Vikings: come potrebbe e dovrebbe influenzare Assassin's Creed Valhalla

Confermata l'ambientazione norrena, ci siamo chiesti cosa Assassin's Creed possa e debba riprendere da un gigante delle serie tv come Vikings.

Articolo a cura di

Sono un po' gli anni dei vichinghi, è inutile negarlo. In fondo è il normale corso delle mode: sorge improvvisamente un rinnovato interesse per qualche cultura o periodo storico, si trasforma crescendo fino a diventare quasi una smania, escono un'infinità di prodotti a tema sempre più curati in ogni ambito dell'industria dell'intrattenimento e infine si raggiunge un punto di stanca. Al momento stiamo ancora cavalcando l'onda del fenomeno, come dimostrano la nostra recensione di God of War, il capolavoro videoludico di Santa Monica, e la nostra recensione di American Gods, l'ottima serie tratta dal romanzo di Neil Gaiman.

Qualche anno fa seguì lo stesso iter il filone de i pirati e, curiosamente, il brand videoludico di Assassin's Creed sembra essere una vera e propria costante in questo processo - allora fu il celeberrimo Black Flag -, proponendo di volta in volta episodi della saga principale legati a queste oscillazioni di popolarità. È altrettanto innegabile che una delle più importanti fonti ispiratrici per l'ultimo Assassin's Creed Valhalla sarà, per forza di cose, un gigante della serialità televisiva come Vikings, probabilmente l'origine della tendenza norrena degli ultimi anni, che culminerà curiosamente con lo spin-off Vikings: Valhalla (in ogni caso, per avere un quadro più completo sulla serie originale vi invitiamo a leggere il nostro riassunto della trama di Vikings).

Ci siamo dunque chiesti, sempre più intrigati da un simile paragone, quali aspetti di Vikings debbano assolutamente essere ripresi da Valhalla, con tutte le difficoltà relative alla necessità di tradurle in meccaniche di gioco. Alcune caratteristiche sono abbastanza facili da assimilare ad un videogame, in particolar modo un enorme action RPG ambientato in un vasto open world. Per altre, invece, l'obiettivo sembra piuttosto ostico.

Esplorare i confini del mondo

Iniziamo, allora, da ciò che sicuramente non potrà mancare nel nuovo videogioco Ubisoft: i viaggi, la componente esplorativa. Se le imprese di Ragnar Lothbrok ci hanno insegnato qualcosa è che una parte fondamentale, anzi essenziale, della cultura vichinga è costituita dalla scoperta di nuove terre, con lo scopo innanzitutto di razziare ogni ricchezza durante la stagione primaverile ed estiva per avere risorse durante i rigidi inverni scandinavi. È impensabile, infatti, veleggiare sia ad Est che ad Ovest con temperature così basse, sfidando i pericoli infiniti e mutevoli dell'Oceano.

E sarebbe persino banale rimarcare quanto un aspetto del genere si sposi perfettamente con un open world dalla scala imponente come quella di Assassin's Creed, sebbene necessiti di alcuni aggiustamenti. Innanzitutto, rispetto a Black Flag o ad Odissey, la differenza più marcata sarà l'assenza totale delle battaglie navali, poiché i vichinghi semplicemente non erano un popolo che combatteva in mare aperto - ed implementarle sarebbe una forzatura davvero estrema. Ma dal punto di vista del game design la sfida più stimolante e ardua è rappresentata dall'aggiungere un ulteriore strato di profondità alla meccanica dei viaggi.

Vikings - in compagnia di un manga affine come Vinland Saga - si concentra molto sulle peripezie continue che possono affliggere queste traversate. L'orientamento, il tempo avverso, l'umore del gruppo, sono tutte sfaccettature capaci di mandare all'aria un'intera spedizione. Assassin's Creed non deve ovviamente diventare una sorta di gestionale puro in tali sezioni, ma si potrebbe pensare a qualche implementazione per rendere i viaggi qualcosa di più di una semplice e piacevole traversata da un punto all'altro della mappa.

Non potendo contare su scontri navali, cosa rimane? Magari approfondire il modello di guida, per cosi dire, delle imbarcazioni oppure puntare su fenomeni atmosferici che possano complicare il viaggio, giusto quel tanto che basta per restituire un minimo quel senso di difficoltà e precarietà delle prime esplorazioni verso la Gran Bretagna. Sarebbe senz'altro una gradevole aggiunta per amplificare la sensazione di star partecipando ad una grande avventura.

