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Tra sitcom e drama: il mix perfetto di WandaVision

Ripercorriamo insieme la seconda metà del percorso metatelevisivo di WandaVision, compresi i motivi alla base della scelta del formato sitcom.

Tra sitcom e drama: il mix perfetto di WandaVision
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Nonostante i misteri iniziali e le numerose teorie che hanno accompagnato WandaVision fin dalla sua uscita su Disney+, tra ipotesi sul tanto chiacchierato Multiverso e la reale identità del villain, ora che la serie è giunta alla sua conclusione l'intento principale dei Marvel Studios è diventato estremamente chiaro: raccontare una storia di elaborazione del lutto attraverso un esperimento metatelevisivo e distante dai canoni del MCU, alternando le risate ad un profondo dramma sulla perdita e l'accettazione del dolore.

Per farlo, Jac Shaeffer e Matt Shackman (rispettivamente showrunner e regista) hanno attinto a piene mani a oltre 50 anni di storia della sitcom americana, reinterpretandone i linguaggi e lasciando trasparire al contempo un interessante discorso sull'effetto che un certo tipo di televisione può avere - nel bene e nel male - sugli spettatori.

Dopo aver parlato di WandaVision e le sitcom anni '50, '60 e '70 esplorate nei primi tre episodi, dunque, torniamo ad analizzare la serie con Elizabeth Olsen e Paul Bettany per scoprire le influenze degli show dagli anni '80 fino ai giorni nostri, a partire da Casa Keaton e Gli amici di papà fino ad arrivare a Modern Family e The Office.

Evadere dalla realtà

Dopo una quarta puntata incentrata interamente sulla trama orizzontale, in cui scopriamo che tutti gli abitanti di Westview fanno parte del cast di una sitcom fittizia intitolata WandaVision che vede come protagonista la famiglia Maximoff e che va "in onda" all'interno di una sorta di campo di energia esagonale, tenendo di fatto in ostaggio i residenti della cittadina e l'agente dello S.W.O.R.D. Monica Rambeau, la serie torna in parte sui suoi passi e allestisce una nuova tripletta di episodi dedicati rispettivamente alle comedy anni '80, 2000 e 2010, il primo dei quali si avverte subito come il più vicino agli autori (e allo stesso Kevin Feige) in termini generazionali. All'interno di esso troviamo infatti suggestioni e riferimenti a numerosissimi show di quel periodo tra cui Genitori in blue jeans, Casalingo Superpiù, Pappa e ciccia, Dieci sono pochi e i già citati Casa Keaton e Gli amici di papà, molti di più di quanti ne abbiamo visti citare negli episodi precedenti e ne vedremo citare in quelli successivi, ma ciò che emerge a livello tematico è il fatto che tutta la puntata ruota attorno al concetto di lutto, da una parte con Monica che scopre che Wanda ha trafugato il cadavere di Visione dal quartier generale dello S.W.O.R.D. (cosa che poi si rivelerà essere una delle tante bugie del direttore Hayward), e dall'altra con i gemelli Tommy e Billy che devono affrontare la morte del loro cane Sparky.

Qui, quando i figli le chiedono di utilizzare i suoi poteri per riportare in vita l'animale e rimettere a posto le cose, vediamo per la prima volta Wanda rendersi conto di cosa le sta accadendo, ma si tratta di un fugace lampo di realtà prima di tornare alla finta serenità del mondo idealizzato che ha creato per lei e la sua famiglia, alimentata ulteriormente dalla comparsa a sorpresa del fratello Pietro sul finale.

Al contrario dell'episodio di cui abbiamo appena parlato, con il sesto si è scelto invece di puntare principalmente su una sola serie TV: Malcolm in the Middle. Dall'adorabile sigla iniziale alternative rock ispirata a "Boss of Me" dei Might Be Giants alla rottura della quarta parete da parte di uno dei giovani protagonisti, passando per una comicità distruttiva e a tratti no-sense, l'episodio 1x06 sembra uscito direttamente da una puntata dello show con Bryan Cranston.

