The Vampire Diaries: vale la pena riscoprire il teen drama su Netflix?

Tutti gli episodi e le stagioni di The Vampire Diaries sono su Netflix, ma questo celeberrimo show merita davvero? Cerchiamo di capirlo.

The Vampire Diaries: vale la pena riscoprire il teen drama su Netflix?
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Da pochi giorni su Netflix sono disponibili tutte le stagioni di The Vampire Diaries, la serie targata The CW che nel 2009 aveva conquistato gli spettatori dell'emittente americana (complice anche del successo in quel periodo della saga di Twilight e la serie hit di HBO True Blood), continuando il suo viaggio sul piccolo schermo per ben 8 stagioni. Non è facile trovare serie TV longeve , specialmente di questi tempi (per questo le 15 stagioni di Supernatural hanno fatto notizia, come del resto le 19 stagioni di Grey's Anatomy, che potrebbero ancora aumentare), e The Vampire Diaries riuscì laddove molte altre fallirono, ovvero nell'ottenere il rinnovo per l'anno successivo... Almeno fino a quando si scelse di porvi la parola fine nel 2017 (non senza ulteriori spin-off già in sviluppo e addirittura già in onda, come The Originals e il successivo Legacies). Ma, ora che tutti gli episodi sono a portata di click, vale davvero la pena riscoprire questo titolo?

I gloriosi inizi

Sì è vero: di storie sui vampiri ne abbiamo viste davvero tante nel tempo e, come dicevamo anche prima, la popolarità che i libri di Stephenie Meyer e i suoi adattamenti cinematografici hanno portato al genere è risultata in un surplus di produzioni a tema, alcune decisamente più apprezzabili di altre, ma che potevano correre il rischio di perdersi in quella moltitudine che si era venuta a creare.

Perché il troppo, si sa, stroppia, e spesso quando si è costantemente circondati da qualcosa, si potrebbe essere anche meno inclini a dare una chance a determinati contenuti. Poco importava forse, specialmente a coloro a cui interessava solo l'idea di guardare qualcosa in tv, che i libri di Lisa Jane Smith da cui era tratto lo show sviluppato da Kevin Williamson e Julie Plec fossero precedenti persino a Twilight (cronologicamente, infatti, il primo libro della saga di The Vampire Diaries si può collocare addirittura nel 1991), e quindi il rischio che la serie TV finisse presto nel dimenticatoio, magari (non solo) figurativamente divorata da altri prodotti simili, era piuttosto alto. Eppure, non fu così: il pilot di The Vampire Diaries ebbe un successo enorme per la piccola stazione televisiva figlia di CBS e Warner Bros., e registrò una cifra record di ascolti di 4.8 milioni di spettatori, regalando a The CW la premiere più vista nella sua storia (almeno fino all'arrivo di The Flash nel 2014).

Questo successo continuò a lungo, in alcuni casi più meritatamente, in altri per ragioni che non sempre avevano a che vedere con la qualità effettiva dello show (se l'argomento cancellazioni e rinnovi è di vostro interesse, scoprite perché The CW ha cancellato Batwoman); ma almeno per le prime tre stagioni, la storia di Elena (Nina Dobrev), dei fratelli Salvatore (Ian Somerhalder e Paul Wesley) e del resto degli abitanti o visitatori di Mystic Falls aveva ragion d'essere, e vi si potevano riscontrare tanti punti a favore: storyline accattivanti (anche più che nei libri, in diverse istanze), (alcuni) personaggi ben delineati (tra Katherine e gli Originali è difficile scegliere quale intuizione fu la più azzeccata), dinamiche con del potenziale, e un cast che si stava facendo sempre più notare a livello nazionale e internazionale.

Un (inevitabile?) declino

Come ogni altro prodotto d'intrattenimento, tuttavia, il trucco è sapere quando fermarsi, quando evitare il celebre "salto dello squalo" (il punto di non ritorno, quello in cui un contenuto inizia inevitabilmente la propria discesa qualitativa). Per The Vampire Diaries si potrebbe andare avanti a lungo a discuterne, e diverse persone potrebbero indicarvi differenti momenti nel corso della serie che per loro rappresentano questo oltrepassamento di soglia.

Ma ciò che conta in questa sede ai fini del discorso è che, quando arrivò alla sua conclusione, The Vampire Diaries aveva da tempo esaurito idee e modalità di rappresentarle, e persino tra cast e crew era ravvisabile un generale calo di entusiasmo nei confronti del progetto, tanto che la stessa protagonista Nina Dobrev abbandonò la serie al termine della sesta stagione (per poi fare la sua ricomparsa in occasione del series finale). The Vampire Diaries aveva dunque fatto il suo corso diverse season prima della sua conclusione (già verso la quarta o quinta? O forse con la sesta, come sembrava credere anche la Dobrev?) ed erano rimaste ben poche strade inesplorate (gli umani a Mystic Falls dall'inizio dello show si erano drasticamente ridotti, come anche gli espedienti per far restare o tornare volti noti, pur scherzandoci su con autoironia come aveva saputo fare in precedenza la serie), tanto che anche l'introduzione di nuovi ruoli e dinamiche non ha fatto che ritardare l'inevitabile.

Il tempo di dire addio a Elena & Co. era ormai giunto, e la produzione di The Originals e Legacies (il primo già in onda da tempo e terminato un anno dopo The Vampire Diaries, il secondo avviato nel 2018 e solo recentemente conclusosi, con un'ondata di cancellazioni di The CW davvero senza precedenti) garantiva comunque ai fan del franchise un luogo sicuro in cui rifugiarsi. Se, dunque, siete amanti dei teen drama e del soprannaturale, questa può essere tranquillamente una serie per voi, purché siate ben consapevoli di ciò che avete di fronte e dei suoi eventuali limiti.