The Purge: analisi di un successo

Con l'arrivo il 5 settembre della serie su Amazon Prime Video, è giunto il momento di analizzare il successo di un franchise sorprendente.

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Il successo riscosso dal franchise di The Purge è una storia di fortune inaspettate (prima) e ampiamente previste (poi). A giudicare dai trionfi di botteghino in cui è incorso anche The Conjuring di James Wan, diventato ora un universo cinematografico assai stratificato, il 2013 è stato un anno benedetto per il genere horror. Il primo lungometraggio, scritto e diretto da James DeMonaco e intepretato da Ethan Hawke e Lena Headey, ha dato vita nel giro di pochi anni ad altre tre produzioni cinematografiche - nonché una serie tv in arrivo il 5 settembre su Amazon Prime Video. Alla luce dell'interesse che il pubblico nutre nei confronti di questo franchise, testimoniato dagli oltre 132 milioni di dollari che l'ultimo capitolo, La prima notte del giudizio, ha guadagnato in tutto il mondo, il momento sembra essere più che appropriato per indagare ogni aspetto di questo incubo a stelle e strisce.

Americano, un cocktail di violenza e politica

Se si dovessero indicare le motivazioni alla base del successo della saga ideata da James DeMonaco, al primo posto probabilmente ci sarebbe concept su cui si fonda l'intero franchise. Lo Sfogo , dodici sanguinose ore in cui il governo americano abdica ai propri doveri e autorizza, con garanzia di impunità, ogni crimine. Dalle sette di sera fino alle sette di mattina, le città americane si trasformano in veri e propri scenari di guerra, mentre furti, omicidi e aggressioni si consumano nelle strade illuminate dalla flebile luce lunare. Coloro che non vogliono prendere parte alle violenze si proteggono come possono, barricandosi all'interno delle proprie dimore, sbarrando le proprie porte e le proprie finestre, togliendo la sicura alle proprie pistole. Se però gli abitanti delle parti più povere delle città devono contare su difese improvvisate, i cittadini più abbienti si sono invece dotati di barricate tecnologiche a prova d'intrusione.
Non a caso, l'originale The Purge - la notte del giudizionon manca di sottolineare questo aspetto. I protagonisti del primo film, la famiglia Sandin, fanno parte dell'alta borghesia americana e possono contare su costosissimi sistemi di sicurezza per proteggere se stessi e la propria enorme abitazione. Serve appunto un evento straordinario, quale il gesto del figlio a inizio film, per catapultarli nell'orrenda realtà che è veramente lo Sfogo e per privarli del riparo offerto loro dalla loro ricchezza. A cinque anni di distanza dalla crisi del 2008, tra banchieri rimasti impuniti e record di disoccupazione, James DeMonaco ha presentato ad una nazione in cui la disuguaglianza sociale e di ricchezza cresce da oltre quarant'anni, uno scenario in cui il denaro non è sufficiente a garantire sicurezza ed incolumità.

Non si tratta tanto di una sadica fantasia quanto di un'interessante trovata di sceneggiatori e produzione, sfruttata con maggior convinzione nel seguito Anarchia - la notte del giudizio. I confini del primo film, quei ricchi e tranquilli sobborghi così lontani dalle vite di molti, si allargano mentre la pellicola esplora in toto le città e sottolinea le diverse conseguenze che lo Sfogo porta con sé a seconda del livello di ricchezza delle persone. Mentre gli individui più facoltosi arrivano a percepire questa data come una vera e propria giornata di festa, usando le proprie risorse per poter uccidere al riparo delle proprie dimore, i quartieri popolari diventano zone di caccia, in cui abitanti e visitatori si contendono le prede.

Il terzo capitolo ha deciso, per quanto possibile, di accentuare ancor più le simmetrie con la situazione sociale e politica del mondo reale. Gli sceneggiatori hanno infatti traslato le elezioni politiche americane all'interno dell'universo di The Purge, sfruttandole sia per quanto riguarda la sceneggiatura che in sede di advertising. Non è un caso infatti che il celeberrimo cappellino rosso associato alla campagna di Donald Trump sia stato poi utilizzato per la promozione pubblicitaria del prequel La prima notte del giudizio. Il sottotesto politico si è sempre più infittito, volgendo la propria attenzione non solo verso le evidenti disparità presenti tra le varie classi sociali ma anche su un diffuso sentimento di diffidenza verso il governo.

