Ezio Bosso, il ricordo di Alba Parietti su Chi: "Un carattere fortissimo"

Ezio Bosso, il ricordo di Alba Parietti su Chi: 'Un carattere fortissimo'
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Dopo aver esternato nei giorni scorsi la sua disperazione per la morte di Ezio Bosso, Alba Parietti ha ricordato il compositore e direttore d'orchestra, scomparso la scorsa settimana a causa di una malattia degenerativa, con una lettera pubblicata su Chi. I due erano legati da profondo affetto.

La lettera è visibile anche sul profilo Instagram della showgirl. "Ho avuto il privilegio di conoscere Ezio Bosso, un uomo di grande carisma e fascino. Un artista talmente intrigante che avrebbe potuto essere il più bel romanzo di Oscar Wilde". Inizia così il ricordo di Alba Parietti, che rivela di non aver mai considerato il maestro una persona malata. "Dopo cinque minuti passati con lui ti convincevi che i malati erano tutti gli altri."

Ezio Bosso, racconta la showgirl, "non amava farsi commiserare, aveva alcune durezze nel carattere che oggi suonano come una forma di difesa, per sé e per gli altri. Sapeva che, chi si fosse affezionato a lui, avrebbe sofferto. Bosso era fragile fisicamente ma fortissimo di carattere, era un uomo che metteva in dubbio ogni tua certezza, conoscerlo è stato un dono raro."

Il compianto direttore d'orchestra e Alba Parietti si erano conosciuti a Sanremo nel 2016. Da allora, continua la lettera, "ho avuto l'occasione di frequentarlo, conoscerlo meglio, di andare ai suoi concerti. Di lui ho amato la sua anima geniale, il suo carattere deciso e la sua intelligenza raffinata, la sua capacità di decidere la trama dei propri rapporti, di guidare lui le danze. Ezio non era in balia degli altri, casomai, purtroppo, era in balia della sua malattia e per questo non voleva sentirsi compatito o suscitare tenerezza."

Tra i tanti messaggi di cordoglio di questi giorni, non è mancato un commosso ricordo di Carlo Conti, conduttore di quella edizione del Festival di Sanremo.

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Ho avuto il privilegio di conoscere Ezio Bosso, un uomo di grande carisma e fascino. Un artista talmente intrigante che avrebbe potuto essere il più bel romanzo di Oscar Wilde. Non ho mai creduto che la vita di Ezio potesse finire così presto e non l'ho mai visto come una persona fragile o malata: dopo cinque minuti passati con lui ti convincevi che i malati fossero tutti gli altri. Perché Ezio sapeva sdrammatizzare a sapeva portarti immediatamente lontano dal pensiero della sua condizione. Non amava farsi commiserare, aveva alcune durezze nel carattere che oggi suonano come una forma di difesa, per sé e per gli altri. Sapeva che, chi si fosse affezionato a lui, avrebbe sofferto. Bosso era fragile fisicamente ma fortissimo di carattere, era un uomo che metteva in dubbio ogni tua certezza, conoscerlo è stato un dono raro. Perché parlo di lui? Perché sono abituata a manifestare i miei stati d'animo e perché voglio rendere omaggio a una persona che ha lasciato un segno nella mia vita e anche in quella di chi non lo conosceva. Voglio che il mio sia un omaggio sincero, scevro da qualunque lettura maliziosa. Avevo conosciuto Ezio Bosso molti anni fa e lo avevo rivisto a Sanremo nel 2016, l'anno in cui fu ospite di Carlo Conti e, come tutti gli italiani, rimasi folgorata dalle sue parole e dalla sua musica, fu come un'apparizione. Da allora ho avuto l'occasione di frequentarlo, conoscerlo meglio, di andare ai suoi concerti. Di lui ho amato la sua anima geniale, il suo carattere deciso e la sua intelligenza raffinata, la sua capacità di decidere la trama dei propri rapporti, di guidare lui le danze. Ezio non era in balia degli altri, casomai, purtroppo, era in balia della sua malattia e per questo non voleva sentirsi compatito o suscitare tenerezza. Aveva grande fascino, qualsiasi donna, ma direi qualsiasi essere umano, conoscendolo, non poteva che innamorarsi della sua personalità istrionica. Mi ha sempre dato fastidio quando lo descrivevano come uno che “commuove” perché in questo termine c'è anche un sentimento legato alla sua condizione, mentre lui sapeva ammaliarti, portarti in un altro mondo, sentire un suo concerto era una cosa che ti faceva volare ( Chi)

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