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The Crown: qual è la formula segreta del suo incredibile successo?

In attesa della seconda stagione, in arrivo su Netflix dall'8 dicembre, scoviamo gli elementi che hanno fatto brillare il drama in costume di Peter Morgan

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Articolo a cura di
Carlo Lanna Carlo Lanna Giornalista Pubblicista, laureato in Giurisprudenza con un'insana passione per le serie tv ed il cinema.

Si contano le ore e i minuti in vista del gran ritorno di The Crown, la serie a sfondo storico di Netflix, che racconta la vita della Regina di Elisabetta dal momento in cui è stata incoronata sovrana della Gran Bretagna. La seconda stagione arriverà on-web dall'8 novembre e, come la prima, sarà composta da 10 episodi, Claire Foy sarà ancora l'indomita Elisabetta e Matt Smith interpreterà nuovamente il principe Filippo.
Dal 1947 fino agli anni '60, dalla prima incoronazione fino alla crisi di Suez che è scoppiata nel 1954, la seconda stagione, rievocherà altre pagine importanti del regno di Elisabetta II, 9 anni di scandali, rovesci di fortuna, vita di corte e fatti realmente accaduti saranno i protagonisti del nuovo ciclo di episodi, scritti e diretti nuovamente dalla mano sicura di Peter Morgan. Lo sceneggiatore e drammaturgo britannico, che con The Crown debutta ufficialmente nel panorama seriale di oggi, ha realizzato non solo una fra le serie TV più costose degli ultimi anni, ma ha realizzato (forse) uno fra i progetti televisivi più ambiziosi di sempre, una ricostruzione storica di alto profilo dove mito e fiction quasi si confondono.
Grande successo di pubblico e critica, vincitore fra l'altro di ben 2 Emmy Awards come Miglior serie drammatica e Miglior attrice protagonista, alla luce dei fatti, The Crown è una fra le serie TV dell'epoca di internet e dei social, più intriganti mai realizzate fino ad ora. Un successo tutto meritato, indubbiamente, ma qual è l'elemento caratterizzante? qual è la formula segreta che ha reso tale il mito di The Crown? Abbiamo focalizzato l'attenzione su tre caratteristiche essenziali.

La forza delle donne: Elisabetta II in un mondo di soli uomini

A colpire sicuramente è la caratterizzazione della protagonista, la quale viene descritta con tutte le sue insicurezze, le contraddizioni e i dubbi di una donna consapevole del peso che sente sulle spalle. La giovinezza di Elisabetta, infatti, trova in Claire Foy un viso dolce ma deciso, triste ma al tempo stesso felice e allegro; ma soprattutto, decidendo di raccontare i corsi e i ricorsi di una Gran Bretagna che si affaccia verso la modernità, attraverso gli occhi di una donna dai sani principi, si legge un punto di rottura con il passato, un faro di speranza per lo stesso sesso "debole", tanto da far intuire che una donna potrebbe avere le stesse capacità per comandare sull'uomo e le possibilità di far prosperare la pace e la tranquillità fra i suoi sudditi. Un aspetto che si acuisce nel rapporto conflittuale, ma di grande stima, che si instaura fra Elisabetta e il Primo Ministro Churchill, un rapporto nato per obbligo e che, inevitabilmente, si scontra a con la vita di palazzo e con le convezioni di due generazioni agli antipodi.

La vita di corte tra usi e folli costumi

Inoltre ciò che rende The Crown una serie TV unica nel suo genere, è il fatto di aver ponderato la politica al lifestyle della Londra di ieri, alzando il velo su quanto accade fra le mura di Buckingham Palace. Non solo cene sfarzose e incontri fra capi di stato, non solo lunghe letture vicino al camino e sospiri speranzosi vicino ad una finestra, c'è anche spazio per fotografare la vita di coppia fra Elisabetta e Filippo. Divisi fra impegni mondami e tradizioni di corte, il loro rapporto viene tratteggiato come conflittuale, sul filo del rasoio, libertino da parte di Filippo, istituzionale da parte di Elisabetta. Problemi che, a lungo andare, logorano un sentimento d'amore nato con tutte le buone intenzioni, ma essere Regina, essere sovrana d'Inghilterra, ha i suoi pregi e i suoi difetti.

Storia e fiction: un'appassionante ricostruzione di un'epoca che fu

The Crown rimane pur sempre un prodotto televisivo, una serie TV che deve giocare bene i suoi tempi morti, che deve sedurre il pubblico più esigente e chi è in cerca di un sano intrattenimento. Per questo la ricostruzione di Peter Morgan convince fin dal primo episodio perché, rielaborando e contestualizzando fatti realmente accaduti, non traspare solo un sontuoso drama in costume ma una vera e propria ricostruzione storica, che ricorda i vizi e le virtù di un tempo a noi lontano. La fiction diventa storia e la storia diventa fiction, lo storytelling non dimentica tutte le particolarità di un prodotto di genere, ma il mito di Elisabetta II è la parte essenziale, l'elemento definitivo che rende The Crown una serie diversa dal solito, un drama storico che di finzione ha poco e nulla.