Anche in questo caso però gli autori non si sono limitati ad un semplice esercizio di stile, e anzi sono partiti dal tipico episodio a tema festivo (in questo caso Halloween) per mettere da parte l'atmosfera idilliaca delle sitcom classiche e lasciare spazio a situazioni più ancorate alla realtà di tutti i giorni, dando così i primi segnali della volontà di Wanda di riemergere dal confortevole oblio che aveva creato intorno a sé. Anche se, come sappiamo, la puntata si conclude con un enorme passo indietro causato dal quasi sacrificio di Visione e la sua storyline in stile Truman Show.

Con il settimo episodio, "Infrangere la quarta parte", arriviamo poi all'ultimo capitolo di questa celebrazione della sitcom americana - la quale verrà poi contestualizzata nella splendida puntata successiva con Agatha Arkness e Wanda letteralmente a spasso per il passato di quest'ultima - questa volta ambientato ai giorni nostri e ispirato al formato mockumentary di Modern Family e The Office. Qui troviamo una Wanda fisicamente ed emotivamente esausta, che stremata dai recenti avvenimenti non sembra neanche più in grado di godere della serenità illusoria che lei stessa ha gettato su Westview e dintorni. Si tratta, come detto, di una fase di transizione (forse l'unica nota stonata della serie in termini di ritmo) in vista dell'atto risolutivo composto dall'episodio "flashback" e dal gran finale.

Perché proprio le sitcom

In una delle vette più alte mai raggiunte dal MCU sul fronte dello studio dei personaggi, l'ottavo episodio si abbandona ad un flusso di ricordi che scava a fondo nel passato e nella psiche di Scarlet Witch (come verrà chiamata da Agatha a fine puntata), regalandoci una nuova origine del personaggio senza mai arrivare al "retcon" e flirtando solo in parte con il tanto temuto "spiegone". Ma, cosa più importante ai fini di questo articolo, viene finalmente rivelato perché Wanda ha scelto proprio le sitcom come cornice per la sua evasione delle realtà, e ha tutto a che vedere con le serate d'infanzia passate in famiglia davanti alla TV a guardare gli episodi di programmi come gli stessi Dick Van Dyke Show (il suo preferito), Vita da Strega e Malcolm in the Middle. Ovvero l'unico modo che i Maximoff avevano per passare un momento di tranquillità senza dover pensare al contesto di guerra e povertà in cui si ritrovavano a vivere costantemente. Insomma, per staccare la spina dagli orrori quotidiani.

Questa sorta di seduta psicologica raggiunge poi il suo apice in quella che non esitiamo a definire la scena cardine dell'intera operazione di recupero filologico allestita dalla Shaefer e Shakman, vale a dire l'intenso dialogo tra Wanda e Visione all'interno dell'Avengers Tower ambientato poco tempo dopo i fatti di Avengers: Age of Ultron. Entrando per la prima volta in contatto con la "comfort zone" di Wanda, immersa nuovamente nelle sitcom per alleviare il dolore per la scomparsa di suo fratello Pietro, il sintezoide la consola con un profondo discorso sulla natura dell'amore legato alla perdita, lui che queste sensazioni non le ha mai provate ma che nonostante ciò dimostra un innato senso di umanità quando si trova al fianco della sua futura compagna.

Al netto di qualche mancanza sul piano narrativo, che però riguardano soprattuto la frettolosa (o in certi casi quasi assente) chiusura delle storyline secondarie, lo scopo principale della serie - ovvero quello di usare le immagini attraverso le quali ci distendiamo per raccontare un percorso narrativo e psicologico che va dallo sconforto alla rinascita - può dirsi dunque perfettamente raggiunto. Anche se, come sappiamo bene, Scarlet Witch ha ancora molto da dire nel futuro del MCU.