Il Signore degli Anelli consentirà il salto definitivo ad Amazon Prime Video?

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Secondo quanto riportato da varie testate, Amazon avrebbe sborsato dai 200 ai 250 milioni di dollari per assicurarsi i diritti televisivi de Il Signore degli Anelli dagli eredi di Tolkien. Ne varrà la pena?

Sicuramente, questa mossa strategica e commerciale segna un definitivo cambio di rotta per il servizio di streaming, nato appena cinque anni fa. A differenza di un colosso del settore quale Netflix, Amazon si è tenuta più in disparte, con una strategia commerciale che favorisse anche la distribuzione dei suoi contenuti nelle sale cinematografiche, strategia che ha trovato la sua ragion d’essere proprio nell’ultimo periodo con l’annuncio che Amazon distribuirà personalmente i propri prodotti in sala senza ricorrere a terze parti (il primo a beneficiare o meno di questa mossa sarà Wonder Wheel di Woody Allen).

A differenza dei suoi competitor principali, forti di hit globali come Game of Thrones e Stranger Things, Amazon ha un parco seriale pieno di piccoli successi, soprattutto tra le comedy, come Transparent, Mozart in the Jungle e Goliath, tutte vincitrici di almeno un Emmy Award, e spende all’incirca 4 miliardi all’anno in contenuti. Serviva quindi un colpaccio che potesse far risuonare il nome di Amazon Prime Video a livello globale senza esitazioni. Jeff Bezos, amministratore delegato della compagnia ha insistito nelle ultime settimane sulla necessità di possedere una hit che potesse ripetere se non superare il successo dei suoi avversari e la scelta di puntare sulle opere di J.R.R. Tolkien sembra sulla carta vincente.

Ovviamente, da più parti questa mossa è stata considerata “folle”, per via dei costi elevatissimi: ai (vociferati) 250 milioni di dollari di spesa per l’accordo, vanno infatti aggiunti almeno altri 150 milioni per il budget (a stagione) che una produzione del genere comporta. La speranza di Amazon, però, non risiede soltanto nel successo dell’eventuale serie (che peraltro è molto probabile, vista la fama del brand), ma anche dagli introiti provenienti dal merchandising relativo che, a meno di accordi separati, dovrebbero garantire un’altra enorme fonte di guadagno. In questo senso resta sempre valido il detto: bisogna spendere soldi per fare soldi.