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WandaVision: tra colpi di scena e metalinguaggio, è una serie autoriale?

Analizziamo l'ultimo episodio di WandaVision, il 4: la puntata più discussa è anche quella che inquadra tutte le qualità della sitcom targata MCU.

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C'è chi lo sta trovando banale o prevedibile, c'è chi addirittura inneggia ad un progetto sperimentale dal retrogusto lynchiano. La verità, a mio parere, sta nel mezzo: WandaVision è per i Marvel Studios un interessante esercizio di stile in salsa squisitamente pop, nel senso che si prende dei rischi - strutturali, tecnici, narrativi - senza rinunciare ad un formato "light", fresco e divertente nei toni, semplice ma solido e ben delineato nella scrittura. A suo modo, insomma, lo show targato MCU di Disney+ rimane un progetto notevole, e le rivelazioni sopraggiunte a sorpresa nell'episodio 4 di WandaVision testimoniano a priori la volontà di Kevin Feige e soci di voler confezionare qualcosa di diverso.

Prima di proseguire, l'allerta spoiler è d'obbligo: in questo articolo troverete raccontati e spiegati tutti gli snodi di trama del quarto episodio di WandaVision.

Rivelazioni premature?

Parliamo quindi dei "colpi di scena" mostrati nella quarta puntata dello show con Elizabeth Olsen e Paul Bettany, con una doverosa premessa. L'impressione è che, giunti quasi al proverbiale "giro di boa" per la serie TV targata Marvel, il pubblico ancora non abbia capito cosa vuole davvero dal progetto più particolare e sperimentale di sempre per gli Studios della Casa delle Idee.

Mi spiego: al termine dei primi tre episodi si è palesata sul web una nicchia, abbastanza rumorosa e consistente, di utenti che lamentavano istanze piuttosto simili agli stessi (presunti) aspetti critici di The Mandalorian. Nella fattispecie: assenza apparente di una trama orizzontale, puntate eccessivamente verticali ed isolate, minutaggio fin troppo ridotto e schedule settimanale come principale incriminante di una trama fin troppo criptica, scaglionata e poco chiara. Gli spettatori, in pratica, chiedevano maggiore chiarezza da parte degli autori sulla vera natura del prodotto e volevano capire sin da subito cosa stesse realmente accadendo. Non serve un'analisi particolarmente dettagliata (l'ho già detto nelle nostre prime impressioni su WandaVision) per affermare che di trama orizzontale ce n'è in abbondanza già nei primi appuntamenti dello show, e peraltro ritengo che quelli elencati siano tutt'altro che difetti, ma valori preziosi, da difendere e preservare.

Ma quando, in WandaVision 1x04, sono finalmente arrivate le risposte che molti aspettavano da settimane, la percezione di quella nicchia di pubblico ha subito invertito la sua narrazione, incolpando la serie di aver rifilato un episodio "spiegone" che non sposta minimamente gli equilibri della trama né la porta avanti, definendolo quasi del tutto inutile o persino fine a se stesso.

Consapevole che, in ogni caso, lo scenario fin qui descritto è ascrivibile ad una cornice ben definita di utenti, e che non rispecchia la totalità del fandom né la vasta schiera di audience entusiasta, ritengo che a priori esista una parte del popolo del web che non ha ancora capito cosa deve (e vuole) aspettarsi dalla serie nonostante i suoi creatori ne abbiano da tempo descritto la natura ed i confini. Fermo restando, e qui ribadisco ciò che ho già detto in apertura, che probabilmente la verità sta nel mezzo e che - posta la necessità di osservare il prodotto completo, a fine trasmissione - l'esperimento di Jac Shaeffer, Matt Shakman e Kevin Feige evidenzia dei valori assoluti, anche e soprattutto in questo quarto episodio.

Ecco a voi la Fase 4

Se già con i primi 3 episodi di WandaVision il Marvel Cinematic Universe aveva dichiarato con orgoglio gli standard e i toni della Fase 4 - sperimentale, coraggiosa e incentrata su storie e peronaggi inediti - è forse proprio nella quarta puntata che prende forma più concretamente il nuovo universo in cui si svolgeranno le prossime avventure degli Avengers, forse in modo molto più netto e marcato rispetto a Spider-Man: Far From Home. Il secondo capitolo incentrato su Peter Parker, in effetti, svolge più la funzione dell'essere una sorta di "epilogo bis" di Avengers Endgame, oltre che un ottimo racconto di formazione per un Uomo Ragno che deve liberarsi del fantasma di Iron Man.

WandaVision 1x04, in apertura, completa il quadro sulle "conseguenze" dell'atto finale di Endgame, mostrandoci Monica Rambeau risvegliarsi in una stanza d'ospedale ricomponendo pian piano ogni singola molecola del suo corpo. La ragazza si alza e si ritrova subito immersa nel caos: persone che ricompaiono dal nulla, in un ospedale che d'improvviso deve far fronte ad un ingente sovraffollamento. Bastano pochi istanti per farci capire cosa sta succedendo: quella scena ci ha mostrato, in modi piuttosto inediti, cosa succedeva nel mondo nei momenti successivi allo schiocco di Bruce Banner, poco prima che l'esercito di Thanos distruggesse la base degli Avengers dando inizio allo spettacolare showdown finale tra i Vendicatori e il Folle Titano.

