The Mandalorian 2: un finale che riscrive la Saga degli Skywalker

Considerazioni sull'epilogo di una serie che non è più solo uno "spinoff", ma parte integrante (e forse scatenante) del finale della Skywalker Saga.

The Mandalorian 2: un finale che riscrive la Saga degli Skywalker
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Tra ritorni clamorosi e sorprese incredibili, The Mandalorian ormai è ben più di uno spinoff per il brand di Star Wars. Come abbiamo già sottolineato nella nostra recensione di The Mandalorian Stagione 2, la serie di Jon Favreau ha scelto una strada coraggiosa e rischiosa al tempo stesso, ma anche consapevole dei propri mezzi: abbracciare pienamente non soltanto diversi rami dell'universo espanso, ma persino approfondire alcuni elementi che Disney ci ha raccontato nella saga cinematografica principale.

Questo articolo, dopo aver metabolizzato e sviscerato sia il finale sia il prodotto nel suo complesso, vuole riepilogare tutti gli elementi rimasti in sospeso, analizzare l'epilogo di The Mandalorian 2 e anche provare ad immaginare cosa ci aspetta nella prossima stagione dedicata al Mando. E non solo.

Ahsoka, un ponte verso il futuro

Partiamo da una delle sorprese più grandi di questa stagione: il ritorno di Ahsoka Tano. L'allieva perduta di Anakin Skywalker, protagonista assoluta di The Clone Wars, eroina tragica in Rebels, è probabilmente la creazione meglio riuscita di Dave Filoni, autore delle serie animate ed "erede" diretto di George Lucas. La sua comparsa in The Mandalorian 2, oltre a confezionare probabilmente l'episodio migliore di tutta la Season, fa anche da deus ex machina verso l'epilogo di questo arco narrativo: è infatti lei a suggerire a Din di portare il piccolo Grogu su Tython affinchè la sua emanazione nella Forza raggiungesse un Jedi in grado di addestrarlo, ed è sempre lei (che grazie alla Forza esplora i ricordi confusi del Bambino) a svelare le origini preziose del piccolo appartenente alla razza di Yoda. Ma non è finita qui: l'ex padawan ha una precisa missione, ed è probabilmente il motivo che l'ha portata su Corvus prima di incontrare Mando. Ahsoka è sulle tracce niente meno che del grand'ammiraglio Thrawn, ma di quest'ultimo purtroppo non abbiamo appreso più nulla.

Per chi ha seguito Star Wars Rebels è facile immaginare quali siano le implicazioni tra Ahsoka e Thrawn: la serie animata del 2014, d'altronde, si concludeva con la stessa Tano che giurava a Sabine di ritrovare Ezra, sacrificatosi in seguito alla battaglia con l'Impero e disperso nello spazio profondo proprio insieme al villain dalla pelle blu.

Ci sembra abbastanza ovvio che la missione di Tano, che proseguirà sicuramente nello spin-off dedicato al personaggio di Rosario Dawson, porterà i fan a riabbracciare l'amato Ezra (o perlomeno a scoprirne il destino) e alla resa dei conti con Thrawn, ad oggi uno degli antagonisti più carismatici di Guerre Stellari. Il suo genio militare e la sua perfidia non sono secondi nemmeno a quelli di Darth Vader o di Palpatine, e per capire di cosa parliamo (oltre a guardare Rebels) vi invitiamo a leggere i romanzi e i fumetti a lui dedicati.

Il lato oscuro della Nuova Repubblica

Un altro elemento che ci ha affascinato moltissimo in questa nuova stagione di The Mandalorian è il rapporto ambiguo tra la Nuova Repubblica e ciò che rimane dell'Impero. La serie è ambientata 5 anni dopo Il ritorno dello Jedi: sebbene, dunque, la minaccia di Palpatine sia ormai apparentemente debellata, pare ovvio già dalla Stagione 1 che la Nuova Repubblica stia faticando a riportare ordine e democrazia in ogni angolo della Galassia.

