Il Signore degli Anelli: cosa succederà senza i diritti sul Silmarillion?

Il Signore degli Anelli: cosa succederà senza i diritti sul Silmarillion?
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Non solo Il Silmarillion, ma anche tutte le altre opere principali di Tolkien che abbiano affrontato la Seconda Era. Notizia recente potenzialmente cataclismica, Amazon non avrebbe acquisito i diritti di adattamento su nessuna di queste. Come si comporterà Gli Anelli del Potere rispetto al canone de Il Signore degli Anelli?

Da che i character poster de Gli Anelli del Potere aveva fomentato non pochi i tanti fan dell’universo fantasy di J.R.R. Tolkien, nel giro di una sola settimana il sogno sembra essersi trasformato in un incubo per la serie prequel de Il Signore degli Anelli, la cui data di distribuzione su Amazon Prime sta spostando non pochi equilibri nel calendario di uscite del gigante dello streaming. Il giovedì nero è cominciato lo scorso 10 febbraio, quando un lungo articolo di Vanity Fair a firma Anthony Breznican e Joanna Robinson si è trasformato in un pericolosissimo boomerang per il titolo sceneggiato da J.D. Payne e Patrick McKay, peggiorato ulteriormente dopo l’uscita del primo trailer nella notte del Super Bowl.

L’articolo in esclusiva nasceva come ampia anticipazione della serie, offrendo uno sguardo ravvicinato ad alcune foto dal set che non hanno fatto piacere alla fanbase più rigorosa, oltre a una lunga retrospettiva sulla macchina produttiva messa a disposizione dagli studios di Jeff Bezos. Una macchina da un miliardo di dollari, forse la cifra più alta nella storia del piccolo come del grande schermo, bilanciata quasi equamente fra costi di produzione e quelli di marketing e promozione. I primi dubbi sono sorti nella parte in cui si raccontano le origini dell’adattamento: tutto sarebbe nato da un’asta del 2017 dove Bezos avrebbe pagato 250 milioni per i diritti di sfruttamento delle Appendici, le parti aggiuntive scritte da Tolkien a margine della trilogia di LOTR. Il dubbio nasceva dal fatto che l’articolo non faceva parola di altre licenze sulle restanti opere di Tolkien.

Parallelamente all’articolo, Joanna Robison ha tenuto un’intervista – che trovate in calce – nella quale ha citato le parole di J.D. Payne: “Non abbiamo i diritti su Il Silmarillion, sui Racconti Incompiuti, sulla History of Middle-Earth… Abbiamo solo i diritti su La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri, Il Ritorno del Re, Lo Hobbit e le Appendici. E basta”. La rivelazione è semplicemente sconvolgente, considerando che le tre opere non opzionate sono proprio quelle che contengono la maggior parte dei racconti della Seconda Era su cui tutta la serie dovrebbe essere basata: e non saranno neanche poche le stagioni de Gli Anelli del Potere. Finora la dichiarazione non ha ancora trovato smentita, nonostante la notizia abbia portato a una vera e propria ribellione dei fan.

Stando così le cose, la strada percorribile sembra essere una e una soltanto. Amazon ripartirà dai pochi stralci e riferimenti alla Seconda Era presenti nelle opere di cui possiede i diritti – in alcuni casi si tratta di interi capitoli – condividendo altresì tutti quei personaggi dal ciclo vitale millenario presenti anche nella Terza Era e tutti gli eventi di cui si renda notizia anche in quei romanzi, dalla forgiatura degli Anelli all’Ultima Alleanza fra Elfi e Uomini. Fatto questo però, la serie non potrà utilizzare il materiale presente esclusivamente nelle tre opere non opzionate, dovendo reinventare il passato di alcuni personaggi – si veda la storyline Galadriel ne Gli Anelli del Potere – e affiancandoli con diversi volti assenti nel canone. Detta in altre parole, la Grande Storia e i suoi snodi principali dovrebbero restate invariati, così come le grandi dinastie citate pressoché ovunque dalla mitologia tolkeniana. Ma per quanto riguarda poi le loro caratterizzazioni, si dovrà fare molto lavoro d’inventiva, arrischiandosi pericolosamente nel campo sdrucciolevole della fanfiction.

FONTE: Vanity Fair
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