Dal generale, poi, passiamo al particolare: ripresasi dalla confusione, Monica chiede notizie di sua madre, che aveva appena sostenuto un delicato intervento che avrebbe dovuto salvarla dal cancro. Qui, purtroppo, Rambeau scopre la tremenda verità: sua madre Maria, sopravvissuta al drammatico schiocco, era riuscita a tirare avanti per altri due anni fino alla ricomparsa del cancro, che l'ha spenta definitivamente. Tutto questo, esattamente tre anni prima del risveglio di Monica Rambeau e di tutti gli altri "blippati": ricordiamo, infatti, che dal genocidio compiuto dal Guanto di Thanos alla sconfitta del villain in Endgame sono passati 5 anni.

In questo particolare ed intenso prologo, prima che parta l'iconica intro dei Marvel Studios, si riversa tutto il peso drammaturgico dello spaventoso sterminio compiuto da Thanos: non solo persone care che si sono potute riabbracciare, ma anche tante altre che hanno dovuto fare i conti con conseguenze devastanti. Possiamo solo immaginare, d'altronde, il dolore di Maria Rambeau per essere inizialmente sopravvissuta alla malattia solo per vedere sua figlia sparire nel nulla, e addirittura morire due anni dopo pensando che la sua amata Monica fosse persa per sempre.

Dopo lo stacco vediamo in maniera più concreta il nuovo status quo dell'universo Marvel. Lo S.H.I.E.L.D. sembra definitivamente caduto e al suo posto adesso c'è lo S.W.O.R.D. L'abbiamo già visto nel finale post credits di Far From Home e, stando a ciò che sappiamo dai fumetti sullo S.W.O.R.D., possiamo dire che l'organizzazione ora si dedica anche alle minacce spaziali, ma senza perdere di vista ciò che succede sulla Terra. Apprendiamo che fu proprio Maria Rambeau - che abbiamo conosciuto in Captain Marvel, d'altronde - a fondare lo S.W.O.R.D.

Probabilmente la migliore amica di Carol Danvers fu ispirata dall'eroina e dalle sue traversate spaziali, e deve aver trasmesso i suoi ideali a Monica: adesso la ragazza, settimane o mesi dopo il Blip, è pronta a prendere posto tra i ranghi dell'agenzia. Riparte da qui il nuovo assetto narrativo del MCU: salutati gli Avengers classici e anche Nick Fury e Maria Hill (per ora, perché Samuel L. Jackson tornerà in Secret Invasion) abbiamo nuovi agenti, nuove missioni e nuove minacce. Monica, però, non decollerà per lo spazio come sembra aver fatto l'ex direttore dello S.H.I.E.L.D.: su ordine postumo di sua madre, la Rambeau rimarrà sulla Terra per non esporsi ai pericoli della Galassia.

Ed ecco come il destino del personaggio di Peyonah Tarrys e quello di Wanda Maximoff si intrecciano: Monica viene incaricata di indagare su alcune misteriose sparizioni nella cittadina di Westview, nel New Jersey. Affiancherà un agente dell'FBI, Jimmy Woo: l'abbiamo già incontrato in Ant-Man and the Wasp, era il federale incaricato di sorvegliare Scott Lang agli arresti domiciliari, e sa bene quindi cosa significhi avere a che fare con il soprannaturale. Il problema è che Westview non dovrebbe esistere sulle cartine geografiche, eppure molti abitanti della zona risultano spariti proprio nei pressi dei suoi confini.

Monica manda un drone dello SWORD a forma di elicottero (lo stesso che Wanda recupera nel suo giardino nell'episodio 2) a sorvolare il perimetro del borgo, ma quest'ultimo sparisce. E poi sparisce anche lei, risucchiata da un misterioso campo energetico che avvolge la cttà. Ed ecco come Monica diventa Geraldine, la donna intrappolata (come tutti gli altri) nella strana società anni Cinquanta in cui vivono Scarlet Witch e suo marito Visione.

Una sitcom metatestuale

Nella seconda metà dell'episodio arrivano altre importanti rivelazioni. Fulcro della trama, con Monica fuori dai giochi, è Darcy Lewis, un altro ritorno per il MCU: l'abbiamo vista nei primi due film di Thor ed è l'astrofisica che accompagna Jane Foster e il Dottor Selvig nei loro studi sui Nove Mondi. Mentre un agente si infiltra a Westview passando dal canale fognario, riemergendo da un tombino (ecco spiegato l'apicoltore del secondo episodio), Darcy è stata assunta dallo S.W.O.R.D. per aiutare a far luce sui misteri di Westview, e in effetti la ragazza riesce a trarre alcune conclusioni: la città è avvolta da un campo energetico di matrice spaziale, riconducibile alla stessa energia che generò il Big Bang.

