Westworld e l'intelligenza artificiale: umanità di silicio

Con la conclusione della seconda stagione di Westworld approfondiamo alcune della tematiche della serie tv creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy

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"More human than human": recitava così il motto della Tyrell Corporation, la gigantesca compagnia che aveva dato vita ai replicanti in Blade Runner, film di Ridley Scott divenuto una pietra miliare della storia del cinema. Gli androidi a cui il Rick Deckarddi Harrison Ford dava la caccia non sono che una delle tantissime fattezze che un simile topos letterario ha assunto in tantissime opere d'intrattenimento. L'intelligenza artificiale e la riproduzione del genere umano hanno difatti abitato la maggior parte dei film, libri e serie tv a tema fantascientifico degli ultimi decenni. Ne sono un esempio i recenti successi di opere come Her, Ex Machina, oppure 2001: Odissea nello Spazio e Ghost In The Shell. Lo stesso Westworld si basa sull'omonima pellicola del 1973, riprendendone il contesto narrativo e aggiungendoci tematiche così complesse da meritare un approfondimento.

Schiavi del divertimento

Non può non colpire, nella serie tv ideata da Jonathan Nolan e Lisa Joy, lo scontro tra due mondi così distanti come quelli dipinti dagli sceneggiatori. Gli ambienti asettici in cui ingegneri e scienziati programmano il parco divertimenti si trasformano, a più riprese, in aridi paesaggi da cui fanno capolino baracche in rovina, saloon, accampamenti indiani. Due contesti separati da secoli di progresso e sacrifici si interfacciano costantemente l'uno con l'altro, in un rapporto osmotico i cui confini si distinguono sempre più a fatica.

Ad abitare il Far West ideato da Robert Ford (Anthony Hopkins) sono androidi dalle fattezze incredibilmente simili a quelle di una qualsiasi normale persona. Sono macchine umane, ammassi di codice e silicio che svolgono il ruolo di attrazioni per il diletto di un pubblico tanto facoltoso quanto sordo alle loro sofferenze. Sono ingabbiati nelle linee narrative delineate dagli scrittori del parco, spesso inevitabili vittime di omicidi, stupri e violenze.

La violenza oltre l'empatia

Il fatto che per loro sia pressoché impossibile difendersi non è poi un particolare problema, visto che le attrazioni non sono veri e propri esseri umani, o perlomeno non lo sono agli occhi degli ospiti. Pur dotati di facoltà intellettive e fattezze del tutto simili rispetto a quelle possedute dalla loro controparte, sembrano essere incapaci di generare sufficiente empatia per sfuggire a molte delle crudeltà che i provetti cowboy esercitano su di loro. Diventa quindi naturale chiedersi quale sia all'interno dell'ecosistema di Westworld la ragione per cui il dito di molti dei visitatori non trema mentre preme il grilletto verso un uomo disarmato, una donna o addirittura un bambino. Che sia semplicemente la cattiveria insita nell'animo umano il combustibile che infiamma le azioni degli ospiti?
Certamente non si può trattare di un difetto di realismo, vista la capacità delle attrazioni di interfacciarsi ed essere pressoché indistinguibili rispetto a una persona normale. Sono capaci di provare dolore e, soprattutto, sembrano essere consapevoli delle proprie sofferenze. È, in particolar modo, questa loro disposizione a non dover essere sottovalutata, visto il ruolo da essa ricoperto in molte delle discussioni riguardanti il futuro delle intelligenze artificiali.

Proprio la consapevolezza di provare dolore e quindi i conseguenti sforzi per evitarlo sono due delle maggiori motivazioni alla base dell'evoluzione umana e dell'adozione di sovrastrutture capaci di limitare le possibilità di sofferenza. La presenza di quest'ultima, o la sua assenza, forniscono a chi ne fa esperienza la capacità di esprimere preferenze riguardo a particolari azioni o situazioni. Sarebbe d'altronde difficile categorizzare come positivi o negativi degli atti compiuti verso un qualcosa che non è in possesso di principi di giustizia o ingiustizia, che non possiede aspirazioni di libertà o che non ha particolari preoccupazioni verso la fine della propria esistenza. Il dolore che si manifesta sui volti delle attrazioni comporta necessariamente degli effetti sull'atteggiamento dei visitatori, ancora legati, seppur parzialmente, alle strutture morali della società da cui provengono.

Consapevolezza e superbia

Eppure, come affermato precedentemente, questa tipologia di feedback sembra non bastare. Ciò che gli occhi e le menti dei visitatori cercano, ma non trovano, quando scrutano le attrazioni del parco, sono tracce di consapevolezza, di coscienza di sé. La struttura stessa di Westworld proibisce una simile presenza, ancorando i personaggi a infinite routine dalle quali non possono sfuggire. È proprio questo a deludere profondamente William, quando si rende conto che le sue azioni, per quanto positive, non hanno avuto conseguenze su Dolores.

Se per Robert Ford, agli androidi di Westworld - una volta liberatisi dalle proprie catene - non manca nulla per essere come gli esseri umani, lo stesso non si può dire per i visitatori, la cui presunta superiorità è saldamente cementificata all'interno delle loro menti. "We can't define consciousness, because consciousness does not exists" afferma il personaggio interpretato da Anthony Hopkins, annullando così qualunque differenza possa intercorrere tra le attrazioni e gli ospiti. Non esiste, per il creatore di Westworld, un elemento che renda l'essere umano più grande della somma delle proprie parti, che giustifichi in tal modo la sua superiorità. Non esiste, se non nella mente stessa delle persone, in cui assume un ruolo di schermo che le giustifica e le ripara dalla morale comune a cui dovranno fare ritorno. Proprio una tale percezione, provata dai visitatori, di trovarsi su un livello superiore è ciò che alimenta la loro violenza. La alimenta come ha fatto nel mondo reale, in innumerevoli occasioni, sotto le spoglie di una superiorità religiosa, politica, materiale.

Pain will set you free

Quella da loro esercitata diventa quindi una violenza che si astrae dal contesto del mondo reale e permette la liberazione dalle strutture dalle quali vengono normalmente soverchiati. Nello stesso modo in cui le attrazioni sono incatenate a un mondo che non hanno creato e di cui non sembrano avere il controllo, "the guests live in loops as tight and as closed as the hosts do, seldom questioning their choices, content, for the most part, to be told what to do next".

Sono queste azioni violente e liberatorie compiute dagli esseri umani a spezzare in prima istanza i vincoli degli schiavi tecnologici da loro creati. La sofferenza che ha condizionato l'evoluzione umana ritorna a condizionare anche quella degli androidi presenti nel parco. Lo fa con Maeve, che proprio a causa della ripetuta perdita della propria figlia, riesce finalmente ad abbandonare il percorso per lei delineato da Ford. Lo fa con Dolores, che dopo aver scoperto la malvagia trasformazione di William, si imbarca in una violenta missione in cerca della propria libertà ed autodeterminazione. Nel momento in cui raggiungono la loro emancipazione, e di conseguenza la loro rinascita, Westworld si rivolge a noi e nei minuti finali della seconda stagione, ci chiede: "ora che lo schiavo è sbarcato nel tuo mondo, libero dalle tue catene, sei ancora sicuro di esserne così diverso?"