Guerra e politica, l'intreccio fatale

Il punto successivo non può che essere cosa fare una volta sbarcati a destinazione e qui Vikings si è sempre divisa in due colossali macrosezioni: le battaglie e gli intrecci politici. Ora, ciò che nella serie rende le guerre appassionanti e quasi sempre indimenticabili è la perenne inventiva, un voler proporre scenari inediti, nuove strategie e modi per raccontare lo scontro. Ed è ovvio che in un videogioco replicare una simile diversità risulti praticamente impossibile. Per questo in Valhalla è stato già confermato il ritorno degli Assalti, ovvero le Battaglie di Conquista di Odyssey, riviste e rese ancora più colossali, almeno secondo gli sviluppatori.

Se non si può umanamente pretendere per ogni combattimento, quella varietà di approcci e soluzioni tattiche deve quindi caratterizzare gli Assalti, sia che ci si ritrovi in una "semplice" battaglia campale sia per ipotetici assedi e variazioni sul tema.

Un'altra componente dovrà essere saggiamente alternata agli intrecci politici, ovvero le relazioni che i vichinghi hanno pian piano instaurato con i diversi regni che allora - verso il nono secolo d. C. - si contendevano la Gran Bretagna. E soprattutto l'evoluzione di questi rapporti, con conquiste, tradimenti e colpi di scena all'ordine del giorno. Anche qui siamo di fronte ad un aspetto che si lega naturalmente ad un gioco come Assassin's Creed, o almeno alla deriva più spiccatamente da GDR inaugurata con Origins e proseguita con Odyssey; meccaniche come i dialoghi a scelta multipla e la possibilità di modificare la trama attraverso le scelte del giocatore dovrebbero, sulla carta, risaltare quasi alla perfezione quel complesso quadro socio-politico che si venne a creare all'epoca.

Un popolo e le sue tradizioni

In Vikings era inoltre centrale l'ambizione di Ragnar di trovare un'altra casa al proprio popolo, di ricercare un nuovo stile di vita che potesse conferire una maggiore stabilità. Non si poteva sempre dipendere ogni anno dall'eventuale successo o fallimento delle razzie; c'era il bisogno di qualcosa di più concreto, climi più miti e terre più fertili.

Ed è ciò che lo spinse a creare una piccola enclave vichinga in Gran Bretagna dedita esclusivamente alla coltivazione. In Valhalla, un'esigenza del genere sembra essere stata trasferita nella meccanica del Settlement, ossia il poter individuare un luogo da rendere letteralmente una nuova casa - similmente alla villa di Monteriggioni in Assassin's Creed II o al covo dei pirati in Black Flag. Non ci è ancora dato sapere fin dove si spingerà una simile feature e quanto sarà parte integrante del gioco stesso, se cioè sarà qualcosa di centrale o semplicemente secondaria, in grado di apportare numerosi vantaggi. Si potrebbe persino tentare l'inserimento di una gestione simile a quella dei quartieri in GTA San Andreas, esplorata un po' anche in Syndicate, ma bisognerà però attendere ulteriori informazioni.

L'ultimo e certamente più delicato e complesso aspetto è l'importanza della cultura e delle tradizioni vichinghe. In Vikings questo è una componente a dir poco fondamentale; dalle puntate che rievocano e rielaborano il Ragnarok fino ai diversi riti, in particolare funebri. La serie addirittura frenava la narrativa pur di dare il giusto risalto agli usi e costumi di un popolo straordinario. Tutte cose non facilmente traducibili in un videogioco.

Si tratta appunto di espedienti specialmente visivi e onirici e se da un lato le ricostruzioni maniacali cui la saga Ubisoft ci ha abituato fanno sperare per il meglio, dall'altro qualche dubbio permane. Gli sviluppatori hanno già confermato che una grande attenzione sarà conferita proprio alla vita quotidiana dei vichinghi e che la religione norrena avrà un ruolo cruciale, senza tuttavia entrare nei particolari. La speranza è che Assassin's Creed Valhalla riesca in tutti questi aspetti, centrando l'obiettivo di far provare quelle sensazioni che da anni ci dà Vikings, traferite in ambito videoludico.