Un argomento molto interessante, esplorato a dovere sopratutto negli episodi 2x02, 2x04 e 2x07, riguarda i metodi di entrambe le fazioni. In alcuni momenti The Mandalorian ci presenta l'Impero come una forza politica dittatoriale e indottrinata, ma anche un esercito di persone, molte delle quali presentano caratteri di normalissima umanità, e alle volte persino di pentimento per le azioni passate. D'altro canto la Repubblica, pur incarnando valori maggiormente positivi come uguaglianza, libertà e rispetto per i diritti civili, viene pur sempre descritta come un organo terrorista e poco incline a fare distinzioni tra innocenti e colpevoli se si tratta di annientare l'Impero a tutti i costi. Inoltre, pare chiaro sin dal primo episodio dello show - e ancor più palese negli episodi della Season 2 - come la Nuova Repubblica abbia fatto in realtà molta fatica a ripristinare la pace dopo Il ritorno dello Jedi, e probabilmente sarà proprio questa instabilità dilagante a permettere la nascita del Primo Ordine. In ogni caso, l'arco narrativo di Cara Dune - diventata uno sceriffo repubblicano - sembra condurci verso storie future dall'impronta più politica (e, se vogliamo, "poliziesca"), come sembra promettere il progetto intitolato Rangers of the New Republic.

Si tratta, come svelato durante l'Investor Day 2020, del secondo spinoff di The Mandalorian: nonostante, a quanto pare, Cara Dune non sarà protagonista dello show, la sensazione è che il progetto voglia in qualche modo riprenderne i valori e le atmosfere. E, più in generale, vorremmo sicuramente che in futuro The Mandalorian (o chi per esso) ci raccontasse in maniera più esaustiva le luci e le ombre del nuovo governo di Leia Skywalker.

Terza Stagione: la rinascita di Mandalore?

Arriviamo ora a parlare più concretamente del finale di stagione. Partiamo dal ritorno di Bo-Katan e dal suo possibile scontro con Mando. Durante la battaglia finale, Din ha sconfitto Moff Gideon disarmandolo e impossessandosi della Spada Oscura. Il protagonista, però, ignorava che chi ottiene l'arma in duello diventa in automatico il legittimo erede al trono di Mandalore, ed è per questo che ora si è inimicato inconsapevolmente Bo-Katan.

La donna, infatti, non può accettare la Darksaber da Mando, e potrà togliergliela solo in duello. Sarebbe troppo facile immaginare che Din scelga di perdere consapevolmente un confronto ufficiale, perché di sicuro i rigidi dogmi del pianeta Mandalore implicherebbero uno scontro all'ultimo sangue, o comunque in cui non è possibile sottrarsi così facilmente ad una lotta senza quartiere perché il rituale diventi "ufficiale".

The Mandalorian 2, per sua natura, potrebbe addirittura definirsi autoconclusivo. È chiaro che gli ultimi 8 episodi hanno chiuso un arco narrativo iniziato con la stagione precedente, e che adesso - in previsione della prossima season - i toni del racconto cambieranno drasticamente. Uno dei temi principali su cui dovrebbe vertere il futuro della serie, viste le premesse di questo epilogo, è quindi la ricostruzione di Mandalore. Al momento il protagonista è a tutti gli effetti il sovrano di Mandalore, ma siamo sicuri che il confronto con Bo-Katan sarà uno dei perni principali attorno a cui ruoteranno i prossimi episodi (in arrivo, peraltro, entro Natale 2021).

Non è da escludere che The Mandalorian 3 possa servirci persino il ritorno di Sabine, altra possibile pretendente alla guida dei mandaloriani. E c'è ovviamente da risolvere il "nodo" Boba Fett: il finale post-credit della S2 svela che adesso il mercenario siede sul trono che fu di Jabba the Hutt, e che le sue avventure continueranno in una storia intitolata "Il libro di Boba Fett" - che non sappiamo ancora se sarà uno show televisivo o effettivamente un romanzo.

Il suo legame con Mandalore, però, potrebbe anche riportarlo dalle parti di Din e Bo-Katan, e chissà che proprio il bistrattato anti-eroe di George Lucas non abbia un ruolo nella rinascita degli antichi rivali dei Jedi. Vista la sua natura di Clone, inoltre, non è da escludere un ruolo in Star Wars: Bad Batch, la nuova serie animata curata da Dave Filoni nella quale potrebbe ricongiungersi ai suoi "fratelli" un tempo appartenuti all'esercito della Vecchia Repubblica.

