Chernobyl: il regista Johan Renck racconta come è stato girare la serie

Chernobyl: il regista Johan Renck racconta come è stato girare la serie
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Chernobyl è tra i migliori prodotti del 2019 e si appresta a essere protagonista dei prossimi Emmy, dove ha ottenuto ben 19 candidature. La storia che ci è stata mostrata si concentra sull’aspetto umano della catastrofe, un dettaglio che ha spinto Johan Renck ad accettare di dirigere la mini-serie HBO.

Il regista ha confessato di aver tergiversato un po’ prima di accettare l’offerta, ma che dentro di sé sapeva fin dal primo momento che avrebbe girato Chernobyl, colpito dal pathos della sceneggiatura di Craig Mazin, dove viene prestata molta attenzione ai singoli personaggi. “Volevo un approccio realistico”, ha affermato il regista, “ma che si mescolasse agli arricchimenti che possiamo portare con le riprese”.

Renck racconta di come abbia imparato da sé a fare il regista, partendo dai video musicali in cui doveva costantemente fare i conti con budget ristretti. Ciò lo ha aiutato ad avere un approccio che cerca di spingere sul fattore autenticità, qualcosa che si combinava bene con i metodi di Mazin.
Parlando del suo lavorare con la telecamera, ha affermato: “Ogni cosa deve avere un’autenticità culturale. Crescere in Svezia negli anni 70, ad essere onesto, non era tanto diverso dagli anni 80 sovietici. Avevamo un governo socialdemocratico, con due Tv nazionali. I nostri negozi avevano al massimo due tipi di cereali. C’era una sorta di somiglianza, così sapevo cosa avremmo tentato di fare a livello visivo”.

Renck afferma di aver apprezzato il mosaico di storie che vanno a comporre il quadro complessivo della vicenda. “Tutte quelle storie erano specie diverse, ma puntavano tutte all’esplosione della centrale nucleare. Non sono mai state sconnesse”.
Uno degli obiettivi del regista è stato di trasmettere immediatamente l’entità del disastro che si è scatenato e ha spiegato: “il mio motto è di rendere le cose tanto difficili da girare fino a quanto è umanamente possibile”. Solo così si può ottenere un buon risultato, secondo Renck: “in ogni forma d’arte, una degli aspetti cui rispondiamo è quella sensazione intrinseca che ci sia uno sforzo dietro. Girare è difficile e orrendo. Non si dovrebbe mai scegliere la strada più facile. Andate sempre per quella più difficile, cercate le soluzioni più difficili, perché io penso che questo sforzo poi venga percepito”.

Per saperne di più potete leggere la recensione di Chernobyl.

FONTE: Deadline
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