Qualcuno ha, insomma, praticamente "creato la vita" dal nulla e sembra averci collocato dentro Wanda Maximoff e alcune persone scomparse. Non solo: ha plasmato quella vita come se fosse una sitcom degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta con protagonista l'Avenger e il suo amato Visione, che però dovrebbe essere morto in Wakanda per mano di Thanos.

Darcy riesce a incanalare le radiazioni in uno schermo vintage e inizia a studiare gli avvenimenti di ogni "episodio" di WandaVision, mentre Jimmy Woo cerca di comunicare con l'Avenger attraverso un segnale radio (ed ecco di chi era la voce che la protagonista sente provenire dalla radio in piscina).

Nella seconda metà di puntata, quindi, emergono tutti i colpi di scena che i fan aspettavano, inclusa l'identità del colpevole: è Wanda stessa, a quanto pare, ad aver creato dal nulla un idillio in cui vivere con il suo amato senza pensare più ai dolori del passato. Lo capiamo perché è la stessa Maximoff ad andare su tutte le furie quando Geraldine/Monica, inconsciamente, pronuncia il nome di Ultron, innescando nella superumana un antico trauma legato alla morte di suo fratello Pietro; è sempre Wanda, a quanto pare, a dar vita ad un Visione fasullo, perché per un attimo rivede in lui il corpo martoriato e la testa fracassata dal corpo di Thanos piuttosto che il sintenzoide rosso e verde di sempre.

Ed è, infine, sempre lei a costringere l'androide a vivere quella realtà, perché è "tutto sotto controllo", e non c'è bisogno di andar via. Sia gli abitanti scomparsi, sia questa sorta di spettro di Visione, sono quindi tutti prigionieri di Wanda Maximoff, che a sua volta è intrappolata nella sua stessa psiche distorta.
In questa fase, il quarto episodio di WandaVision non soltanto detta in maniera concreta i toni del progetto, ma si rende protagonista persino di un interessante gioco metatestuale.

Parto dalla prima istanza: sostanzialmente, nel fornire già in questo punto della storia gran parte delle risposte alle domande della vigilia, lo show MCU è a suo modo al centro di un'operazione peculiare e rivoluzionaria. Il momento "spiegone" è presente in molte storie di matrice mystery, ma quasi sempre il "flashback" che svela tutti i misteri del racconto è posizionato esattamente a metà tra il secondo ed il terzo atto. Basti pensare alla struttura narrativa del Watchmen di Damon Lindelof, o a quella di Bly Manor, tanto per farsi un'idea concreta.

E invece WandaVision sovverte questa "regola", posizionando l'episodio sulla verità in anticipo rispetto alla concorrenza. Si tratta di uno stratagemma tanto semplice quanto indovinato: è utile per inquadrare il prodotto, permettendo ai detrattori di capirci qualcosa in più, ed è un modo intelligente per confezionare un'opera autoriale per un pubblico di consumo.

L'intera struttura narrativa della puntata 4, o almeno della sua seconda metà, dal punto di vista della scrittura è semplicemente geniale, perché gioca con alcuni principi fondanti del prodotto rendendoli del tutto diegetici, e identificando le emozioni dei protagonisti con quelle del pubblico. Molte linee di dialogo non sono altro che un rimando simbolico alle domande che si pongono i fan da settimane: "Mi stai dicendo che l'universo ha creato una sitcom con i due Avenger?", dice stupefatto Jimmy Woo quando Darcy spiega che le radiazioni spaziali hanno dato vita ad una realtà alternativa in cui tutto sembra una comedy.

La scena della lavagna riassume ed incarna, probabilmente, lo spirito di un intero fandom. Perché la città è esagonale? Perché una sitcom? Visione è ancora vivo? Le domande che gli agenti dello S.W.O.R.D. e dell'FBI si pongono per decifrare il mistero di Wanda Maximoff non sono che lo specchio riflesso degli interrogativi che hanno dominato il web negli ultimi tempi. I sentimenti di Darcy, il suo emozionarsi e appassionarsi alla sitcom che stanno vivendo i due Vendicatori, inclusi i misteri su cui si interrogano durante la visione di "WandaVision" sono, a loro volta, la sintesi di un racconto straordinariamente metatestuale, che gioca perfettamente con le citazioni e configura un livello di scrittura tanto basilare quanto raffinato.

In questo senso, le azioni, le parole e i pensieri dei personaggi corrispondono a quelle di noi fan, perché la verità è che siamo tutti spettatori. Un pubblico che sta contemporaneamente fuori e dentro il racconto di ciò che potrebbe rappresentare l'essenza del prodotto stesso: WandaVision, ovvero la "Visione di Wanda". Un gioco di linguaggio, di specchi, di rimandi, di sguardi, che è peraltro il significato stesso di un film, dell'analisi cinematografica e del medium audiovisivo: guardare ed essere guardati, un rimbalzo stilistico di stampo squisitamente autoriale che non inventa nulla, ma che lo rimodella per servirlo ad un pubblico di consumo. Venitemi a dire che non è buon cinema questo.