

Da una parte, Starlight ricordava a Maeve la forza e la tenacia degli albori, l'ardore dei propri ideali; dall'altra, Maeve è il risultato di ciò che Starlight sarebbe probabilmente diventata se non avesse conosciuto Hughie. La differenza chiave fra i due caratteri è stata proprio la loro resistenza al contesto, ma con questa scusa Maeve non ha mai ottenuto la stessa attenzione di altri personaggi, raramente apparendo in maniera prevalente rispetto ai volti di punta dello show - dato che per la maggior parte del tempo i suoi sviluppi non potevano slegarsi da quelli di Patriota o di Starlight.

Le impressioni della seconda stagione hanno lasciato spazio a un enorme potenziale mai pienamente espresso, portando quindi a un finale in cui tutto ciò a cui ha portato il tanto decantato "sacrificio" è stato far decidere una già abbastanza compromessa Starlight a mollare la Vought. Non a caso, nei fumetti Maeve non sopravvive al confronto con Homelander, sacrificandosi davvero per permettere a Starlight di sopravvivere. Questo aspetto, legato a una piccola scelta e a poche righe di copione, stravolge completamente il senso del personaggio e permette a Maggie di acquisire enorme valore dopo diverso tempo in cui la bussola morale sembrava difficilmente recuperabile.

La serie ha permesso invece di approfondire in maniera sensazionale il tema della sessualità, soprattutto se considerato l'impatto sull'opinione pubblica - con tanto di critica alla gestione delle grandi aziende per far leva sul popolo, infischiandosene di una reale etica morale. Ma eccezion fatta per Elena, non c'è stato spazio per nessun altro legame e Maeve ha vissuto esclusivamente per liberarsi dalle grinfie di Patriota. Il suo impatto nella terza stagione è quasi nullo, e persino le sue battaglie (con l'alcolismo e con la sua debolezza) sono state liquidate con brevi accenni.

Spiragli dal futuro?

Come accennato nell'intervista rilasciata da Kripke qualche tempo fa, lo stesso showrunner ha dichiarato quali fossero da sempre le sue intenzioni: "Non ho mai pensato di uccidere Maeve, fin dall'inizio della serie. [...] sentivamo che per permettere a Annie/Starlight di crescere davvero dovevamo togliere di mezzo la sua protettrice."

E ancora: "Stava cominciando a diventare complicato da un punto di vista narrativo, perché ogni volta che [Annie] era in una situazione davvero difficile, Maeve sarebbe potuta arrivare e darle di santa ragione a qualcuno. Perciò avevamo bisogno di mettere Annie in una posizione in cui avrebbe potuto correre un grosso rischio se non fosse riuscita a cavarsela da sola". Eppure, per quanto si voglia sbandierare l'idea di un equilibrio superiore, questa scelta appare sì giusta ma poco supportata per quanto visto - confermando le problematiche avute in sede di stesura. Oltre alle implicazioni su Starlight, la morte di Maeve avrebbe realmente creato un finale impattante persino per Homelander, che avrebbe sicuramente avuto una reazione all'accaduto o avrebbe quantomeno avuto l'opportunità di ragionare sulle conseguenze di un suo comportamento. Nonostante Kripke abbia rivelato che il finale riservato a Maeve avrà delle grosse implicazioni per il futuro della serie, dato che Starlight non avrà più una figura vicina a proteggerla dalla Vought, la sensazione è che lo showrunner non abbia voluto mai decidersi su una direzione realmente netta riguardo al personaggio e che il passare del tempo abbia solamente peggiorato le cose.

L'idea che Maeve possa tornare rischia di aggravare ancor di più la situazione, salvo eclatanti ritorni sulle scene conditi da un grande build up narrativo o da una motivazione particolarmente giustificata. Farlo in qualsiasi altro modo darebbe ragione all'idea che non abbiano mai realmente saputo cosa fare con Queen Maeve. Il più grande peccato per una serie che ha dimostrato di essere fra le migliori in assoluto in quanto a sviluppo e analisi dei propri personaggi è di aver creato un sistema talmente saldo da lasciare alcuni fuori.

Come la triste fine riservata a Black Noir, speriamo che Kripke e soci non finiscano per ragionare come figli e figliastri, dando troppo poco a personaggi dal grande potenziale. Maeve, su tutti, ha goduto del trattamento peggiore perché più di ogni altro personaggio sarebbe stata pronta a conquistare un posto in primo piano all'interno dello schema narrativo. Siete d'accordo con questa analisi? Fatecelo sapere nei commenti!