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The Crown 5: come cambia la figura di Carlo nella serie Netflix?

Dominic West veste i panni del Principe del Galles nella quinta stagione della serie che esplora in maniera romanzata la storia della Royal Family.

The Crown 5: come cambia la figura di Carlo nella serie Netflix?
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Nonostante The Crown 5, tra le serie di novembre 2022 di Netflix, abbia generato diverse critiche vista la mancanza di sontuosità che solitamente ha caratterizzato lo show di Peter Morgan, è impossibile non notare come a esserne uscito tra i migliori personaggi è una figura insolita e solitamente poco ben disposta dal e per il grande pubblico. È il Principe del Galles, l'erede Carlo, il figlio di una sovrana che ha regnato per uno dei tempi più lunghi dell'intera monarchia mentre aspettava in disparte di vedersi compiere il proprio destino. Quello che lo avrebbe visto su di un trono a legiferare come un Re moderno avrebbe saputo fare, forte della propria giovinezza e intraprendenza che nella serie vengono arrestate dalla volontà di conservatorismo della Corona e della suddetta madre. Un privargli la possibilità di veder compiersi la propria eredità in tempi brevi e costringendolo a rimarginare e ribollire nelle sue stesse irrealizzabili e rivoluzionarie idee.

The Crown 5: lo scontro tra modernità e tradizione

Un tormento che The Crown, ci tiene bene a sottolineare, ha rivisitato a proprio modo. Ha modellato secondo le linee narrative tracciate da Peter Morgan, che ha certamente tratto spunto dalla realtà della Royal Family, ma che non ha mai voluto esserne il ritratto fedele degli avvenimenti svoltisi all'interno di Buckingham Palace.

Così però come lo spirito impavido di Charles nei confronti di un'istituzione da voler rimodernizzare, la serie ha cercato di tratteggiarne sempre fin dagli inizi un racconto personale che unisse alle speculazioni anche un background che fosse intimo e personale. Sicuramente romanzato rispetto ai fatti accaduti, ma che cercasse anche di porre sotto una lente differente gli eventi che hanno contraddistinto la sua crescita, la formazione e, soprattutto, la sua vita privata. È perciò indubbio che il Charles della quinta stagione, come leggermente aveva saputo fare quello interpretato da Josh O'Connor in precedenza, prima di passare il ruolo al collega Dominic West, riesca a suscitare una difesa che, se si tornasse a guardare indietro prima dell'uscita delle più recenti stagioni di The Crown, non si sarebbe mai sollevata.

Se il principe giovanile aveva comunque suscitato una certa acidità nello spettatore, che pur comprendendone alcune delle azioni continuava a trovarlo respingente e ancor più con l'arrivo e l'introduzione in famiglia della sprovveduta Diana Spencer, con la quinta stagione lo show va esplorandone maggiormente un vissuto sicuramente insofferente, ma a tratti pienamente giustificato. Un aver sofferto e aver fatto soffrire dovuto più dalla Corona che vigilava dall'alto che per dei suoi veri e propri capricci, partendo da quel matrimonio con la principessa del popolo che rese entrambi incredibilmente infelici, succhiando una gran parte di gioia e di pace alle loro esistenze.

Dal punto di vista dell'esigenza della salita sul trono dell'uomo, The Crown 5 bilancia la smania del personaggio che, andando contro all'autorità della madre, desidera poter farsi riflesso di una contemporaneità che la Corona non rappresenta più e che potrebbe perdere del tutto significato o influenza con la continua chiusura della regina rispetto al proprio regno.

L'incapacità di apertura della monarchia verso l'esterno è stato costantemente un elemento di scontro per i reali stessi, i quali sono però sempre rimasti uniti nel voler restituire uno specifico volto ai propri cittadini: quello di un'istituzione solida, ferma e ferrea, dove nulla poteva intaccarla e niente ne sarebbe mai stato in grado. Legge che non si applica agli sconvolgimenti epocali degli anni Novanta in cui la quinta stagione è ambientata, che si manifestano così lontani dalla mentalità della Corona, e che vedono invece in Charles un modello di un possibile monarca attivo, presente e, soprattutto, vicino al tessuto sociale e culturale del Paese.

