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The Witcher: Geralt di Rivia, perché è la rivincita di Henry Cavill

La scelta che più spaventava i fan dei romanzi di Sapkowski si è rivelata uno dei maggiori punti di forza della serie fantasy Netflix.

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"Lo sconosciuto non era vecchio, ma aveva quasi tutti i capelli bianchi. Sotto al cappotto portava una casacca di cuoio allacciata sul collo e sulle spalle. Sotto al capotto una spada. Non una cosa insolita di per sé, dato che ogni uomo di Vizima ne aveva una, ma nessuno la portava legata dietro la schiena come se fosse un arco o una faretra".
Andrzej Sapkowski ci presenta così il suo strigo Geralt di Rivia ne Il Guardiano degli Innocenti, quando ancora la struttura dell'intreccio con Ciri o Yennefer non è ancora completa; quando insieme a Rutilia vaga per il Continente portando a termine i suoi compiti da Witcher.

Sguardo penetrante, impermeabile alle emozioni, risoluto e austero: Geralt è un protagonista di presenza essenziale, non per forza carismatico ma sempre importante. Non burbero ma dal carattere determinato e senza paura, privo di macchia come insegnato alla fortezza di Kaer Morhen, lo strigo è un cacciatore di mostri a pagamento: arriva, uccide, incassa e riparte. Come nei libri così nel videogioco, Geralt è un personaggio affascinante, dalla presenza fisica imponente ma non colossale, da temere al primo sguardo ma non abbastanza da rifuggirlo immediatamente. Insomma, un protagonista non facile da interpretare ma Henry Cavill si è dimostrato in The Witcher di Netflix la quasi perfetta iterazione televisiva, prendendosi la sua rivincita sui più scettici.

Un ruolo cucito addosso

Per un ruolo stoico e intriso di cinismo come quello di Geralt serviva un interprete d'espressività controllata, capace di far trasparire poche emozioni attraverso una gestione adeguata dei lineamenti facciali. Sembra una cosa sciocca, ma per molti significherebbe recitare per sottrazione, mentre attori come Cavill risultano naturali e credibili per queste specifiche parti. Qualcuno potrebbe parlare di una certa ingessatura espressiva, ma per per calarsi nella parte di un uomo sostanzialmente privo di emozioni ci vuole di base un attore in grado di non lasciarle libere in scena. È un po' il discorso di Batman attraverso Christian Bale, Ben Affleck e Robert Pattinson, con un complesso processo di casting alle spalle.
Al tempo del camera test dello scorso anno qualcuno non riuscì a capacitarsene: perché Henry Cavill? Perché non Mads Mikkelsen (fan favorite) o un altro tipo d'attore più quotato, sicuramente più amato per le sue doti attoriali? La risposta è che ognuno di noi ha il suo modello, e quello della showrunner e creatrice di The Witcher per Geralt era proprio Henry Cavill, a cui ha infatti cucito il ruolo addosso partendo dagli scritti di Sapkowski, da quel tipo di scrittura più rozza, viscerale e d'impatto rispetto all'eleganza formale dei dialoghi e della struttura narrativa dei videogiochi sviluppati da CD Projekt Red. E il risultato, oggi, si può dire impressionante.

Quello che sarebbe potuto essere l'errore più grande dell'adattamento si è rivelato uno dei suoi maggiori punti di forza, e questo grazie alle peculiarità interpretative di Cavill, caustico e marpione contemporaneamente, capace di riempire interamente la scena e di non ostruire le performance dei protagonisti secondari. Quello dell'interprete britannico è uno strigo forse un po' più robusto di quello dei romanzi, ma tanto nei comportamenti quanto nelle relazioni, così nei combattimenti e nella caccia, il Lupo Bianco cattura completamente l'attenzione dello spettatore.

Lo fa grazie a un'estetica estremamente curata, che dalla dettagliata riproposizione del look di Geralt si sposta poi a una ricerca interessante del giusto timbro vocale, impostato per essere basso e vibrante, difficile in realtà da mantenere. Un personaggio di fantasia carico di elementi passabili di overacting che Cavill riesce invece a incanalare nel suo modello interpretativo e a bypassare con grande competenza, rendendoli fieramente parte della sua performance, senza mai esagerarli ma esibendoli come se gli appartenessero da sempre. Lo fa per le movenze sornione e circospette di Geralt e anche per il suo accento, ma c'è uno studio ragionato anche dietro il rapporto tra sguardo e movimento della labbra, che devono trasmettere spesso sensazioni differenti.

Cacciatore, amante, amico

Lo stigo di Cavill è poi amico di Ranuncolo, amante di Yennefer e cacciatore per il popolo: tre personalità diverse che l'attore riesce a gestire con la stessa espressività, pur modificando all'occorrenza lati del carattere di Geralt per adattarli alle varie situazioni. È uno e trino senza mai esasperarsi, mantenendo sempre lo stesso immutabile volto solcato da poche emozioni. Più che provarle, infatti, lo strigo le dimostra durante il racconto, tanto in appassionate scene di sesso quanto in combattimenti sanguinosi od orrorifici. Altro punto di forza di Cavill è anzi il suo background nel cinema d'azione, tra i film della DC e l'ultimo Mission: Impossibile. Si capisce già alla fine del primo episodio, durante il Massacro di Blaviken. Diretto da una coreografia portentosa, Cavill si getta in una poderosa camminata a suon di spadate che sembra uscire direttamente dal videogioco, sinuosa e intensa come una danza, pericolosa come la morte. È diretta attraverso un piccolo piano sequenza cadenzato da alcuni brevi rallenty ed è vera esaltazione della figura guerriera di Geralt, delle sue reali capacità come spadaccino, della sua furia. Quando arriva poi il duello con Renfri si comincia addirittura a giocare con i colpi, le parate e i punti di ripresa, inquadrando Cavill in tutta la sua stazza e possanza mentre si destreggia in questo componimento battagliero davvero impeccabile.

È ottimo sia in una situazioni tanto elaborate come il Massacro di Blaviken (o il combattimento al Banchetto di Cintra), sia in una struttura più da horror artigianale alla Del Toro come quella del terzo episodio, quando si vede costretto ad affrontare una Strige. Ma potremmo citare anche l'apertura stessa della serie contro la Kikimora, con gli occhi neri da abuso alchemico.

Quale che sia la prospettiva, The Witcher deve la sua discreta riuscita tanto alla struttura narrativa sfasata e rispettosa di quella letteraria quanto alla presenza di Henry Cavill come Geralt di Rivia, un'interpretazione che vale come personale riscatto contro i più sfiduciati e chi era già pronto ad ascrivere l'insuccesso della serie al suo aspetto e alla sue capacità attoriali.