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The Office su Netflix: come ha cambiato il mondo della sitcom americana

The Office è un cult senza tempo a cui molti show moderni strizzano l'occhio, un classico con cui fare i conti quando si parla di commedie americane.

The Office su Netflix: come ha cambiato il mondo della sitcom americana
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Quando quel pazzoide di Ricky Gervais ha cominciato a lavorare ad un remake americano della sua serie The Office, in molti avranno storto il naso. Nonostante la brillantezza delle battute e l'inverosimile che si lega al quotidiano, il formato proposto sull'emittente BBC sembrava prestarsi poco ai gusti d'oltreoceano. Lo humor inglese troppo freddo rispetto alla controparte a stelle e strisce. Le situazioni che facevano da base alla comicità erano semplici e comprensibili a tutti, ma l'ordinario non è mai rientrato nei gusti televisivi degli americani.

Oggi, a 16 anni di distanza dalla messa in onda del primo episodio, questi dubbi non sembrano aver ragione di esistere. E la spiegazione risiede nel fatto che da quel fatidico giorno la comedy americana è cambiata per sempre, si è tolta il trucco pesante e abbandonato la ricerca spasmodica del tormentone, volgendo lo sguardo alle assurde situazioni che capitano a tutti noi durante le nostre giornate, scavandone la vena comica. Questo improvviso cambio di direzione lo dobbiamo in gran parte a The Office, una pietra miliare indimenticabile che continua ad essere esilarante anche alla sua terza visione.

Lo strangolatore di Scranton come la strega di Blair

L'incipit è semplice: una troupe silenziosa e senza volto decide di filmare un documentario che testimoni le giornate lavorative di un piccolo ramo di un'azienda che vende prodotti di carta. Fogli per tutte le esigenze, di vari formati e colori, niente di particolare o stravagante.

Il solo concetto iniziale basta a demolire la sitcom americana del suo tempo. I personaggi della serie non sono speciali, non fanno un lavoro eccitante né guadagnano milioni di dollari. Gli showrunner abbandonano il concetto di superuomo tanto caro agli americani per restituirci il ritratto di gente comune alla presa con compiti noiosi e ripetitivi, con i loro problemi finanziari e sentimentali che si affacciano troppo spesso, modificandone gli atteggiamenti e le reazioni.

Il metodo di ripresa è quello caro al mockumentary, un finto documentario che fino ad allora veniva spremuto solo dal genere horror, mentre per le commedie ci si affidava ancora all'inquadratura singola, magari ripresa in teatro con il pubblico presente e le loro risate in sottofondo. The Office si spoglia della luccicante patina che avvolge molte sitcom per abbracciare il quotidiano nel profondo: niente pubblico e nessuna risata registrata, questo contribuisce a cogliere l'ordinario della vita insieme alle riprese con macchina a mano che seguono i protagonisti mentre si muovono all'interno dell'ufficio. Le zoomate improvvise sui volti, l'ondeggiare dell'inquadratura che segue i passi dell'operatore, è tutto fondamentale per l'immedesimazione dello spettatore.

"Please, don't Jim the camera like that"

Il focus sui personaggi viene acceso attraverso brevi sedute di interviste 1 a 1, nelle quali non sentiamo le domande ma ascoltiamo solo le risposte che descrivono una situazione appena accaduta sullo schermo.

Una soluzione che rappresenta l'unica "costruzione" dello show, e che in poco tempo ha invaso tantissime altre sitcom. L'idea dell'intervista stona con la normalità delle persone, e questo contribuisce a creare quella sottile aura di assurdo che rende tutto così divertente. I protagonisti della serie sono molti, ma tutti splendidamente caratterizzati, ognuno con le proprie caratteristiche, punti di forza e (tanti) difetti. Tralasciando per un attimo quelle che sono diventate vere e proprie icone della commedia, è doveroso notare come sia molto piacevole seguire gli eventi di quelli che possiamo definire personaggi secondari: i perennemente annoiati addetti alla contabilità, il responsabile delle risorse umane che nasconde un oscuro segreto, i dirigenti che osservano tutti dall'alto. Ogni singolo personaggio è tratteggiato con cura e a suo modo divertente, con i suoi movimenti, il modo di parlare e l'atteggiamento verso ciò che sta succedendo.

A quiet office

La serie tv non avrebbe riscosso il suo successo planetario se non fosse stato per degli attori di primissima fascia. Nelle posizioni chiave dello show troviamo dei talenti in erba che grazie alla notorietà regalatagli da The Office sono riusciti a sbocciare in carriere rigogliose: Ed Helms, B.J. Novak, Ellie Kemper, Rainn Wilson, John Krasinski.

Questi sono solo alcuni dei nomi che oggi godono di grande popolarità, ma che devono molto allo show di Ricky Gervais e Greg Daniels. Prima di diventare il campione del botteghino con la trilogia "Una notte da leoni" (qui trovate la recensione di Una notte da leoni 3), Ed Helms era Andrew "The Nard Dog" Bernard, un addetto alle vendite con problemi di gestione della rabbia. B.J. Novak oggi è un produttore ed è stato uno dei Bastardi Senza Gloria di Tarantino, ma fino a pochi anni fa era il pupillo del suo capo in questo piccolo ufficio di Scranton. Ellie Kemper ha sostituito Pam come receptionist prima di avere un originalissimo show tutto suo su Netflix: Unbreakable Kimmy Schmidt (a questo link trovate la nostra recensione di Unbreakable Kimmy Schmidt 4). Rainn Wilson è comparso in numerosi film e serie tv negli ultimi anni, ma in questo caso rimarrà sempre nei pensieri di tutti come lo scorbutico dal cuore d'oro Dwight Schrute, che gestisce una fattoria di barbabietole insieme al suo strano fratello. Tra i più memorabili personaggi della storia delle sitcom rientra senza dubbio Jim Halpert, il simpatico spilungone che passa le giornate a tormentare Dwight con i suoi scherzi e a guardare sognante la receptionist di cui è segretamente innamorato. Oggi John Krasinski è un attore affermato e noto in tutto il mondo grazie a "A Quiet Place" che ha scritto, diretto ed interpretato (così come per l'ottimo sequel, qui trovate la nostra recensione di A Quiet Place 2).

