Netflix

The Witcher 2, le 5 differenze più clamorose tra serie TV e libri

The Witcher 2, le 5 differenze più clamorose tra serie TV e libri
di

Per la sua confusione e le timeline non cronologiche, la prima stagione di The Witcher era stata particolarmente criticata. Questa seconda invece ha ottenuto diversi apprezzamenti, ma al costo di un generale rimaneggiamento del materiale originale, facendo storcere il naso a molti fan: ecco le cinque differenze più clamorose.

Pur con un episodio in particolare che la fanbase ha eletto come il peggiore della seconda stagione di The Witcher, abbiamo assistito a molte scene epiche in The Witcher 2. Per qualcuno però, soprattutto per i cultori della romanzi originali di Andrzej Sapkowski, il prezzo della sceneggiatura è stato troppo alto in termini di rimaneggiamento e revisione delle storie da cui era tratta. E mentre viene reso noto il romanzo adattato da The Witcher 3, è forse utile dare un occhiata in retrospettiva ai torti dell’ultima stagione nei confronti del materiale di partenza. Attenzione, seguono spoiler.

Il ruolo di Yennefer: Alla fine della Battaglia di Sodden, sacrificandosi con la Magia del Fuoco, ha perso i suoi poteri come pegno della violazione. Tuttavia, anche se la possibilità di vedersi sottratti i poteri è presente nel romanzo, nulla di questo accade né Yennefer ha un ruolo così centrale come le è stato dato nell’adattamento, dove sarà l’unica in grado di insegnare a Ciri a usare il proprio potere, vista la sua esperienza. Tuttavia, se ne Il Sangue degli Elfi, Yen appare poco, non lo fa di certo tradendo inizialmente la figura di Ciri, ma anzi ponendosi fin da subito in un ruolo materno.

I mostri: Abbiamo trovato numerosissime creature in The Witcher 2. Il problema è che se nei romanzi originali rappresentavano uno dei concept più affascinanti e ricchi, non avevano però tutto quel ruolo che qui gli si attribuisce. La vera minaccia, nel mondo di Geralt, non sono i mostri che ha sempre combattuto, quanto le nuove tecnologie che lo stanno rendendo un esodato di un'altra epoca. Qui invece, fra monoliti inesistenti e creature potenziate, quel sottotesto va a perdersi.

La questione elfica: Nei romanzi originali, quella degli scoia’tael è una ferita molto scoperta. Crudelissimi nelle loro operazioni i guerriglia, se ne mostrano però le motivazioni: si empatizza per le discriminazioni secolari subite e si rivaluta il loro ruolo in guerra, a fianco di Nilfgaard, come unico mezzo di autodeterminazione. Qui il patto con l’Impero persiste, ma le ragioni della loro crudeltà, da un lato, sono accresciute da eccessi di rancore per le discriminazioni subite; dall’altro, sono motivate soltanto dal sovrannumero degli altri schieramenti. Molto meno sottile dell’originale.

Voleth Meir: Si tratta di una differenza enorme in effetti, visto che rappresenta il grande villain di questa stagione. Il demone maligno a lungo imprigionato dagli Stringhi si impossessa di Ciri per vendicarsi di loro. Il personaggio sembra un miscuglio delle tre streghe presenti nel terzo capitolo videoludico, The Wild Hunt. Peccato però che, nei romanzi, sia completamente assente.

Emhyr var Emreis: La Fiamma Bianca è rappresentata in modo completamente diverso – e impoverito – rispetto ai romanzi. Per Sapkowski è molto più sfumato: dotato di sentimenti umani, si trova quasi costretto a compiere azioni orrende in un mondo che è già orrendo di per sé. Qui invece è descritto come l’apoteosi del male, senza contare poi che la rivelazione della sua parentela con Ciri è svelata solo nell’ultimo romanzo.

Quanto è interessante?
6