The Prisoner: parla l' autore del remake, Bill Gallagher

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Tutti vorranno venire a conoscenza di ulteriori dettagli del remake della serie The Prisoner, in onda nell' emittente americana AMC realizzata in collaborazione con il canale inglese ITV, che a sua volta è diventata una miniserie nella sua reincarnazione moderna creata dallo scrittore Bill Gallagher.

Vi riportiamo un' intervista fatta a Gallagher da TelevisionaryBlog e tradotta gentilmente dal sito Italiansubs:

Televisionary: I titoli degli episodi sembrano richiamare alcuni di quelli del serial originale. Cosa ti ha attirato degli episodi a cui fai riferimento? (quello a tema western "Living in Harmony" o quello del sosia "The Schizoid Man", ad esempio?)


Bill Gallagher: Beh, per essere onesti non è stata una mia idea ed è arrivata molto avanti nel progetto. È nata quando stavamo tagliando gli episodi e qualcuno ha detto: "Non sarebbe divertente riprendere i titoli originali? Non avevo dato un titolo agli episodi, li avevo solamente numerati, è stata una cosa che è arrivata molto avanti. Ho pensato che fosse carina come idea e effettivamente i titoli calzano bene agli episodi. Non è stata una mia idea ed è arrivata molto avanti, non è qualcosa che avevo pianificato insomma.

Televisionary: Una grande differenza rispetto all'originale, tra altri esempi molto evidenti, è che il Numero Due viene interpretato da un unico
individuo invece che da diversi attori. È stata una decisione presa durante la stesura dello script o in fase di produzione?


Gallagher: Lo sai? È stata una delle prime decisioni che ho preso. Una delle cose che adoro dell'originale è che si trattava di una serie che seguiva delle idee. Ogni episodio seguiva un concetto chiave. l'idea di un nuovo Numero Due ogni settimana e la drammaticità della continua battaglia tra il Numero Sei e il Numero Due.Ogni settimana Sei fa uscire il nuovo Numero Due e, visto che la serie parlava di un sistema invisibile che governa le persone e quel sistema ogni settimana portava un nuovo Numero Due, tutto funzionava bene.
Non volevo ripetere ciò che era stato fatto, il mio approccio alla scrittura è sempre stato quello di partire dai personaggi e dai dilemmi morali.
Per questo sapevo sin da subito che volevo un Numero Due e questo Numero Due avrebbe dovuto battersi con il Numero Sei per tutto il serial, stabilito questo ho iniziato a domandarmi: "Chi è il Numero Due?", "Quali sono le sabbie mobili morali nella sua vita?", "Cosa lo ha portato qui?" E volevo che avesse interesse in tutto ciò, che gli importasse, non solamente a livello di conflitto, ma a livello di uomo e della sua anima.
Per questo motivo gli ho dato una famiglia e parte della sua storia riguarda suo figlio che non comprende la natura del Villaggio.
Uno degli elementi di questo serial è quello della famiglia di Due che si rassegna alla natura del mondo in cui vivono. Il mio approccio alla storia non è quello del costruire quanto quello dello scavare, per questo volevo creare quest'uomo, che fosse interessante, che intrigasse e poi continuare a scavare.

Televisionary: Ci puoi parlare dei temi più ampi che volevi esplorare, quali la conoscenza, la verità e la consapevolezza? Sei stato per caso nfluenzato dall'allegoria della caverna di Platone?


Gallagher: È interessante che tu lo dica. Non l'ho fatto coscientemente, ma capisco perché lo chiedi. Non mi metto lì e di proposito cerco di fare riferimenti significativi. Inizio dai personaggi, inizio dalla storia e infine ciò che ho fatto è stato di dividerla in episodi, volevo fare un episodio sull'amore, sull'educazione, un episodio sulla famiglia , e l'episodio dove esce il fratello del Numero Sei, si tratta davvero di suo fratello? Oppure no? Si tratta di qualcosa che gli hanno fatto?
Ci sono cose a cui volevo dedicare un episodio. Mi piace iniziare dal piccolo. Volevo scrivere una storia sulla famiglia per Sei, quindi invece di tracciare un percorso per un grandioso approccio tematico gli semplicemente ho dato un fratello.
Inizio dal piccolo e vado a vedere dove mi porta, ovvero in una storia di un uomo e suo fratello. È mio fratello? Non è mio fratello? E poi cerco le cose che mi piacciono. Potrebbero interessare a te o al mio vicino o chiunque guardi il serial, si parte da lì. È questo il mio approccio all'universalità, parto dal piccolo e mi guardo in giro piuttosto che iniziare da Platone. Questo perché Se partissi da Platone non scriverei nemmeno una parola, sarei terrorizzato.

Televisionary: Come hai immaginato la continua lotta tra Sei e Due nella tua versione di The Prisoner? Si può ridurre a obbedienza e resistenza?