La stella più luminosa

Nonostante la bravura dei suoi colleghi, il nome di Steve Carell merita una sezione speciale tutta per sé. L'attore americano è diventato il veicolo perfetto per trasportare questo bizzarro show inglese e portarlo oltreoceano. Il suo personaggio è Michael Scott, responsabile regionale della compagnia, una figura a metà strada tra il lavoratore di tutti i giorni e il dirigente in panciolle nel suo ufficio.

Nel suo essersi ritrovato in quel ruolo solo perché era il meno peggiore tra i candidati, Michael incarna l'anima americana dello spettacolo. Un lavoratore assiduo, certo, ma incapace di controllare un intero team a causa di una scarsa abilità di previsione e di gestione. Un uomo molto insicuro obbligato ad essere un capo dalle circostanze, che cerca in tutti i modi di piacere ai suoi dipendenti per non ricordare di essere solo e senza una donna nonostante gli anni che trascorrono inesorabili.

Michael Scott è una sonora pernacchia al self-made man americano, una figura idealizzata che dovrebbe spronare tutti a lavorare duro, ma che nella realtà si rivela spesso come un uomo a metà spezzato tra le sue rinunce e i suoi rimpianti.

Anche sul piano della comicità il suo personaggio trasmette un messaggio di rottura con il passato, una presa in giro nei confronti delle battutone esilaranti e dei tormentoni che caratterizzavano gli show antecedenti. Michael li ricerca con assiduità, risultando sgradevole e fastidioso ma non per questo non amabile, perché è evidente la tristezza che si cela dietro le sue uscite fuori luogo. Iconico il suo "that's what she said", intraducibile in italiano nel suo essere così volgare e sessista, che in qualche modo strappa sempre un sorriso imbarazzato. E l'imbarazzo è l'anima del suo personaggio, che permea lo show di un gustosissimo cringe che non sazia mai. Steve Carell oggi ha una bacheca colma di premi e riconoscimenti, è uno dei comici più richiesti dello show business e per questo deve ringraziare anche il suo ruolo in The Office, così come The Office ha tratto molta popolarità dalla sua interpretazione magistrale di Michael Scott.

Diventare sé stessi rompendo con il passato

Risulta quasi superfluo, dopo aver descritto il cuore e i volti dello show, parlare dei premi assegnati alla storica sitcom. Tra Emmy, Golden Globe e Screen Actors Guild Award si contano decine di candidature e statuette portate a casa. Un risultato stratosferico per una serie che ha letteralmente cambiato il modo di fare commedie, che poteva nascere solo dalla mente di un visionario come Ricky Gervais, un uomo che se non rischia tutto non si diverte.

Indimenticabile la sua veloce comparsata nella versione americana di The Office, in un fugace incontro tra lo sconosciuto David Brent e Michael Scott che si chiude con un abbraccio sincero tra i due e che testimonia il passaggio di consegne dall'Inghilterra agli Stati Uniti.

La sitcom negli anni ha ospitato numerosi attori che si sono prestati a dei cameo esilaranti, tra i quali quello di Jim Carrey candidato al ruolo di responsabile regionale, Amy Adams come fugace storia d'amore per Jim Halpert, Ken Jeong che insegna improvvisazione a Michael Scott. E ancora Idris Elba, Christian Slater, Jack Black e Jessica Alba, la lista è lunghissima e ci ricorda quanto questo show sia stato importante per il pubblico e per gli addetti ai lavori. The Office è lo spartiacque della commedia americana, un anno zero che ha cambiato per sempre modalità e tempi di recitazione. Gli show moderni ne sono una chiara evoluzione, rappresenta una base su cui poggiarsi e dal quale ripartire e sono molti i colleghi che guardano al lavoro degli sceneggiatori di The Office per trarne spunti ed ispirazione. Le prove ci vengono date dalle continue citazioni presenti in altre serie e, nella peggiore delle ipotesi, dalle vere e proprie imitazioni di scene e personaggi tratti dallo show di Ricky Gervais.

Grazie alla collaborazione tra il comico inglese e Netflix, che ha già distribuito le prime due stagioni di After Life (se ve la siete persa, qui trovate la nostra recensione della seconda stagione di After Life), era solo questione di tempo prima che The Office facesse capolino nella lista dei contenuti italiani della piattaforma streaming (lo show era presente già da anni sul catalogo americano di Netflix). La serie è un cult assoluto da non perdere per nessuna ragione al mondo e da riscoprire per l'ennesima volta, perché vagare per le strade di Scranton continua ad essere un'emozione unica di cui è impossibile fare a meno, come ampiamente dimostrato dall'attuale modo di filmare commedie in America, che deve molto a questo piccolo ufficio che vende noiosissime risme di carta.