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The Witcher: analisi del primo trailer della serie Netflix

Al Comic-Con di San Diego è stato finalmente mostrato un primo assaggio dell'attesissima serie tratta dalla saga dello Strigo

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È stato uno degli annunci più clamorosi degli ultimi anni, ma anche uno dei più controversi e potenzialmente complessi. Trarre una serie dalla saga letteraria - non videoludica - di Geralt di Rivia, nata dalla penna dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski, è un'impresa a dir poco titanica, per una miriade di motivi diversi. Innanzitutto, adattare una simile epopea e delineare quel mondo, anzi quel lembo di un continente senza nome richiede davvero un'attenzione ai dettagli minuziosa e maniacale. Insomma, ci vuole pazienza e lavoro anche solo per caratterizzare un'ambientazione che, all'apparenza, sembra solo una delle tante derivazioni del fantasy di stampo tolkieniano, ma che in realtà nasconde una profondità sconfinata.
Per i personaggi vale lo stesso discorso: la saga dello Strigo è popolata da un'immensità di personalità e intrecci che farebbero rabbrividire persino il più navigato degli showrunner. Senza contare che, a prescindere dalla qualità del prodotto finale, questo The Witcher di Netflix non potrà mai accontentare tutti, tra i fan del libro e gli amanti della saga videoludica. D'altro canto, però, è innegabile il fascino di una mission impossible del genere. Finalmente, al Comic-Con di San Diego è stato svelato il primo teaser trailer della serie: ne parliamo qui.

Henry Cavill: promosso o bocciato?

Partiamo da uno degli aspetti che aveva suscitato alcune delle reazioni più violente all'annuncio, ovvero la scelta di dare il ruolo di Geralt a Henry Cavill. Nessuno all'epoca ne era convinto - complice anche un'orrenda prima foto promozionale con tanto di effetto "cosplay mal realizzato" - e probabilmente non si raggiungerà mai un consenso unanime, eppure bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: se l'interpretazione di Cavill rimarrà sulla stessa linea di quella intravista nel trailer, ci troveremo dinanzi a un attore che ha raggiunto indiscutibilmente il suo picco. Cupo, deciso, di poche parole - indizio che suggerisce la decisione di attenersi maggiormente al materiale originale rispetto al videogioco - e persino magnetico, con in più la decisione di non affidarsi a nessuna controfigura. Se il buongiorno si vede dal mattino, lui potrebbe rappresentare una delle vittorie più grandi di Netflix e le parole della showrunner Lauren S. Hissrich per spiegare un tale casting ("Lui è Geralt, lo è sempre stato") non risuonerebbero più così strane. Anzi, per adesso tendiamo a darle ragione. Il trailer, però, non ruota solo intorno a Geralt, ma mette al centro altri due personaggi fondamentali quali la maga Yennefer (Anya Chalotra) e la misteriosa Ciri (Freya Allan). In particolar modo, è la maga di Vengerberg a dare ulteriori indicazioni sulla direzione intrapresa dalla serie.

Cosa si nasconde tra le pieghe

Yennefer, infatti, incarna precisamente ciò che The Witcher vuole fare con gli scritti di Sapkowski: fonte d'ispirazione senz'ombra di dubbio, ma non un dogma da seguire ciecamente. Tanti dettagli, dagli occhi al modo di vestire, ricalcano perfettamente le descrizioni dello scrittore polacco, ma altri lasciano intravedere una personale e autoriale interpretazione, come ad esempio il modo in cui all'inizio del trailer la maga appare deforme o anche il suo stesso aspetto, piuttosto giovanile rispetto ai romanzi. Stessa cosa si può dire per Ciri, già dipinta come un'adolescente nel trailer mentre specialmente all'inizio dei racconti è poco più che una bambina. Insomma, è presente una certa libertà interpretativa in un contesto di generale aderenza rispettosa verso la saga letteraria.

Ciri e Yennefer, elementi di trama centrale nel trailer, ci permettono inoltre di scoprire quali opere la serie sta adattando per questa prima stagione. Vedendo scorci delle origini della maga e ascoltando i toni e le parole con cui Ciri viene descritta, diventa palese che The Witcher voglia trattare, come base fondamentale per il futuro, i racconti raccolti nei volumI "La spada del destino" e "Il guardiano degli innocenti". Niente villain principale, nessun intreccio politico machiavellico, nessuna caccia selvaggia, ma soltanto una primissima base che, già da alcune immagini presenti nel trailer, affronterà tematiche e momenti estremamente delicati che i lettori appassionati avranno già notato (e che non sveliamo per non rovinare la sorpresa a chi invece non ha familiarità con il materiale letterario di partenza).

Nel limbo della CGI

L'ultimo altro dettaglio degno di nota è che il trailer, attraverso poche ma quantomai mirate battute, introduce lo straordinario mondo in cui lo Strigo muove i suoi passi. La saga, infatti, è ambientata lungo la costa occidentale di un continente senza nome diviso in due grandi macro-aree: i territori meridionali sotto il controllo dell'impero di Nilfgaard - di cui si intravede un'invasione - e quelli settentrionali suddivisi in una pletora di regni spesso in contrasto tra di loro. Come si è arrivati a questo precario equilibrio? Prima dell'arrivo degli umani, il continente era abitato dalle Razze Antiche - il trailer pone molta enfasi sugli elfi - che hanno insegnato la magia all'uomo, prima di essere sterminate dall'uomo stesso. In questo contesto nascono gli Strighi, un ordine di umani speciali, per così dire, il cui compito è difendere l'umanità dai mostri selvaggi che popolano il continente.

Peccato che proprio sul versante dei mostri il trailer si sia mostrato decisamente avaro, a parte l'ultima scena in cui si intravede una singola creatura, peraltro realizzata con una CGI discreta, ma non allo stato dell'arte. Ma sono le uniche pecche di un primissimo sguardo a una serie che potenzialmente si candida a essere un gioiellino, con un trailer evocativo ed elettrizzante al punto giusto, dando oltretutto il via a una sfida con Amazon e il suo Signore degli Anelli sul versante del fantasy. Questa è la vita di uno Strigo, fatta di contratti, mostri e denaro. E noi, dopo averne avuto un primo assaggio, non vediamo l'ora di viverla tutta.