Questione di cuore: il matrimonio con Diana e l'amore per Camilla

È dunque un progressivo avvicinamento che la serie attua tra personaggio e pubblico. Il vedere come la mancanza di empatia umana che ha sempre distinto le relazioni dentro le dinamiche della famiglia reale ha generato una frattura che con l'arrivo degli anni Duemila non può più presentarsi immutabile e immobile, ma ha bisogno di una mentalità che sia disposta ad aprirsi alla gente, vedendo riformato il proprio sistema da cima a fondo.

Charles, per questo, diventa un barlume nella chiusura sempre professata e applicata dalla regina e i suoi seguaci. Un uomo vicino agli spettatori, alla volontà di rinunciare anche ad alcuni dei privilegi che hanno segnato i decenni della Corona, di fare economia per permettere così al proprio Paese di potersi rispecchiare in un pilastro che non è più distante e inavvicinabile, ma umano e comprensivo. Ad amplificare questo disagio vissuto all'interno delle strutture della Royal Family, va aggiungendosi la relazione intrapresa con la scontenta Diana e come abbia rappresentato dall'esterno sempre un tormento solo per la povera donna, costretta all'infedeltà e ai tradimenti del marito. In verità, seppur fosse cosa nota, ma mai affrontata se non con piglio scandalistico, fin dalla quarta stagione The Crown mette il pubblico di fronte ai fortissimi sentimenti provati dal principe Charles nei confronti della poco apprezzata Camilla Parker Bowels.

Personalità troppo controversa per poter entrare a far parte delle foto di famiglia della regina, la donna è stata marginata e costretta a osservare il proprio amato intraprendere un matrimonio di convenienza, invece che diventare la consorte del futuro erede al trono come avvenuto soltanto anni dopo nel 2005. Una vita che i due individui hanno sempre attraversato insieme seppur dovendo sottostare alle regole e ai silenzi della Corona, cercando di allontanarsi e mantenere una semplice amicizia, ma non potendo che ricadere in quei sentimenti primi che li hanno travolti fin dall'età giovanile e che, in realtà, mostrano come quello tra i due sia un amore sincero e instancabile.

Come vediamo ora "l'erede" al trono?

Se i tabloid, i notiziari, i giornali e l'opinione pubblica sono stati continuamente schierati dalla parte della principessa Diana, The Crown problematizza il ruolo di entrambe le individualità all'interno di un patto coniugale a cui nessuno dei due, alla fine, voleva veramente sottostare e che è stato forzato così come tante svolte personali nella vita degli appartenenti alla famiglia reale.

Dall'abdicazione di Edoardo VIII per via dell'amore con la divorziata Wallis Simpson all'impedimento del matrimonio della giovane principessa Margaret con il membro dello staff regale Peter Townsend.

Un pattern a cui anche Charles, al principio, ha cercato di attenersi, ma in cui l'incompatibilità con Diana, l'attaccamento a Camilla e il cambiamento dei tempi hanno giocato un ruolo troppo forte tanto da portare al divorzio definitivo della coppia, evento che sarebbe stato evitabile - come tante altre sofferenze - se all'uomo fosse stato concesso di prendere in moglie la donna da sempre desiderata (e di cui abbiamo parlato nella rappresentazione del divorzio tra Diana e Carlo in The Crown 5). Charles III subisce perciò un ribaltamento della percezione comune rispetto a come è stato visto spesso dall'esterno, che rimane certamente circoscritto alla finzionalità della serie che ci tiene a specificare il suo essere soprattutto alimentata dalla creatività e fantasia, ma che riporta a rivalutare il percorso pubblico e privato dell'uomo, rivisitandone le posizioni. Quelle a cui The Crown, forse, può ridare un minimo di dignità o magari aggiungere un'altra prospettiva su cui avviare inedite riflessioni.