Jessica Jones, Melissa Rosenberg parla di Killgrave e di Luke Cage

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Melissa Rosenberg, dopo tanti anni a scrivere Dexter, The O.C., Birds of Prey e Party of Five, si è ritrovata tra le mani la sceneggiatura di Jessica Jones, che ora sta per tornare con una seconda stagione sempre su Netflix. Intervistata da SlashFilm, la showrunner ha parlato di quello che è stato il passato e quello che sarà il futuro.

«La cosa più importante con un villain è che sia multidimensionale, che non sia sempre fuori dal mondo. Dal suo punto di vista, lui non deve pensarsi cattivo o fuori dagli schemi, infatti Killgrave, per esempio, pensa che quello che sta facendo è giusto: sta solo dando alle persone ciò che loro realmente vogliono. Siccome, però, è un sociopatico non sa fare distinzione tra queste cose. Per me è stato interessante lavorare al suo personaggio, ma non volevamo che le persone sembrassero tristi per lui, anche se per un attimo qualcuno avrà detto "Oh dio, che storia triste". Chiaramente questo non significa che sia meno cattivo di quanto sembri. Sono sicura che anche Hitler ha una storia triste, allo stesso modo».

«Penso che in televisione e anche al cinema ci siano sempre moltissimi atti di violenza. Personalmente penso di aver visto abbastanza a riguardo e sono molto più interessata a quelli che sono gli effetti che produce tale incidente, o, come in questo caso, incidenti. Quello era il mio focus principale. Sono meno interessata a quando bisogna vedere come accade una violenza: penso offra molta più paura sentire l'esperienza di Jessica piuttosto che vederla».

Qualche parola anche su Cage e sulla sua prossima serie: «Luke Cage nei fumetti è una parte integrante di Jessica Jones: sin dai primi momenti in cui ho iniziato a sviluppare la storia sapevo che il rapporto dovesse essere molto importante. All'inizio stavamo lavorando su moltissime storie per Luke, poi abbiamo scoperto che avrebbe avuto una serie tutta sua e quindi c'è stato un momento di crisi in cui ci siamo detti "E adesso cosa facciamo?". Abbiamo quindi reso molto più misterioso il personaggio centellinando le informazioni da dare».

«Penso che 13 episodi sia il numero giusto, sono 13 ore di storytelling. Difficilmente sarebbe venuta altrettanto bene in 22 episodi. In ogni caso penso di aver dato tutto quello che potevo. Sarei realmente contenta di vedere cosa saprebbe fare qualcun altro al mio posto».

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