Jinn: la serie araba a rischio cancellazione per scene considerate immorali

Jinn: la serie araba a rischio cancellazione per scene considerate immorali
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Dopo la pubblicazione dello show Jinn la scorsa settimana, il pubblico ministero giordano ha chiesto all'unità del crimine informatico di indagare sulla serie e adottare immediatamente le misure necessarie per fermare la trasmissione.

Lo show Jinn è un drama soprannaturale e i personaggi sono dei giovani, essere magici, intermediari tra il nostro mondo e uno superiore, che devono cercare di impedire a Jinn, spirito misterioso e terrificante, di distruggere il mondo. La serie è girata in Giordania, ambientata nell'antica città di Petra e si compone di cinque episodi.

La polemica si è scatenata per una scena in particolare in cui l'attrice Salma Milhis bacia due ragazzi diversi in due scene separate, una mossa scioccante nel Paese conservatore. Salma Malhas interpreta Mira, un'adolescente ribelle ancora devastata dopo la perdita di sua madre che impara ad amare di nuovo quando incontra Keras, interpretato da Hamzeh Okab, che ha il compito di sorvegliare Jinn. Tra le altre situazioni che hanno suscitato malcontento c'è stata il punto d'inizio della storia di Yassin, interpretato da Sultan Alkhail, un ragazzo che lotta con un mondo che sembra remargli contro, la serie segue la sua crescita e maturità che parte dalla sua amicizia soprannaturale con Vera, interpretata da Aysha Shahaltough. Altri invece si sono lamentati semplicemente del linguaggio approssimativo dello show.

La prima serie araba targata Netflix arriva dai produttori esecutivi Elan e Rajeev Dassani, specializzati in VFX di serie statunitensi di successo, come Scandal e Justified, ed è prodotta dalla Master Key Productions e dalla Kabreet Productions. La polemica ha portato la Jordan Media Commission a rilasciare una dichiarazione in cui afferma di non avere alcun controllo sulla produzione della serie. La Commissione ha affermato infatti che il ruolo di censura statale si applica alle trasmissioni televisive e alle presentazioni teatrali, ma non ai servizi di streaming. Anche la Royal Film Commission gestita dallo Stato ha affermato che non c'era nulla che potesse fare. La Netflix Middle East ha definito il clamore su Twitter come "un'ondata di bullismo" e ha espressamente detto che la serie tratta "temi universali che possono essere considerati provocatori".

FONTE: Deadline
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