Insomma, l'epopea scritta da Jon Favreau potrebbe presto esplorare a fondo la lore mandaloriana, mettendo da parte quella dei Jedi e del Nuovo Ordine fondato da Luke Skywalker.

Gli Ultimi Jedi

E qui, infine, arriviamo a parlare della scena più clamorosa di questo season finale, e indubbiamente di tutto lo show: l'arrivo di Luke Skywalker, che si conferma essere il Jedi che ha percepito la connessione con Grogu su Tython. L'ingresso in scena dell'eroe della trilogia classica apre a scenari assurdi e imprevedibili, ma soprattutto testimonia la connessione sempre più stretta tra The Mandalorian e la Trilogia moderna. Ma andiamo con ordine.Il ruolo del Bambino: Grogu è un ex padawan sopravvissuto all'Ordine 66, grazie ad un Cavaliere Jedi misterioso che riuscì a portarlo in salvo dall'infanticidio compiuto da Anakin Skywalker al tempio di Coruscant. Non conosciamo ancora l'identità di questo personaggio, e non è detto che verrà mai svelata in futuro, ma un altro elemento prezioso riguarda il patrimonio genetico del piccolo.

Grogu è un essere particolarmente potente nella Forza (probabilmente una prerogativa della razza di Yoda) e potrà ovviamente diventare fortissimo grazie alla sua straordinaria longevità. Ma sappiamo anche che il suo sangue, per Gideon e l'Impero, era altrettanto prezioso. Baby Yoda è stato definito da Gideon e Pershing un "donatore", ma non sappiamo ancora per chi o per cosa.

Visti gli indizi seminati nel corso di questa seconda stagione, non è da escludere che i geni di Grogu possano aver in qualche modo influenzato il ritorno di Palpatine sulle scene, se non addirittura creato la figura di Snoke, di cui l'Imperatore si servirà per irretire Kylo Ren e distruggere nuovamente l'Ordine Jedi circa vent'anni dopo.Il Bambino avrà quindi un ruolo nella futura caduta di Luke Skywalker e nella trasformazione in villain del povero Ben Solo?

È difficile pensare che il ruolo di Luke e Grogu sia terminato con questo splendido e commovente finale. Permangono però i dubbi in merito all'impiego stesso del personaggio, che in questo breve cameo è stato portato in vita da una computer grafica (diciamolo in tutta onestà) leggermente posticcia. Immaginare delle future apparizioni di Luke in questo modo non ci sembra la soluzione più decente per rendere giustizia all'eroe di Guerre Stellari, ma vista l'età ormai avanzata di Mark Hamill le uniche soluzioni possibili sembrano due: ingaggiare un attore in carne ed ossa per il giovane Luke (magari il suo "sosia" Sebastian Stan, attualmente impegnato in Marvel) o piuttosto spostare gli avvenimenti di The Mandalorian 3 nel futuro, magari con un salto temporale di una decina d'anni. Così facendo risulterebbe più facile, per Disney, ingaggiare Mark Hamill e ringiovanirlo anche solo di poco, e dare modo a Jon Favreau di raccontare qualcosa in più sul Nuovo Ordine Jedi.

Perché, e di questo siamo certi, la storia di Grogu non può certo finire così. Tra le lacrime di commozione e lo stupore del season finale di The Mandalorian 2, infatti, c'è un dettaglio da non trascurare, un elemento che - a posteriori - rende ancor più drammatica la scelta di Mando di separarsi dal Bambino, lasciandolo partire con Luke.

Perché se davvero Grogu avrà un legame con la nascita del Primo Ordine, e se le cose andranno come devono andare tra circa vent'anni, la scelta finale di Din Djarin potrebbe non soltanto aver condannato il Bambino a morte, ma persino decretato il crollo della Nuova Repubblica, la corruzione del Nuovo Ordine Jedi e la prossima era di oscurantismo nella Galassia. In parole povere, Mando potrebbe aver decretato l'epilogo dell'intera Skywalker Saga.