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Vikings: Valhalla, cosa aspettarsi dalla serie spin-off di Ragnar Lothbrok

Vikings: Valhalla è l'idea di Netflix per spremere commercialmente il franchise o sarà la consacrazione del vikingverse come prodotto di massa?

Vikings: Valhalla, cosa aspettarsi dalla serie spin-off di Ragnar Lothbrok
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Finalmente abbiamo avuto le prime immagini ufficiali di Vikings: Valhalla, attesissimo sequel del serial vichingo. Il trailer di Vikings: Valhalla è stato diffuso da Netflix e semina numerosi dubbi per il fandom di riferimento. Cosa dobbiamo aspettarci dallo spin-off della saga dei figli di Ragnar? La nuova creatura riuscirà a raggiungere il successo della serie madre e al, contempo, emanciparsi e trovare una propria identità? Queste sono solo alcune delle domande che emergono in attesa del debutto dello show che ancora non ha una data di uscita ufficiale.

I fattori del successo di Vikings

Per rispondere a tali questioni bisogna partire proprio da Vikings (2013-2020), un progetto dalle ambizioni moderate per il tipo di narrazione che voleva mettere a schermo; budget concesso solo in virtù delle ambizioni del creatore della serie, Michael Hirst, e del successo ottenuto con I Tudor (serie che ha lanciato volti della Hollywood odierna come Henry Cavill, Natalie Dormer, Jonathan Rhys Meyers).

Una spinta decisiva verso la produzione fu, inoltre, il mercato florido delle serie tv che blandiva emittenti storicamente divulgative come History Channel a puntare per la prima volta anche su veri e propri show. Alla fine Hirst ebbe ragione: Vikings superò le più rosee aspettative e, stagione dopo stagione, la serie crebbe in termini di popolarità, scenografie e budget. I motivi del successo della serie furono da attribuire essenzialmente a tre elementi chiave: Travis Fimmel, il protagonista che impersonò Ragnar Lothbrok - il suo divismo incontenibile irretì gli spettatori per la prima metà dello show; la mitologia norrena - un recipiente di cicli e saghe semi-leggendarie ricche di spunti narrativi da esaltare sullo schermo; infine, l'estetica e il modus vivendi vichingo fatto di brutalità, ispidi barboni, valchirie, grafia runica, miti, magia e un suggestivo rapporto mistico con le forze della natura. Fare un totale buco nell'acqua era francamente difficile visto il materiale alla base.

Valhalla sarà all'altezza?

Vedendo il trailer di Vikings: Valhalla viene naturale chiedersi se la produzione riuscirà a fare quel passo decisivo verso la consacrazione di un filone che ancora oggi manca di un punto di riferimento stilistico e formale che faccia da modello per le produzioni che verranno.

O, almeno, rimanendo più con i piedi per terra, è normale chiedersi se Valhalla riuscirà a mettersi in scia della popolarità di Vikings. I fedelissimi del franchise gli concederanno certamente una chance, forti di uno sfondo familiare e dell'universo fondativo della serie principale. Un altro punto d'attrattiva potrebbe essere l'ambientazione dichiarata, ovvero circa cento anni dopo l'ultima stagione di Vikings, che prelude a un cambiamento sull'inquadratura del popolo vichingo che non racconterà più della sua ascesa, ma delle peripezie che porteranno alla decadenza, fattore che sicuramente favorirà toni tragici ed elegiaci. Ma c'è anche qualche preoccupazione: le scelte di casting ci lasciano freddi per la mancanza di nomi di grido, su tutti il protagonista designato Sam Corlett che sembra non avere il carisma e il physique du role di Travis Fimmel, di Alexander Ludwig o di Alex Hogh Andersen, rispettivamente interpreti di Bjorn e Ivar).

Anche la scelta dello showrunner, Jeb Stuart, ci sembra abbastanza dubbiosa, vista la pochezza creativa dello sceneggiatore, che non scrive nulla dal 2010 quando adattò per la tv il mediocre Blood Done Sign My Name. Altra incognita è il budget a disposizione visto che Netflix, per la prima volta, si è occupata interamente della produzione. D'altro canto, appare certo che i fondi saranno sicuramente più generosi di quelli avuti a disposizione nelle prime stagioni della serie principale, scongiurando "l'effetto cosplay" di cui risentono molte serie in costume senza grandi risorse. Dal trailer convincono alcune sequenze mostrate (così come la fotografia), nella speranza che sia solo un assaggio e che i montatori non abbiano tenuto il meglio per quei pochi minuti.

Valhalla Viste le premesse, Vikings: Valhalla sarà un successo? Siamo sul versante dei pronostici, ma lo dichiariamo senza problemi: non siamo troppo ottimisti. Il timore è che Hirst abbia già distillato (non sempre con la massima qualità) il meglio dall'universo vichingo nella serie originale, prendendo in prestito i personaggi più romanzabili delle saghe norrene così come le battaglie campali. Il creatore, inoltre, ci ha già impressionato con i craft della sua messinscena e la ricostruzione emotiva dei personaggi di allora, mentre il passaggio in avanti di quasi un secolo è solo all'apparenza un nuovo punto zero per una serie che ha sempre sfruttato la spinta generazionale.