Gallagher: Assolutamente. La parola che uso io è "assimilazione". L'obiettivo del Vilaggio è quello di assimilare il Numero Sei. Il suo obiettivo è quello di resistere, ma nel resistere si convince di essere l'unico a conoscere la verità. Attorno a lui tutti gli dicono che eiste il Villaggio e solo il Villaggio. Lui è l'unico ad affermare di essere a conoscenza del nostro mondo, un altro mondo, un altro posto, come lo si chiama nel serial.
La cosa che mi interessa principalmente è il dubbio. Sappiamo per certo, ovviamente, che il Numero Due proverà a spezzare il Numero Sei e, ovviamente, il Numero Sei si ribellerà, ma cosa succede se tutti e due dubitano di loro stessi e cosa succede se questo dubbio dilagasse nel serial?
Sarebbe molto semplice dare al Numero Sei la convinzione e proseguire su questa linea, ma se invece iniziasse a dubitare di sé? E se si sbagliasse? E se, un pezzo alla volta, le prove contro di lui diventassero sempre di più?
Ho pensato che sarebbe stato molto interessante scrivere una cosa del genere, ed è da lì che sono partito e lì sono arrivato. Penso che ogni ragionamento politico, ideologico o filosofico sia molto più interessante quando il protagonista nutre dei dubbi su di sé. Questa è quindi diventata per me una delle maggiori spunte nella scrittura del serial, dare loro dei dubbi.
Il Numero Due governa questo mondo, ha creato questo mondo, e se dubitasse di sé? Perché dovrebbe dubitare di sé? Cos'è che farebbe iniziare quest'uomo a porsi domande sulla propria moralità? E, questo dubitare ha in sé la risoluzione del serial. E il punto in cui si arriva alla fine parte da questo dubbio. Se tutto ciò ha un senso.

Televisionary: Se volessimo trovare un senso al finale è che la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni e che se non impariamo dalla nostra storia siamo destinati a ripetere gli stessi errori?
Dopotutto la lacrima di 313 sembra indicare che Sei ripeterà gli stessi errori di Due.


Gallagher: La decisione che prende Due alla fine riguardo l'eredità del Villaggio viene dall'origine dei suoi dubbi, ciò che sta facendo a sua moglie e perché lo sta facendo, "Ho ragione a fare questo?", e il costo della cosa. Si tratta di una storia sulla famiglia e sulla coscienza di un uomo, e per me è questa la politica del serial.

Televisionary: Al suo cuore vi è il relativismo morale. Due pensa veramente di aiutare queste persone anche se c'è una tendenza nascosta al nichilismo e all'oscurità.


Gallagher: Se riusciamo a solidarizzare con il Numero Due, se riusciamo a vederlo lottare, se a volte riusciamo a credere che quest'uomo pensi che ciò che sta facendo è completamente volto al bene, allora per me [il serial] contiene tensione e drammaticità. Ed è molto più interessante, secondo me, di un orco bi-dimensionale che governa con violenza e terrore.
È tutta questione di trovare la drammaticità. Se Due fosse malvagio ecco il perché delle sue decisioni, fine della storia.
La drammaticità inizia se A) ne siamo complici e  se la persona dubita e lotta.
È questo che trovo interessante scrivere.

Televisionary: Le torri che i sognatori vedono nel deserto sembrano avere una lugubre somiglianza con le torri gemelle, è una cosa intenzionale?
Volevi fare riferimento all'11 settembre?


Gallagher: No, non lo è. Onestamente non mi sono messo a pensare di fare un riferimento, arrivano più che altro dalla mitologia e dai passaggi
attraverso i viaggi mitologici e i cancelli da oltrepassare. È un'immagine mitologica in lontananza, ovvero l'uscita. Detto questo mi prenderei in giro da solo se mettessi due torri in un serial e fingessi di non avere alcun riferimento. Posso dire onestamente di non averlo fatto intenzionalmente, ma una volta messe lì è praticamente inevitabile.

Televisionary: Come ha fatto Helen a infiltrarsi nel subconscio degli altri? Hanno drogato le loro vittime con un composto biochimico?


Gallagher: Sì, mi sono imbattuto in una cosa che ha detto Carl Jung e che avevo in testa da secoli sui livelli di coscienza. Jung ha detto che oggi comunemente si accetta l'idea dell'inconscio, comunemente accettiamo il fatto che ci siano due livelli di coscienza, quindi se accettiamo che ci siano due livelli di coscienza perché non potrebbero essercene di più? Questo mi ha affascinato, perché in effetti il Villaggio è un livello di coscienza.
Come si fa a trasformare quel livello di coscienza in una storia? È sempre stata una combinazione di composti chimici. Prendete la scena dove 1112, il
figlio, porta le pillole a esaminare alla clinica e il contenuto è sconosciuto, vi sono alcuni composti chimici che non sono ancora stati inventati.
Quella era una semplice teoria fantascientifica per arrivare all'idea di Jung dei livelli di coscienza. Ok, mi hai fatto una domanda molto semplice e ci ho
messo 20 minuti a rispondere, è proprio un momento Bill Gallagher questo.

Televisionary: Dato che The Prisoner conta solo sei episodi ti sei sentito sotto pressione nel creare qualcosa di simbolico o dal finale aperto tanto quanto il finale originale ("Fall Out")? Oppure volevi chiudere in modo conciso i misteri centrali?


Gallagher: Ho pensato che la cosa più drammatica che potesse esserci fosse il fatto che il Numero Sei ereditasse il villaggio e prendesse il posto di Due, diventava tutto ciò che aveva combattuto. Quindi ho fatto in modo di arrivare a quel punto e lo stesso episodio finale è cambiato, avevo altre idee, ma il punto in cui siamo arrivati era qualcosa che avevo deciso sin dall'inizio. Su come arrivarci ho dovuto lavorare parecchio, ma il "dove" l'ho sempre avuto chiaro.

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The Prisoner: parla l' autore del remake, Bill Gallagher

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