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Strappare lungo i bordi, 5 cose che rendono la serie di Zerocalcare un capolavoro

Strappare lungo i bordi, 5 cose che rendono la serie di Zerocalcare un capolavoro
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A più di un mese dalla distribuzione su Netflix e con la serie di Zerocalcare che ha resistito alla prova del tempo, seppur breve, lo possiamo dire: Strappare lungo i bordi è davvero un capolavoro. Ma al di là dei facili aggettivi, quali sono gli aspetti che rendono quello di Zerocalcare, oltre a un successo di pubblico, un tale gioiello?

Che la serie di Zerocalcare sia stata accolta come un vero caso del piccolo schermo italiano, un capolavoro di pubblico – più che semplice successo – ce lo dicono già solo le folli statistiche di ascolto di Strappare lungo i bordi, che hanno letteralmente frantumato qualunque record precedente guadagnato su Netflix Italia, da altre serie, nello stesso breve arco di tempo. Numeri che potrebbero apparire pura statistica, ma che vi invitiamo a leggere perché dicono molto sull’accoglienza della serie – e superano addirittura il caso seriale di Squid Game. Ora, a distanza di un solo mese dall’uscita di Strappare lungo i bordi, non è facile scegliere cinque fra i mille motivi che la rendono un capolavoro. Ma ci proveremo.

Il balzo di qualità tecnico: Partiamo da questo proprio perché potrebbe suonare l’aspetto meno interessante, quasi pretestuoso, ma che rivela in Zerocalcare una maturità artistica inaspettata – per quanto riguarda le illustrazioni animate ovviamente, sui fumetti l’ha raggiunta da tempo. Nel giro di poco, ma anche grazie al florido budget e alla squadra messa a disposizione da Netflix, è passato dall’emrbionale Rebibbia Quarantine a un prodotto molto fluido e dal “montaggio” serrato.

L’universo narrativo: Con la sua serie Netflix, Zero riconferma la sua capacità di creare universi narrativi e immaginari collettivi davvero stratificati, fatti di una miriade di riferimenti al bagaglio culturale comune – quello di memoria liceale – e di un’inesauribile sequela di citazioni nerd in Strappare lungo i bordi (le avevate notate tutte?). Un universo che attinge da quello, più vasto, che di fatto va a coronare, e che si ritrova nella produzione fumettistica di Zerocalcare.

Il grado d’introspezione: Con le sue paranoie, i trip mentali e i ragionamenti sui massimi sistemi che riguardano la sua generazione ma anche la nostra, Zero ci porta in un viaggio all’intero della sua coscienza – personificata infatti nell’Armadillo – e anche, seppur in grado minore, in quella degli altri personaggi. Di tutti noi che camminiamo sul baratro della vita. In questo, Zero si abbandona ad attimi di ipersensibilità e autocoscienza davvero ineguagliabili.

La cornice narrativa: Dall’altro però, gli ultimi meriti potrebbero suonare inesistenti (non lo sono) rispetto alla tecnica di narrazione che Zero ha scelto per la sua serie, e che spiega il doppiaggio in romanesco in tutto Strappare lungo i bordi. Un racconto in soggettiva che si scoprirà essersi svolto tutto nella sua testa, chiusa a riccio (invece) proprio per non dover fare i conti con quanto gli sta succedendo intorno. E sui motivi per cui ce lo sta raccontando, tutto preso da un ininterrotto flusso di coscienza.

La gradualità emotiva: Forse l’aspetto più incredibile di tutta la serie, i cui primi episodi strapperanno risate a non finire. Poi nel mezzo, succede qualcosa di atipico. Sembra che non faccia più ridere, come se avesse esaurito la sua comicità. Tutt’altro. Si sta trasformando in qualcosa di totalmente diverso, nell’elaborazione di un lutto che ci spiazzerà, emotivamente, in un finale inondato di lacrime.

Quali aspetti della serie avete apprezzato di più? Ditecelo nei commenti!

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