WandaVision e la sitcom: un esperimento celebrativo riuscito

In superficie WandaVision non fa altro che riproporre situazioni classiche delle sitcom, ma dietro si nasconde un lavoro molto più ingegnoso.

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Dopo 3 episodi si è ormai capito che WandaVision è un prodotto tutt'altro che normale e capace di sfidare ogni aspettativa. L'aspetto più curioso, però, è che la Marvel ha tentato di dircelo in qualunque modo: facendoci vedere spezzoni del Dick Van Dyke Show e ribadendo la natura da comedy mutevole della serie, eppure nessuno di noi era davvero convinto che l'inizio della Fase 4 sarebbe stata una serie le cui puntate sono, per ora, al 95% composte da una sitcom familiare. Ci aspettavamo magari numerosi sketch o interludi comici, anche dopo il trailer c'era questa sensazione che in fondo fosse più un'astuta tattica di marketing.

Invece no, WandaVision, almeno nelle sue fasi iniziali, sta brillantemente reinterpretando linguaggi, archetipi e strutture della sitcom classica, incorporandoli nel suo inconfondibile stile Marvel. Come ci sta riuscendo? Ecco, diciamo che a volte la risposta più semplice è anche quella giusta.

La forza delle idee

Da questo punto di vista, le prime due puntate (qui le nostre prime impressioni su WandaVision) possono essere trattate insieme poiché condividono stile, ambientazione, cromatismi e, soprattutto, reinterpretano la sitcom d'epoca attraverso gli stessi stilemi. In un ambiente che anche negli interni e nelle decorazioni ricorda da vicino gli anni 50-60, i novelli sposi Wanda (Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany) si trasferiscono nella ridente cittadina di Westview, con l'obiettivo di socializzare e mescolarsi perfettamente con la gente del posto nonostante i loro poteri.

Ed entrano subito in gioco due delle situazioni più classiche che caratterizzano la sitcom fin dagli albori: la cena a casa con il proprio capo e la raccolta fondi di quartiere per qualche causa benefica. Tralasciando il quantitativo immane di citazioni e rimandi - Visione che usa i poteri per evitare una sedia è una citazione modificata alla sigla del già menzionato Dick Van Dyke Show, il vino "Maison du Mépris" servito a cena è un riferimento ai fumetti di House Of M, i nomi fittizi Glamor e Illusion scelti dai protagonisti per lo spettacolo di magia sono un rimando ai maghi Zarkov - è affascinante notare come avvenga la reinterpretazione di WandaVision.

Prendendo ispirazione ovviamente da sitcom molto affini per tematiche come Vita da Strega o Strega per Amore, senza mai dimenticare l'influsso cruciale della madre del genere Lucy ed io, il divertente gioco di equivoci, fraintendimenti e imprevisti è incentrato sui poteri di Wanda e Visione. Ma allora come si differenzia da un normale siparietto basato sulla magia di Vita da Strega? Come suggerito in apertura, la risposta è straordinariamente semplice e forse anche banale: l'avanzamento tecnologico.

Le nuove tecnologie, migliorare gli effetti speciali, tutto l'immenso lavoro di post-produzione ormai tipico delle produzioni non solo cinematografiche non serve solo ad avere una migliore resa su schermo, bensì permette di valicare limiti prima di allora insormontabili. Persino in una sitcom molto più recente rispetto alle muse ispiratrici di queste prime due puntate come Sabrina, vita da strega non c'erano molte scelte e soluzioni per inscenare un incantesimo, il più delle volte ritratto al pari di un passaggio statico o un rapido cambio di inquadratura.

WandaVision prende il cuore pulsante di tutte queste esperienze e le rielabora avendo a disposizione ben altri mezzi. Di conseguenza le possibilità si moltiplicano a dismisura e un rapido siparietto su Wanda che sbaglia a preparare la cena diventa strutturalmente più ricco, dettagliato, complesso e vario.

WandaVision è pieno di esempi simili, squisitamente sfrontato ed audace nel prendere alcuni degli archetipi più celebri della situation comedy, liberarli dalle loro gabbie, contaminarli con l'umorismo che da sempre permea l'MCU e dare vita a qualcosa di a tutti gli effetti nuovo e sperimentale. Un'operazione meravigliosa che, tuttavia, già dalla terza puntata cambia pelle.

Deus ex machina

Una misteriosa quanto inarrestabile gravidanza ed un appartamento radicalmente diverso, arredato in stile primi anni 70 e il cui salotto è una versione speculare di quello de La famiglia Brady, aprono il terzo capitolo di WandaVision. La gravidanza è un altro topos eufemisticamente ricorrente nella storia delle comedy ed anche in questo caso la reinterpretazione è brillante. Tra personaggi incapaci di finire le frasi e collane rivelatrici, Wanda e Visione affrontano rapidamente le varie fasi della gestazione, ogni passaggio strabordante di citazioni e riferimenti quasi enciclopedici.

Forse il paragone più adatto e recente per far risaltare la genialità e lo sforzo profuso è la prima gravidanza di Lily in How I Met Your Mother: tematica presente fin dagli esordi, è uno dei leitmotiv principali dell'intera settima stagione, infusa di episodi in cui la stessa Lily o Marshall attraversano una crisi, si preparano all'arrivo imminente del nascituro, si interrogano sull'essere pronti o no a diventare genitori e, dulcis in fundo, un parto costellato di imprevisti e presenze indesiderate.

Ed è magistrale come WandaVision riesca a toccare, quasi matematicamente, tutti questi plot point in 25 minuti. Ma non prendete il terzo episodio come uno sprint forsennato verso il traguardo: i passaggi sono chiari, le prove recitative di Bettany e della Olsen sono strepitose, i continui incidenti sono deliziosamente retrò ed in più c'è una sensibilità che rende l'insieme imprevedibile. Usando i poteri di Scarlet Witch come un vero e proprio Deus ex machina, WandaVision si riempie di infinite suggestioni ed esperienze visive, tra un tocco di realismo magico e la voglia di un kitsch ricercato seppur sempre rustico - che ricorda un po' Lynch.

Sembrano dettagli, è vero, che però riescono a dar vita ad un'operazione di recupero linguistico e grammaticale della sitcom totalmente diversa dalla doppia premiere. Allora gli incidenti di una casa difettosa, il disaccordo sui nomi, i giochi di parole tutt'altro che elaborati, la presenza inattesa, stilemi conosciuti a menadito da un appassionato della comicità e che comunque in WandaVision assumono una nuova luce, sorprendente e, di nuovo, libera. Un recupero filologico senza eguali e noi non vediamo l'ora che continui.