Le radici dell'orrore sono nate nella realtà

Il franchise distribuito da Universal Pictures non è stato in realtà il primo a proporre un simile concept. Lo stesso James DeMonaco ha citato più volte le ispirazioni che hanno contribuito all'ideazione e realizzazione di The Purge, a partire dall'episodio "Il Ritorno degli Arconti" di Star Trek, che esplora in maniera simile, seppure sotto un diverso nome ("ora rossa") il tema dello Sfogo. Lo stesso Battle Royale, romanzo scritto da Koushun Takami che ha dato origine al filone poi reso celebre da Hunger Games, ha avuto pesanti influenze nella costruzione del contesto generale che abbraccia le vicende narrate.
Dal punto di vista storico il discorso è invece più complesso. In primo luogo, perché la traduzione italiana in "La Notte del Giudizio" si distacca in modo sostanziale dal significato del termine "purge" - purga, epurazione - e dal senso del suo utilizzo. Si tratta di un vocabolo che definisce l'eliminazione di persone o comunità indesiderate da chi detiene il potere e che vede uno dei primi utilizzi nel 1648, durante la Guerra Civile Inglese, in quella che verrà poi ricordata come la Purga di Pride. L'uso del sostantivo nei secoli successivi viene purtroppo collegato a una lunga serie di sanguinosi eventi - dal massacro compiuto da Chiang Kai-Shek il 12 aprile 1927, quando operai, sindacalisti e comunisti vennero barbaramente uccisi nelle strade di Shangai, fino alla Notte dei Lunghi Coltelli, nella Germania nazista del 1934.
Ad accomunare queste disgrazie è lo stampo politico che motiva la loro esecuzione. L'obiettivo di eliminare possibili oppositori o cause di rivolta in modo da assicurare la stabilità del proprio potere si palesa più di una volta anche nel franchise ideato da James DeMonaco. Lo Sfogo, giustificato dai Nuovi Padri Fondatori come una misura necessaria per la riduzione del crimine, viene in realtà utilizzato per attaccare le fasce più povere della società, per spingere i profitti dei produttori di armi, per tenere sotto controllo la disoccupazione e per evitare minacce politiche.

Una psicologia dello sfogo

La domanda che ogni persona che abbia visto almeno un capitolo della saga di The Purge si è probabilmente posta è se lo Sfogo potrebbe mai esistere nella realtà. Pur avendo bene impressi nella mente gli esempi elencati nel paragrafo precedente, questa appare come un'ipotesi piuttosto remota. D'altronde le stesse cause che nei film hanno portato all'insediamento dei Nuovi Padri Fondatori sono state sperimentate anche nella realtà. Basti pensare alla crisi dei mutui sub-prime del 2008, che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti e si è poi allargata al resto del mondo occidentale, trasformandosi nella crisi del debito del 2011. Nonostante questo abbia segnato l'ascesa di nuove correnti politiche sia oltreoceano che in territorio europeo, per ora possiamo affermare di essere al sicuro dall'istituzionalizzazione di una giornata in cui vengano incentivati crimini e violenze.
Abbandonando il punto di vista politico, un'analisi psicologica su The Purge diventa ancora più interessante. L'intero franchise basa la propria esistenza sul concetto, espresso soprattutto nel recente prequel, che offrire ai cittadini una giornata di violenza istituzionalizzata possa servire per incanalare la loro rabbia ed evitare crimini durante la restante parte dell'anno. Un gran numero di psicologi e sociologi si sono adoperati, fin dall'uscita del primo film, per spiegare perché questo concetto sia in realtà erroneo.
In più occasioni è stato fatto notare che una simile decisione non avrebbe l'effetto di facilitare una soppressione degli atti criminosi durante gli altri giorni dell'anno, quanto invece quello di ridurre i sensi di colpa per l'atto commesso. Secondo numerose ricerche, uno dei rari casi in cui l'utilizzo della violenza può calmare l'individuo è quando essa sia indirizzata verso qualcuno che lo ha danneggiato, a condizione che tale rappresaglia sia tarata, giustificata e che l'altro non abbia potere intimidatorio. Uno sfogo delle proprie frustrazioni e della propria rabbia che non sia diretto verso i presunti responsabili avrebbe come unico risultato un aumento del senso di impotenza nelle persone in questione.
Il fatto che le fondamenta del franchise non siano poi così solide dal punto di vista psicologico non sembra essere casuale. L'incredulità dello spettatore di fronte alle premesse che giustificano l'istituzione dello Sfogo lo spinge a dubitare fin da subito delle reali intenzioni del governo e dei Nuovi Padri Fondatori, facendo così intuire le vere ragioni sulle quali si basa una simile barbarie.

È altresì necessario a mente come l'obiettivo del franchise non sia quello di giustificare la violenza o un suo utilizzo né tantomeno quello di portare sul grande schermo una critica politica e sociale alla comunità americana. James DeMonaco è partito da un concetto interessante, la violenza istituzionalizzata, che potesse essere inserito all'interno del primo film in modo da farlo risaltare all'interno di un genere, quello degli "home invasion", che dai tempi di The Strangers e Funny Games ha perso gran parte del proprio fascino. Il successo riscosso dalla pellicola, a fronte di un investimento piuttosto limitato, ha poi spinto la produzione e gli sceneggiatori ad ampliare il contesto, inserendoparallelismi con la realtà che attirassero l'attenzione del pubblico e lo rendessero maggiormente partecipe.
Con l'epilogo di La notte del giudizio: Election Year e la distribuzione nei cinema di La prima notte del giudizio viene però da chiedersi quale mai possa essere il futuro di una franchise che potrebbe aver finito gli spunti a cui ispirarsi.