Vikings Valhalla, la serie sequel: cosa ci aspetta dopo i Ragnarsson

Valhalla sembra già da un'ora un progetto particolarmente ambizioso, ma riuscirà a rielaborare la formula della celebre serie madre?

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È tempo di pensare al futuro ora che Vikings si è ufficialmente concluso. Un futuro ancora piuttosto lontano, che quasi certamente non vedrà la luce prima del tardo 2022 nel migliore dei casi, pandemie globali permettendo, ma dal quale è impossibile non essere almeno in parte attratti. Valhalla, spin-off della celebre serie storica creata da Michael Hirst, si presenta già in queste fasi preliminari come un progetto particolarmente ambizioso, voglioso di rispettare gli stilemi che hanno conquistato milioni di fan ed al contempo di ampliarli, evolverli e, chissà, forse persino rivoluzionarli.

Talmente alto si registra l'entusiasmo intorno a Valhalla e la sua scala che chiamarlo spin-off potrebbe rivelarsi una definizione riduttiva: con questo termine generalmente tendiamo ad indicare un telefilm i cui protagonisti apparivano in ruoli secondari - con tutte le sfumature che può includere - in un altro prodotto. Valhalla non è così; ambisce ad essere molto di più.

Guerre civili, politica ed esplorazioni

Valhalla vuole essere una vera e propria continuazione dell'epopea di Vikings, riprendendo il filo della narrazione 100 anni dopo il finale della sesta stagione di Vikings, quindi in pieno XI secolo. Che tipo di popolo vichingo ritroveremo? È una domanda inevitabile e per certi versi spinosa. Una delle tematiche più pressanti delle ultime annate della serie madre era la fine di un'epoca, ovvero il cambiamento radicale che il popolo norreno ha attraversato rispetto soprattutto alle prime esplorazioni di Ragnar, Rollo e Floki in Gran Bretagna.

E l'evoluzione è stata piuttosto drastica: se da un lato i vichinghi hanno prosperato, iniziando a gettare le loro basi di dominio in Inghilterra e in Normandia e crescendo sempre di più come potenza commerciale, dall'altro sono andati persi alcuni dei grandi valori di questo straordinario popolo. Una delle informazioni già confermate su Valhalla è proprio il voler portare avanti tale tematica, poiché ad esempio Hirst stesso ha dichiarato che Kattegat sarà ancora un luogo importante, sebbene radicalmente trasformato.

La Kattegat che ritroveremo sarà uno dei centri commerciali più importanti d'Europa, portando quindi all'estremo, se non a totale compimento, quel processo di trasformazione da razziatori a mercanti che Vikings aveva già iniziato ad esplorare. Un aspetto strettamente connesso ad un altro punto focale, ovvero la continua - e drammaticamente inesorabile - cristianizzazione dei vichinghi. Come detto, riabbracceremo questo mondo nell'XI secolo, quando i cristiani hanno ampiamente superato il paganesimo. Lo stesso Re d'Inghilterra, Guglielmo il Conquistatore, sarà si un normanno ma pur sempre cristiano, segno decisivo di una battaglia culturale persa come Floki temeva.

D'altro canto, è impensabile che in un solo secolo l'intera popolazione vichinga abbia accettato passivamente un simile trapasso e la presenza di un personaggio quale Freydis, storicamente la figlia di Erik il Rosso, descritta al pari di una testarda sostenitrice degli antichi Dei, ne è la prova tangibile. Rimane allora un'unica ed affascinante via di sbocco: scontri e tensioni perenni tra pagani e cristiani, ma sarà una guerra civile. Ci saranno sacche di resistenza devote a Odino che respingeranno in qualunque modo il "falso Dio", nonostante il cristianesimo sia ormai largamente dominante.

Sulle orme di Vikings

Si delinea quindi la classica narrazione su più piani tipica di Vikings: scontri culturali interni alla cultura vichinga accompagnati dalle tipiche trame politiche, preannunciate dalla presenza di personaggi come Canuto, carismatico e lungimirante Re di Danimarca e non solo, nonché la sua consorte Emma di Normandia. C'è la possibilità di conseguenza di allargare a dismisura il raggio d'azione, magari giungendo a spostare con il susseguirsi delle stagioni il baricentro dell'azione verso il Mediterraneo. Infine, non poteva mancare la componente esplorativa e per questo arriva in soccorso Leif Eriksson, anche lui storicamente figlio di Erik il Rosso e fratello di Freydis, noto come il primo vichingo a mettere piede nel continente americano.

Sappiamo che, invece, nella romanzata storia di Vikings non è stato così e si aprono scenari intriganti in tal senso, magari un'intera storyline ambientata esclusivamente in America, molto più pacata, esplorativa e riflessiva, un contrasto affascinante con la roboante guerra civile che avrà luogo nel Vecchio Continente. Sorge un unico dubbio: volente o nolente, sono tutti tipi di storie che Vikings ha già raccontato, in un modo o nell'altro, le stesse tematiche che hanno portato la creatura di Hirst ad avere troppi alti e bassi. Riuscirà Valhalla a rielaborarle, restituendo veramente qualcosa di nuovo?