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Sex Education 2: una stagione contro l'eccesso di virilità?

Sex Education 2: una stagione contro l'eccesso di virilità?
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La seconda stagione ha creato grandi aspettative per il futuro di Sex Education, riuscendo a trattare temi spinosi con molta originalità. Uno di questi temi è proprio il ruolo che ha la virilità in relazione alla sessualità giovanile.

Nella seconda stagione è stato dato ampio spazio ai personaggi secondari, soprattutto femminili, ma in realtà la produzione è riuscita ad approfondire anche un tema molto importante che potrebbe essere sfuggito a qualcuno.

Il protagonista Otis, nel corso delle puntate, va incontro a molte vicende spiacevoli. Oltre alle sue difficoltà sessuali, già trattate nella prima stagione in relazione al rapporto con la madre psicologa, questa volta gli autori hanno scelto di mettere in rilievo il peso che può avere il bisogno di sentirsi virili in età giovanile. Ciò è evidente soprattutto se osserviamo il rapporto che Otis ha con il padre, una figura assente che ha abbandonato la famiglia per seguire la propria carriera e per tutelare la propria indipendenza. Otis, allo stesso modo, si ritrova ad allontanare le persone a cui si sente più legato e, durante un'enorme festa organizzata a casa sua, finisce con l'ubriacarsi e con l'insultare sia Meave che Ola, per poi consumare un rapporto sessuale con una ragazza che neanche conosce troppo bene.

Questo tipo di comportamento sembra proprio derivare da una mancanza di punti di riferimento e dal bisogno di distruggere una relazione che non ci sentiamo in grado di portare avanti.

Nel finale Otis riesce però a riconoscere i propri errori e decide di confrontarsi con il padre Remi. Quest'ultimo ammette di essere un debole e di aver sbagliato, sottolineando l'ironia contenuta nel titolo del libro appena scritto "La virilità è in crisi?".

Un altro personaggio ampiamente approfondito nella stagione è stato il preside Groff, talmente costretto nel proprio ruolo decisionale da risultare insopportabile persino alla propria famiglia. Incapace di gestire le proprie emozioni e di abbandonare la propria impostazione autoritaria, finisce per essere il vero antagonista della serie. Un'antagonista tridimensionale, però, dato che le sue debolezze vengono approfondite in maniera chiara e, alla fine, viene sconfitto soltanto da sé stesso. È lui che sale sul palco e si mette in ridicolo e sono i suoi gesti estremi a causargli una sospensione dal lavoro.

La serie ha avuto cura di trattare questo tema e Digital Spy, riprendendo un sondaggio di Future Man, sottolinea come il 67% degli uomini tra i 18 e i 24 anni abbia sofferto la pressione di dimostrare la propria virilità in maniera eccessiva. Una serie del genere può quindi farci riflettere su alcuni lati della nostra società che potrebbero essere cambiati.

Per approfondire la seconda stagione vi rimandiamo alla recensione di Sex Education 2.

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