Emma Corrin di The Crown sogna premi con genere neutro "per interpreti non binary"

Emma Corrin di The Crown sogna premi con genere neutro 'per interpreti non binary'
di

Emma Corrin, prima incarnazione di Lady Diana in The Crown, è solo l'ultima delle tante e tanti interpreti non binari che si sono fatti avanti per chiedere categorie di premiazione neutre e inclusive per tutti e tutte, senza più la distinzione Miglior Attore e Attrice. E non sarebbe neanche così difficile, forse.

La quinta stagione sulla Royal Family è arrivata e assieme ad essa il consueto recasting alla luce dell’invecchiamento dei personaggi. Nel caso di Lady D, Emma Corrin si è vista sostituita da Elizabeth Debicki, ma le nuove teorie sulla Principessa del Galles offerte dalla serie hanno incontrato le critiche di molti. L’ex Primo Ministro Tony Blair ha definito The Crown totale immondizia, ma gli spettatori hanno dato ragione a Netflix, che ha messo a segno nuovi record con la quinta di The Crown.

Sia come sia, l’attrice Emma Corrin si fa avanti stavolta non in riferimento alla serie, ma in favore dell’introduzione di categorie neutre nelle principali premiazioni, dall’Oscar al Golden Globe a qualunque altra vi possa venire in mente, che adottano ancora la distinzione fra Miglior Interpretazione Maschile e Femminile. Ovviamente una qualche sfumatura di differenza deve persistere perché l’approccio attoriale è diverso: anche se non poi così tanto alla fine, visto che il lavoro attoriale è simile e le stesse interpretazioni sono molto sfumate, alcune femminili molto androgine e viceversa.

Ma l’auspicio di Emma Corrin, interprete dichiaratamente non binary, è più che altro formale, di diciture: "Spero in un futuro in cui ciò accada. Non credo che le categorie siano abbastanza inclusive al momento. Per me risulta difficile giustificare nella mia testa il fatto di non essere binary e di essere nominato/a nelle categorie femminili. Quando si tratta di categorie, dobbiamo specificare se sei stato nominato per un ruolo femminile o maschile?" - ha detto a BBC.

Si tratta solo di questo dunque, non tanto di non riconoscere le diverse sfumature, ma in un certo senso di riconoscerle a tutti gli effetti, accettando il fatto che la definizione stessa di interpretazione maschile o femminile abbia senso fino a un certo punto, soprattutto in una società in così rapida evoluzione come la nostra. Aveva senso, per esempio, assegnare la Coppa Volpi femminile a Cate Blanchett quando bucò letteralmente lo schermo nei panni di Bob Dylan? A dire il vero l’ha interpretato meglio di qualunque uomo, quindi è il personaggio a essere determinante, non il sesso dell’interprete.

Qualunque sia la vostra posizione in merito, le stesse accademie non sono affatto impermeabili al problema, con i BAFTA che si sono fatti avanti e si sono dichiarati “impegnati in una consultazione proattiva e ponderata su questo argomento".

FONTE: BBC News
Quanto è interessante?
2