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I produttori di The Crown si scusano con i protagonisti dopo il polverone sui compensi

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Nella giornata di ieri vi abbiamo riportato una notizia che riguardava l’avvio di una petizione che invitava l’attore britannico Matt Smith, interprete del Principe Filippo nelle prime due stagioni di The Crown, a devolvere la quota di retribuzione elargitagli in misura proporzionale alla differenza con quella della collega Claire Foy.

Era già accaduto non molti mesi fa con il dibattito nato attorno a Mark Wahlberg per il film di Ridley Scott Tutti i soldi del mondo. A seguito delle nuove riprese della pellicola dopo lo scandalo che coinvolse Kevin Spacey, Wahlberg è riuscito a strappare per mezzo della propria agenzia un salario ben più alto rispetto alla collega Michelle Williams, rappresentata quest’ultima dalla medesima agenzia. In realtà, l’inghippo sarebbe stato di natura contrattuale con la produzione e questo avrebbe giustificato in un certo qual senso il diverso trattamento economico tra i due interpreti.

Questa volta, invece, è toccato a Matt Smith e Claire Foy, i protagonisti di The Crown, ad essere coinvolti nella bufera del fair pay. Nel dibattito accesosi su internet è giunto poche ore fa il comunicato stampa dei produttori della serie tv Netflix che vi riportiamo integralmente qui di seguito:

Vogliamo porgere le nostre scuse a Claire Foy e a Matt Smith, attori brillanti ed amici, i quali si sono ritrovati al centro di una tempesta mediatica questa settimana senza che ne avessero alcuna colpa. Claire e Matt sono interpreti di estremo talento e, assieme al cast generale di The Crown, hanno lavorato instancabilmente per portare in vita i nostri personaggi con compassione ed integrità.

In veste di produttori di The Crown, noi della Left Bank Pictures siamo responsabili dei budget e dei salari; gli attori non sono consapevoli di chi ottiene quanto e non possono essere ritenuti personalmente responsabili per i compensi dei loro colleghi.

Comprendiamo e apprezziamo la discussione venuta fuori legittimamente nella società e siamo assolutamente uniti nella lotta per un salario equo, libero da pregiudizi sul genere e per un ribilanciamento del trattamento delle donne nell’industria, sia per chi si ritrova davanti ad una macchina da presa sia per coloro che sono dietro le scene.

Siamo tutti responsabili per le rispettive possibilità di garantire che queste questioni vengano affrontate e in qualità di leader di una compagnia di produzione vogliamo apportare il nostro contributo al dibattito. Per questo entreremo in contatto con la campagna nazionale di Time’s Up e di ERA 50:50, organizzazioni che stanno lavorando per assicurare alle donne il diritto di poter avere una voce”.

A questo punto è lecito chiedersi se sarà l’attore in persona ad intervenire in questo nuovo dibattito sulle differenziazioni di trattamento salariale o se l’intera vicenda verrà risolta dopo le parole dei produttori.

FONTE: TVLine
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